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Viterbo - Associazione a delinquere - Estorsioni, intimidazioni e pestaggi in discoteca - A novembre il processo

“Toro loco”, 24 rinviati a giudizio

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Viterbo – A processo in 24. Prima udienza a novembre.

Si è chiusa stamattina l’udienza preliminare per “Toro loco”, l’inchiesta su una lunga serie di episodi violenti in provincia, tra pestaggi in discoteca e auto incendiate, tra il 2008 e il 2009.

Tre ore di udienza, poi, alle 13,30, la lettura del dispositivo del gup Francesco Rigato: 24 rinviati a giudizio, 4 prosciolti per prescrizione, un patteggiamento. Dei 50 capi d’accusa iniziali, ne restano in piedi 35, tra cui il più pesante: l’associazione a delinquere contestata ai quattro fratelli Medde, di origine sarda, da più di vent’anni residenti a Ronciglione, e a un gruppo di buttafuori, accusati di violenze sui frequentatori dei locali in cui svolgevano il servizio di sicurezza.

La prescrizione ha fatto strage di accuse: il gup ha depennato una decina di capi di imputazione troppo vecchi e, quindi, fuori tempo massimo. A processo, il fascicolo “Toro loco” arriverà sfoltito: meno accuse, meno accusati e senza più il ‘grande accusatore’ Ivan Massari, che ha patteggiato un anno e dieci mesi e 2200 euro di multa.

L’indagine partì proprio dall’aggressione che Massari subisce a Castel Sant’Elia nel 2009: Gavino Medde – già condannato nell’inchiesta “Mamuthones” insieme ai suoi fratelli – gli spara con un fucile a pallini. A quel punto, Massari comincia a collaborare con la procura che, sulle sue rivelazioni, apre più filoni d’inchiesta, iscrivendo anche Massari nel registro degli indagati. Lo scenario che emerge è quello di un gruppo compatto di intermediari e recuperatori di crediti con metodi violenti: dalle botte alle minacce di morte, fino alle macchine e porte di casa bruciate. “Regolatori di conti”, per la procura, chiamati per far ritirare denunce o estorcere denaro. Sempre con mezzi intimidatori, secondo il pm Massimiliano Siddi che, stamattina, ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti.

Le difese hanno dato battaglia, soprattutto per smontare l’associazione a delinquere: “Già il tribunale del Riesame, nel 2009, la definì inesistente, scarcerando i fratelli Medde, perché riteneva Massari inattendibile”, dichiara all’uscita dall’aula Marco Russo, legale dei fratelli Medde. La perizia psichiatrica sul ‘grande accusatore’ lo ha definito non completamente sano di mente. Di conseguenza, non completamente affidabile. “Anche il gip Silvia Mattei, in fase di indagini, ritenne che non c’erano i presupposti per contestare l’associazione a delinquere – afferma Russo -. Un’accusa inesistente non solo per noi, ma anche per un giudice e un tribunale del Riesame. Il gup aveva un’autostrada per prosciogliere, ma non importa: a processo ci difenderemo”.

31 marzo, 2016

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