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Viterbo - Fallisce il tentativo di mediazione - L'ex pm pronto alla causa civile

Diffamazione a Petroselli, Ingroia non si presenta

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Caffeina - L'incontro sulla scuola con Antonio Ingroia

L’avvocato Antonio Ingroia

Il sostituto procuratore Renzo Petroselli

L’avvocato Renzo Petroselli 

Viterbo – (s.m.) – Adesso è guerra davvero.
Porta in faccia di Antonio Ingroia a Renzo Petroselli.

L’ex pm ella procura di Palermo non si è presentato all’incontro col collega viterbese davanti all’organismo di mediazione forense di Perugia. Doveva servire a trovare un accordo sul risarcimento danni per diffamazione che Petroselli chiede a Ingroia per quanto detto su di lui nel 2014, a una conferenza stampa in Sicilia. 

Ingroia sollevava dubbi sulla laurea in Giurisprudenza del collega e sulla sua conoscenza del diritto. Aggiungendo: “In passato sono stato accusato di calunnia da Bruno Contrada, da Marcello Dell’Utri, da Silvio Berlusconi, dai figli di Provenzano: Petroselli è in buona compagnia. Devo decidere se denunciarlo solo al Csm o anche penalmente”.

L’incontro coi giornalisti avveniva all’indomani dell’avviso di garanzia per calunnia che Ingroia si vide notificare due anni fa. Vicenda chiusa con il non luogo a procedere del 6 aprile scorso.  

Quello di pochi giorni fa, è il definitivo buco nell’acqua del tentativo di mediazione tra i due ex pm diventati avvocati. Nessuno arretra di un passo: Ingroia sulle sua dichiarazioni; Petroselli sulla sua intenzione trascinarlo davanti al tribunale civile per essere risarcito, anche se per ora il ‘quantum’ della richiesta non è fissato.

Il 21 marzo non c’era la prova della notifica andata a buon fine a Ingroia. Il 14 aprile, l’ex magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Palermo non si è presentato, né ha mandato suoi delegati. Significa nessun dietrofront sulle sue dichiarazioni pubbliche. Quindi, nessuna possibilità di mettersi davanti allo stesso tavolo a trattare.

Del resto, era prevedibile. La causa civile all’orizzonte contro Ingroia è la prova che lo scontro tra ex toghe sul caso Manca ha raggiunto toni molto accesi, a causa delle posizioni contrastanti di procura e familiari. Da un lato Petroselli, titolare delle indagini, convinto del ‘dato storico’: Attilio Manca è stato stroncato a 35 anni da un’overdose di eroina e tranquillanti. Da qui, il processo alla sua presunta pusher Monica Mileti.

Dall’altro lato la famiglia Manca che, dietro il ‘dato storico’, vede un diverso scenario: Attilio ucciso perché testimone scomodo, dopo le cure al boss Bernardo Provenzano quando era ancora latitante. Una tesi a sostegno della quale i familiari non hanno smesso e non smetteranno di cercare indizi da portare all’attenzione della procura nazionale antimafia. Gli stessi indizi che, secondo Ingroia, la procura di Viterbo non ha cercato e che, secondo Petroselli, neppure altre procure hanno trovato.


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18 aprile, 2016

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