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Viterbo - Fissata l'udienza a maggio - Il 23enne ha ancora tempo per patteggiare o chiedere il rito abbreviato

Omicidio del Riello, Battaglia a processo

di Stefania Moretti
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Sabato Louis Francesco Battaglia

Sabato Louis Francesco Battaglia

Federico Venzi

Federico Venzi

Viterbo Omicidio del Riello - Il luogo dell'aggressione

Omicidio del Riello – Il luogo dell’aggressione

Omicidio del Riello - Il mazzo di fiori lasciati per Venzi, sul luogo del delitto

Omicidio del Riello – Fiori per Venzi sul luogo del delitto 

Viterbo – Sabato Battaglia davanti al giudice.

Inizierà il mese prossimo il processo al giovane viterbese accusato di aver ucciso a pugni il 43enne Federico Venzi, romano residente a Caprarola.

Per Battaglia, la procura ha chiesto il giudizio immediato: processo subito per accorciare i tempi, evitando le lungaggini dell’udienza preliminare. Un rito che gli inquirenti scelgono quando sono più che certi degli elementi raccolti. Nel caso di Battaglia, trovato seguendo le tracce di sangue sull’asfalto dopo aggressione e fuga e con evidenti ferite alle mani, i dubbi erano pochi sin da subito. Il 23enne ha ammesso di aver colpito Venzi e lo stesso ha detto la fidanzata Lorella Colman; erano insieme la notte del 27 settembre, quando hanno incrociato Venzi e un suo amico alla rotatoria del Riello in via della Palazzina (lato Ipercoop).

Perfetti sconosciuti l’uno per l’altro. Avvicinandosi, Venzi vede che la ragazza è semi sdraiata a terra. Forse pensa a un’€™aggressione. Offre il suo aiuto. Chiede se c’è bisogno di chiamare i carabinieri. Da Battaglia ottiene una risposta tipo: “€œSe non te ne vai li chiamo io”.

Sembra finire lì, con i due ragazzi che si allontanano a piedi. Ma Venzi e l’€™amico, entrambi ubriachi dopo aver trascorso la serata in un locale vicino, li seguono e Battaglia non gradisce. Cinquanta metri al massimo, tempo di raggiungere a piedi l’€™uscita vicina della rotatoria che imbocca su via Aldo Moro: qui, i pugni che atterrano Venzi e i fidanzati che scappano via. Il 43enne muore dopo circa tre ore all’ospedale Belcolle.

L’€™amico di Venzi, un suo coetaneo di nazionalità marocchina, non sarà in grado neppure di chiamare il 118: saranno dei passanti a soccorrere il 43enne agonizzante. Per il medico legale Mariarosaria Aromatario, Venzi sarebbe morto soffocato dal suo stesso sangue e da materiale biologico ingerito dopo la rottura della mandibola. Interrogato dal pm, Battaglia dirà di essersi sentito vittima di un’€™aggressione e di aver reagito per difesa. La fidanzata, tuttora indagata per favoreggiamento e ascoltata più volte, non ha mai confermato che Venzi avesse intenzioni minacciose.

Dalla notifica del decreto di giudizio immediato, Battaglia ha due settimane per valutare se patteggiare o chiedere il rito abbreviato; in entrambi i casi, se fosse condannato, avrebbe diritto allo sconto di un terzo della pena e tutto si svolgerebbe davanti al gup, forse anche in un’unica udienza e in un’aula a porte chiuse. Diversamente, il rito immediato esporrebbe Battaglia ai riflettori di un processo pubblico, probabilmente lungo, senza sconti e in Corte d’Assise, davanti a due magistrati e sei giudici popolari.

Finora si è sempre difeso sostenendo di non voler uccidere. Ma Venzi è morto dopo i suoi pugni. Senza contare l’altro processo che vede Battaglia imputato per lesioni gravi a un coetaneo a una festa nel 2012, quando aveva solo 19 anni. Tutti innocenti fino a sentenza definitiva, ma la similitudine tra le due vicende è innegabile: anche lì, un pugno di inaudita violenza dritto in faccia, che ha spezzato di netto la mandibola al ragazzo, spedendolo al pronto soccorso con ottanta giorni di prognosi.

Nel caso di Venzi si parla di omicidio volontario. Se la difesa di Battaglia riuscirà ad alleggerire l’accusa in preterintenzionale, metterà il giovane al riparo dalla prospettiva dell’ergastolo o dei trent’anni in prigione: la pena massima per gli omicidi commessi per eccesso di violenza ma senza intenzionalità è diciott’anni.

Stefania Moretti


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5 aprile, 2016

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