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Bomarzo - Tra questi un grande masso di peperino sul quale sono intagliati quattro “merli” cubici affiancati

Ritrovamenti etruschi nel bosco di Cagnemora

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Bomarzo - Cagnemora - Ritrovamenti archeologici etruschi

Bomarzo – Cagnemora – Ritrovamenti archeologici etruschi

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Bomarzo – Cagnemora – Ritrovamenti archeologici etruschi

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Bomarzo – Cagnemora – Ritrovamenti archeologici etruschi

Bomarzo – Riceviamo e pubblichiamo – Il centro della Tuscia viterbese, inserito in una regione storicamente cruciale, da tempo legato a significative scoperte, che interessano i settori artistico-storico-archeologico, il cui territorio per la ricchezza di beni culturali è stato preso in esame e poi inserito nella Carta Archeologica d’Italia da T. Gasperoni e G. Scardozzi, continua a proporre nuove ed interessanti testimonianze di vita, che in tempi remoti l’hanno visto nucleo significativo nei vari periodi, prima etrusco, poi romano ed infine medievale, reso noto già negli anni cinquanta dello scorso secolo, da John Ward Perkins, allora direttore della British School di Roma.

Tra le recenti scoperte archeologiche, è stato portato alla luce un numero cospicuo di manufatti scavati nelle tipiche pietre locali del tufo e del peperino, nell’area boschiva di Cagnemora, dando un rinnovato impulso all’attività della già costituita cooperativa “l’Onnoro di Bomarzo” (in dialetto “alloro”), che tempestivamente ha messo a conoscenza del ritrovamento la Soprintendenza Archeologica per il Lazio e l’Etruria Meridionale, con la quale è iniziato un proficuo rapporto di collaborazione.

La “riscoperta” di Cagnemora ha suscitato interesse a esperti del settore e a coloro che da sempre hanno studiato il territorio storico naturalistico bomarzese, in particolare F. Ceci e S. Steingräber hanno catalogato i reperti, formulando delle ipotesi in merito e dando rilievo ad un monumento finora mai riscontrato prima, consistente in un grande masso di peperino, sul quale sono intagliati in alto e in fronte quattro “merli” cubici affiancati (sui primi due sono realizzati due incavi rettangolari e sulla fronte hanno una porta finta etrusca di tipo dorico a rilievo); sembrano avere avuto una copertura di cinerario o dovevano alloggiare un cippo, mentre gli altri due “merli” sembrano essere stati abbozzati senza disegno o incasso.

Sullo stesso masso, c’è anche una nicchia con terminazione a soffitto e columen al centro. E’ indubbia la matrice etrusca per la presenza delle finte porte doriche e della nicchia con columen, databile entro il VI-V o IV –III sec. a.C. in base a due diverse interpretazioni, la prima ipotesi dell’architrave dritto la troviamo in aree etrusche non lontane del Lazio come San Giuliano, Blera, San Giovenale, Tuscania e Cerveteri, la seconda dell’architrave a becco di civetta è riscontrata a Norchia, Castel d’Asso e Sovana. E’ comunque unica, nel panorama dei siti archeologici dell’Etruria Meridionale, la presenza delle porte finte sui “merli” riscontrata nel monumento rupestre di Cagnemora, che ancora non si riesce bene a definire per la mancanza di confronti diretti.

Altri ritrovamenti testimoniano la presenza di manufatti di uso comune già conosciuti in aree poco distanti, come in quella compresa tra santa Cecilia, la Piramide e la stessa area di Cagnemora, tra i quali figurano altari romani, torcularia o pestarole utilizzati per la vinificazione e massi con scalette, che possono dare l’idea di abitazioni.

Si auspica che, in futuro, scavi archeologici condotti scientificamente potranno fornire ulteriori ritrovamenti, che permetteranno di fare confronti con quanto finora è emerso e di avvalorare le ipotesi e gli interrogativi che ancora permangono sulle culture, che sono state presenti nel nostro territorio e che hanno lasciato una vera e propria miniera, fonte di ricchezza, qualora saranno sfruttate in modo corretto e adeguato.

Fa ben sperare l’attività della cooperativa “l’Onnoro di Bomarzo”, che in sinergia con la soprintendenza, rinnova costantemente l’impegno di salvaguardare e conservare logisticamente il patrimonio naturalistico, che fa da scenario a questi siti archeologici, mantenendone intatto il fascino originario.

Giuseppe Catalani


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22 aprile, 2016

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