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Bassano Romano - Farmacia comunale - Corruzione e turbativa d'asta - L'ex sindaco si difende

“Volevo fare il bene del comune”

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L'ex sindaco di Bassano Romano Luigi De Luca

L’ex sindaco di Bassano Romano Luigi De Luca 

Bassano Romano – (s.m.) – “Da sindaco, volevo solo il bene del paese. La farmacia comunale mi sembrava un’opportunità”. Invece lo ha trascinato nel processo per corruzione e turbativa d’asta e in un mare di guai.

L’ex primo cittadino di Bassano Romano Luigi De Luca parla al tribunale di Viterbo per la gestione della Farmabassano srl. Imputati: De Luca e un’imprenditrice locale. “Una vicenda che, in questi anni, è diventata un tormentone” secondo Giancarlo Torricelli, testimone al processo, ex consigliere comunale d’opposizione e motore dell’inchiesta sulla Farmabassano: è Torricelli, nel novembre 2010, a denunciare le anomalie all’apertura delle buste.

Il comune di Bassano aveva appaltato il 49 per cento delle quote della futura farmacia comunale. “Una sola offerta, con dentro due fogli bianchi, avanzata da un’associazione risultata inesistente”, secondo il maresciallo Andrea De Fusco, comandante dei carabinieri di Bassano, che ieri ha riepilogato le indagini in aula.

De Luca nega: per l’ex sindaco, non solo quell’associazione esisteva, ma non sarebbe vero che, andata deserta la gara, avrebbe proposto l’affidamento delle quote a trattativa privata ai Bono, famiglia di imprenditori siciliani. La seconda gara, pochi mesi dopo, finì con l’aggiudicazione ai Bono, i presunti favoriti dell’affare Farmabassano: padre, madre e figlio farmacista, già condannati dal gup con pene da un anno e mezzo a due anni e un parente ingombrante, un imprenditore siciliano che era indagato per associazione a delinquere per altre vicende quando, nel 2010, esplodeva l’inchiesta su Farmabassano. De Fusco racconta anche dell’imprenditrice imputata: “Con De Luca, anni prima, aveva gestito una casa di riposo a Sutri. Il marito è morto durante un regolamento di conti di ‘ndrangheta”.

A De Luca e all’imprenditrice, l’accusa contesta la corruzione perché lo stesso ex sindaco avrebbe guadagnato, secondo il pm Fabrizio Tucci, una piccola parte del pacchetto azionario e la promessa di assunzione della figlia, in cambio dell’aiuto agli imprenditori.

Il maresciallo De Fusco racconta in aula dei viaggi della famiglia Bono da Sciacca a Bassano. Degli incontri in comune anche con l’imprenditrice imputata, destinataria di una parte delle quote. Di un fax con quello che, per il carabiniere, è a tutti gli effetti “un pizzino scritto a penna, in piene elezioni amministrative e con i Bono preoccupati che De Luca non vincesse” .

Il comandante dei carabinieri di Bassano legge pezzi di intercettazioni in cui l’ex sindaco sembra mettersi a disposizione degli imprenditori: “Sto facendo le fotocopie per voi”, dice in una telefonata. In un’altra conversazione spunta il progetto della vendita della parte restante delle quote, il 51 per cento di proprietà del comune. “Una causa che l’ex sindaco perorava presentandola come un buon affare”, secondo il maresciallo.

De Luca vuole parlare: a fine udienza, in dieci minuti di spiegazioni ai giudici, rivendica la paternità dell’operazione farmacia comunale, nonostante gli ostacoli: “Andava contro gli interessi locali. Per impedirne l’apertura fu fatto un ricorso al Tar e al consiglio di Stato, entrambi respinti”. Dice di “averla voluta pubblica dall’inizio, perché il comune avrebbe percepito degli utili”. Sempre per questo, De Luca avrebbe raddoppiato il prezzo del 49 per cento di quote da 300mila a 690mila euro: “Per favorire un comune in cui il 20 per cento della popolazione vive con l’appoggio della Caritas”, ha concluso l’ex sindaco. Per il suo avvocato Enrico Mezzetti “Farmabassano fu per Bassano quello che l’aeroporto di Viterbo fu per Viterbo: un gigante irrealizzabile per il suo costo, malgrado gli sforzi anche dell’attuale amministrazione di dare vita alla farmacia comunale, sulla scia di De Luca”.


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13 aprile, 2016

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