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Viterbo - La straordinaria avventura di Antonio Gioacchini, 31 anni, da sei mesi zaino in spalla, in giro per il Mondo

1330 chilometri in autostop direzione El Boson

di Giuseppe Ferlicca

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Antonio Gioacchini - Salar di Uyuni - Bolivia

Antonio Gioacchini – Salar di Uyuni – Bolivia

Il viaggio di Antonio Gioacchini - Habana, Cuba

Il viaggio di Antonio Gioacchini – Habana, Cuba

Il viaggio di Antonio Gioacchini - Torres del paine - Cile

Il viaggio di Antonio Gioacchini – Torres del paine – Cile

Antonio Gioacchini durante durante l'Holi festival in India

Antonio Gioacchini durante durante l’Holi festival in India

Il viaggio di Antonio Gioacchini - Valparaiso

Il viaggio di Antonio Gioacchini – Valparaiso

Il viaggio di Antonio Gioacchini - Certo torre - Argentina

Il viaggio di Antonio Gioacchini – Certo torre – Argentina

Antonio Gioacchini - Salar di Uyuni - Bolivia

Antonio Gioacchini – Salar di Uyuni – Bolivia

Il viaggio di Antonio Gioacchini - Isola di Pasqua - Cile

Il viaggio di Antonio Gioacchini – Isola di Pasqua – Cile

Il viaggio di Antonio Gioacchini - Buenos Aires

Il viaggio di Antonio Gioacchini – Buenos Aires

Il viaggio di Antonio Gioacchini - Fitz Roy - Argentina

Il viaggio di Antonio Gioacchini – Fitz Roy – Argentina

Il viaggio di Antonio Gioacchini - Iguazu, lato brasiliano

Il viaggio di Antonio Gioacchini – Iguazu, lato brasiliano

Antonio Gioacchini a Machu Picchu - Perù

Antonio Gioacchini a Machu Picchu – Perù

Viterbo – Zaino in spalla e tanta voglia di scoprire posti nuovi.

Da sei mesi Antonio Gioacchini sta girando il mondo, Sud America, Nuova Zelanda, Australia. Qualche volo per spostarsi da un paese all’altro, poi lunghi viaggi in bus e autostop anche per 1300 chilometri (fotocronacaslide) .

La notte in ostello, in tenda o in casa d’amici incontrati strada facendo. Passando dall’Isola di Pasqua, carnevale a Rio, attraverso una delle strade più pericolose al mondo, la Deadh road a La Paz e poi Cuba e l’incontro con il premier Renzi.

Di Viterbo, quasi 31 anni: “Ma vengo preso per un 25enne”, ha studiato ingegneria a Perugia e lavorato nell’impresa di famiglia.

Cosa ti ha spinto a buttarti in quest’esperienza?
“La voglia d’avventura e di testarmi sotto diversi punti di vista, principalmente fisico ed emotivo. Era un sogno che avevo da anni. Viaggiando incontravo gente che visitava posti per mesi, anche anni. Non s’immagina nemmeno quanta gente viaggia per lunghi periodi”.

Da dove è partita la tua avventura?
“Da Roma alla volta di Cuba. Per me, a distanza di 6 mesi rimane ancora il paese più bello visitato. Dopo 16 giorni ho lasciato l’isola per la prima destinazione in sud America, Lima, Perù. Da lì ho iniziato a girovagare per il Sudamerica per 5 mesi”.

Esperienze particolari in questi mesi?
“Il secondo giorno a Cuba ho incontrato il premier Renzi con la sua scorta. Si è fermato a parlare con me e la mia ragazza. E’ stato simpatico, è lui che è venuto verso di noi per salutarci. Ho fatto l’autostop per 1300 km, per andare da El Bolson a El Chalten in Argentina, tutto filato, per 30 ore”.

Come ti organizzi per gli spostamenti?
“Giro con lo zaino, ho cercato di visitare i paesi più che altro in periodo estivo, per ridurre il peso degli indumenti, e quindi dello zaino. Sono appassionato di foto e ho portato diversa attrezzatura, tra cui il treppiede, praticamente inutilizzato. Ne ho due di zaini, uno grande a spalla, con tutto quello che riguarda vestiario e cose da bagno, l’altro frontale non meno pesante, dove ho attrezzatura fotografica, tecnologica e computer”.

Posti particolari che hai visitato finora?
“Il viaggio mi ha portato a visitare Machu Picchu, affrontando l’inca trail di 4 giorni, lungo la strada originale che gli inca costruirono, sempre in Perù ho fatto sandboarding tra le dune di sabbia dell’Oadi di Huacachina. Poi i delfini rosa nella pampa boliviana, dove di notte, percorrendo il fiume tra gli alligatori ho visto uno dei più bei cieli stellati in vita mia, così come la giungla boliviana”.

Qualcuno anche rischioso?
“Ho percorso una delle strade più pericolose al mondo, la cosiddetta Death road vicino La Paz”.

La città sud americana più bella che hai visitato?
“Buenos Aires, ricca di cultura e tradizioni. Sono stato anche alla città più alta al mondo, Potosi, un tempo anche una delle più ricche. Poi il deserto salato più grande al mondo, Uyuni con le sue lagune colorate e le notti fredde in strutture costruite con il sale. Capodanno a casa di un’amica cilena incontrata in Bolivia. Valparaiso non riuscivo a stancarmi di girarla, con il suo fascino decadente e i suoi ascensori che hanno più di 100 anni. La moderna Santiago, l’Argentina. Un salto in Uruguay tra Montevideo e Colonia del Sacramento. Poi l’incredibile Iguazu. Un mordi e fuggi di un pomeriggio a Ciudad del Este in Paraguay, la città del contrabbando per antonomasia. Vendono di tutto, soprattutto l’illegale”.

E in Brasile?
“Sono arrivato a Rio de Janeiro all’inizio del carnevale, feste di migliaia, anche un milione di persone a ritmo di samba. Le caipirinha in spiaggia a Ipanema, l’appartamento sovraffollato a Copacabana. Il tramonto sul Pão de azucar, indimenticabile, il Cristo redentore. E per finire il Sambodromo, uno spettacolo unico, indescrivibile. Poi Paraty a sud di Rio, Ilha grande”.

La tappa successiva?
“La Patagonia. Ho trovato bel tempo fortunatamente, tanto trekking, laghi, ghiacciai e montagne mitiche. Poi la scalata al fumante vulcano Villarica in Cile. E per finire, perché è proprio la fine del mondo, Ushuaia. Prima di lasciare il sud America ho visto la sua estremità più a est, l’Isola di Pasqua, uno dei posti più isolati al mondo. Da lì Nuova Zelanda dove mi trovo ora”.

Come hai scelto l’itinerario?
“Avendo già visitato diversi paesi, ho cercato d’includere quelli mai visti, un percorso che ho studiato a lungo”.

Per gli spostamenti che mezzi usi?
“Mi muovo con quelli pubblici principalmente, bus perlopiù, anche 20 ore di viaggio e qualche volo interno. È talmente grande il sud America…”.

Con la lingua come te la cavi?
“In Sud America ho imparato lo spagnolo, non credo che sia eccellente, ma posso più o meno avere una conversazione normale con chiunque. Per il resto l’inglese lo parlavo già, tra Nuova Zelanda e Australia conto di migliorarlo, e un po’ di francese”.

Dove ti fermi a dormire?
“Alloggio quasi sempre negli ostelli, qualche notte in tenda, poi se qualcuno mi invita a casa sua accetto volentieri. Solo per il carnevale a Rio ero in un appartamento a Copacabana, per sei persone, quando in realtà eravamo in 12”.

Cosa pensi ti porterà quest’esperienza?
“Finora sicuramente tante amicizie con persone di tutto il mondo, tanti inviti ad andare a trovarli, che ho ricambiato. Si crea una sorta di solidarietà tra backpackers, ci si aiuta l’uno con l’altro”.

Come vedi il tuo rientro in Italia?
“A sentire chi è tornato dopo tanto tempo, si va incontro a un periodo di grossa crisi, ma l’ho messo in conto. Non mi spaventa, l’ho già provato in passato. Rivedrò amici di sempre e i miei parenti, e il sapere che ci sono mi rasserena”.

Giuseppe Ferlicca


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15 maggio, 2016

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