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Viterbo - Cercansi maestri di pittura per i detenuti di Mammagialla - La direttrice Teresa Mascolo racconta l'altra faccia della vita dietro le sbarre

“Chi ci aiuta a dipingere il mare sulle pareti del carcere?”

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Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla

La direttrice del carcere di Viterbo Teresa Mascolo

La direttrice del carcere di Viterbo Teresa Mascolo

Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

Federico Caputo, autore del libro

Federico Caputo, autore del libro

"Sensi ristretti", il libro di Federico Caputo presentato al tribunale di Viterbo

“Sensi ristretti”, il libro di Federico Caputo presentato al tribunale di Viterbo 

Viterbo – (s.m.) – “‘Mi manca il mare’. Me lo dice la maggior parte dei detenuti. Vorrei farglielo pitturare sulle pareti del carcere ma non trovo nessuno che gli insegni a dipingere”.

Come portare la vita in un penitenziario. Alla direttrice di Mammagialla Teresa Mascolo le idee non mancano. Il problema, spesso, è realizzarle, tra mille ostacoli. “E’ frustrante per chi ha voglia di fare e ci mette il cuore”, ha commentato giovedì la direttrice del carcere in tribunale, alla presentazione del libro “Sensi ristretti” dell’ex detenuto Federico Caputo. 

Due punti di vista sull’universo carcerario. Immagini opposte e complementari, tra punizione e rieducazione.
Da un lato, la durezza della vita dietro le sbarre, raccontata da Caputo nel suo libro. Un’esperienza che azzera perfino i cinque sensi – da qui il titolo del libro – tra colori spenti, sapori perduti e poco calore umano.

Dall’altro, la fotografia di Mammagialla secondo Teresa Mascolo: una struttura che vuole farsi trasparente come un acquario e che si sforza di migliorare, in linea con il cambio di rotta imposto dalla sentenza Torreggiani, sul trattamento degradante dei detenuti. Molti dei ricorsi contro Mammagialla per cattive condizioni di reclusione sono stati respinti: tutto a regola d’arte, dall’acqua calda alla metratura delle celle. Un carcere che funziona e rispetta i diritti umani. E una realtà inaspettatamente dinamica dentro quei ‘casermoni’: perfino dietro le sbarre c’è un’opportunità.

“Su 400 detenuti della media sicurezza, 104 lavorano mensilmente – spiega la direttrice -. Abbiamo una turnazione di detenuti che, due per volta, lavorano all’orto botanico dell’Università della Tuscia. Un’esperienza che ha rimesso al mondo molti, a contatto con la natura e, quindi, con la vita. Si fa il possibile per concedere chance di lavoro fuori dal carcere, ma ci scontriamo spesso con difficoltà oggettive. Enti che pretendono di far lavorare i detenuti gratis. A quel punto, alcuni hanno rinunciato alle ore fuori dal carcere per lavorare dentro: almeno prendevano lo stipendio”. 

Mammagialla ha due grandi laboratori di falegnameria e sartoria.

Tanti i detenuti che studiano: 9 sono iscritti alla scuola secondaria di primo grado; 29 alla scuola secondaria di secondo grado; 10 all’università; 40 a corsi di formazione, come quello di informatica alla sala multimediale del carcere.

Servirebbero mediatori linguistici e culturali: “Spesso non sappiamo come comunicare – continua Mascolo -. Soprattutto, siamo a corto di conoscenze su culture diverse dalla nostra. Su quella islamica siamo più preparati, ma per il resto, non conosciamo né la cucina, né gli sport di molti paesi e, invece, sarebbe importante per creare un ambiente multiculturale e azzerare le discriminazioni. Il 55 per cento dei detenuti a Mammagialla sono stranieri: non vogliamo lasciare che si sentano stranieri in carcere”.

Nel penitenziario viterbese entrano anche i ministri di culto di molte religioni: cattolici, testimoni di Geova, ortodossi, buddisti. I musulmani pregano da soli: fino a non molto tempo fa, il carcere non gli comprava i tappetini da stendere a terra per pregare. “A volte ci spaventiamo dell’ombra – ammette la direttrice -. Lo scenario attuale, con i recenti attentati, impone massima allerta. Serve un equilibrio tra l’impegno a consentire la libera professione di fede e la vigilanza sulla propaganda al terrorismo. Negare i tappetini a chi prega è solo inutile”.

Parola d’ordine: umanità. Che passa anche per una riqualificazione degli spazi del carcere. Dalla ludoteca, per far incontrare padri e figli in un ambiente sereno, tra i giocattoli, alla possibilità di colloqui persino con gli animali domestici: “In molte carceri si fa già; a Mammagialla ancora no, ma non ci poniamo limiti”. Nemmeno per portare il mare dentro le mura del carcere: maestri di pittura cercansi. Gli interessati possono contattare Tusciaweb


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2 maggio, 2016

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