- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - http://www.tusciaweb.eu -

“Ti faccio fare la fine di quello che ho ucciso”

Condividi la notizia:
  • Tweet [1]
  • [2]
  • [3]

V. L. C. [4]

V. L. C.

La conferenza della squadra mobile [5]

La conferenza della squadra mobile

La conferenza della squadra mobile [6]

La conferenza della squadra mobile

Il capo della mobile Fabio Zampaglione [7]

Il capo della mobile Fabio Zampaglione

La conferenza della squadra mobile [8]

La conferenza della squadra mobile

La conferenza della squadra mobile [9]

La conferenza della squadra mobile

Il capo della mobile Fabio Zampaglione [10]

Il capo della mobile Fabio Zampaglione

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile [11]

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile I coltelli sequestrati dalla squadra mobile [12]

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile

Viterbo – “Ti faccio fare la stessa fine di quello che ho ucciso”.

Per due anni è stata costretta a sentirsi dire frasi di questo tipo. Non solo. Ha subito violenze fisiche e psicologiche. Umiliazioni, minacce di morte, calci e schiaffi anche quando era incinta.

Ieri pomeriggio, gli agenti di polizia della squadra mobile, coordinati da Fabio Zampaglione, hanno messo fine all’incubo di una 40enne, vittima dell’ossessiva gelosia del suo compagno (video [13]).

L’uomo, V. L. C., 50enne artigiano di origini siciliane, è ora in carcere [14] per maltrattamenti [15] in famiglia e minacce agravate dall’uso del coltello.

“Il 18 aprile scorso – spiega in conferenza il capo della mobile Fabio Zampaglione – la donna ha denunciato una serie di vessazioni fisiche e psicologiche che stava subendo ormai da due anni, non appena iniziata la convivenza col suo compagno. Per due volte è anche andata al pronto soccorso.

Un’escalation partita con insulti e minacce, poi sfociati in schiaffi e pugni. Un atteggiamento, quello del 50enne, iniziato per un’ossessiva gelosia nei confronti della compagna. Negli anni, aveva fatto terra bruciata intorno a lei. La donna non doveva avere contatti con la famiglia e le amiche. L’aveva isolata”.

La donna ha una bambina di circa otto anni avuta da un precedente matrimonio. “Il 50enne insultava anche lei e, spesso, la piccola era costretta anche ad assistere alle violenze subite dalla madre. Inoltre, l’uomo si vantava di aver commesso, negli anni ’90, un omicidio e, per questo, minacciava la compagna di farle fare la stessa fine. Aveva scontato 12 anni ed era fuori dopo un periodo di messa in prova. Per spingerla a non denunciarlo, poi, le diceva anche frasi come “Muoia Sansone con tutti i filistei”, nel senso che se lui fosse affondato, loro lo avrebbero seguito”.

Un quadro di estremo pericolo. “Non potevamo lasciare la donna in quella casa. Ed è per questo che la notte del 18 aprile l’abbiamo allontanata insieme alla figlia e al bambino di circa un anno che ha avuto da questa relazione.

Abbiamo fatto un’irruzione per evitare che lui potesse mettere in atto delle ritorsioni anche contro i piccoli. In casa abbiamo trovato due coltelli del genere proibito e un altro che il 50enne nascondeva in tasca. Con gli assistenti sociali abbiamo curato il trasferimento dei tre, proteggendo la donna e aspettando che prendesse le sue cose per portarla in una struttura specializzata”.

La mattina sono partiti i riscontri degli agenti. Sono stati ascoltati dei testimoni. “Siamo riusciti a sentire anche la bambina che ci ha fatto un racconto scioccante. La procura di Viterbo ha acquisito l’informativa che ha portato il gip Savina Poli a emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del 50enne che ora si trova a Mammagialla. Le indagini sono state coordinate dal pm Fabrizio Tucci”.

Il capo della mobile Zampaglione invita le vittime a non avere paura. “In pochi giorni, abbiamo dato una risposta concreta a un problema che colpisce tante donne. E’ˆ per questo c’è chiediamo a chi subisce violenze di denunciare certi episodi perché non si può vivere in un incubo. Per quello che ci compete e, in sinergia con gli assistenti sociali e la procura, siamo riusciti a sottrarre questa famiglia dalle grinfie di questo uomo. C’è sempre la speranza di una soluzione – conclude Zampaglione – e la possibilità di iniziare una nuova vita”.


Condividi la notizia:
  • Tweet [1]
  • [2]
  • [3]
  • Tweet [1]
  • [2]
  • [3]