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Viterbo - Violenza sessuale - Il medico della asl aveva chiesto l'abbreviato

“Mano morta” con le pazienti, oculista a processo a dicembre

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La cittadella della salute, sede della Asl

La cittadella della salute, sede della Asl

Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti

L'avvocato di Mauro Rotelli, Roberto Massatani

L’avvocato Roberto Massatani

Viterbo – Comparirà a dicembre davanti al giudice l’oculista della Asl di Viterbo accusato di violenza sessuale su alcune pazienti.

La difesa del medico – avvocato Roberto Massatani – ha chiesto il rito abbreviato. Significa che l’oculista, F.M., 64enne di Montefiascone, sarà giudicato allo stato degli atti, senza un elemento in più rispetto a quelli già raccolti dal pm Paola Conti. Ma il rito abbreviato potrebbe anche essere “condizionato”: così si chiama, in gergo tecnico, quel tipo di processo che bypassa l’udienza preliminare, garantisce lo sconto di pena in caso di condanna e aggiunge ‘qualcosa’ al fascicolo del giudice. Ovviamente, ‘qualcosa’ di ipoteticamente vantaggioso per la difesa: testimoni, documenti, accertamenti tecnici come, per esempio, una perizia psichiatrica.

A dicembre, la difesa dell’oculista presenterà la sua richiesta al giudice, che potrà respingere, eventualmente, solo l’abbreviato condizionato: il giudizio abbreviato ‘secco’ è un diritto innegabile all’imputato.

Le indagini, nella primavera 2015, partono dalla Cittadella della salute: alcune pazienti si erano lamentate delle avances sessuali dell’oculista. Più di qualcuna sarebbe scappata via indignata e sconvolta dallo studio del dottore, negli uffici della asl. La squadra mobile, sezione reati sessuali, ha ascoltato una a una le presunte vittime. Dalle testimonianze sarebbe emerso che il medico lasciava prima trasparire le sue intenzioni con un linguaggio confidenziale, poi baciava la paziente e, infine, allungava le mani e alzava le gonne. In almeno un caso sarebbe riuscito anche a calare gli slip alla vittima. 

Ora risponde di violenza sessuale. Violenze ancor più gravi perché commesse da un incaricato di pubblico servizio nell’esercizio delle sue funzioni. Cioè da un medico accusato di approfittare della sua professione e della naturale vulnerabilità delle pazienti, dettata dalla preoccupazione per motivi di salute: unica ragione che le aveva spinte a recarsi nel suo ambulatorio mentre lui, secondo gli agenti, cercava altro. Il pm Paola Conti, titolare delle indagini, aveva chiesto e ottenuto il rito immediato, lasciando 15 giorni di tempo alla difesa per scegliere se procedere col giudizio ordinario o con riti alternativi (abbreviato o patteggiamento). La difesa ha scelto l’abbreviato. Il che ha comportato uno slittamento dell’udienza dai primi di aprile a dicembre.

Già nel 2012, lo stesso oculista era stato sospeso in seguito alla segnalazione di una paziente, ma non era stata sporta una formale denuncia alle forze dell’ordine. Risultato: solo un procedimento amministrativo e un breve periodo lontano dal suo ufficio alla Asl, dove poi è tornato e dove, secondo gli investigatori, ha continuato a molestare donne indifese.


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15 maggio, 2016

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