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L'irriverente - Da una parte chi vuole il nuovo ed è rock, dall'altra chi è gufo e per di più vecchio

Riforma costituzionale, per ora il dibattito divide

di Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Dicono che quanto è realmente scritto nel progetto di riforma costituzionale ci verrà raccontato e sarà dibattuto in tv più in là.

Per ora contentiamoci di sapere che viene abolito un senato sostituendolo con un altro, si “decostituzionalizzano” le province, cioè si tolgono dalla Carta ma restano nella realtà, si rivedono le competenze di stato e regioni per eliminare i conflitti che potrebbero però cambiar natura andando ad aggiungersi a quelli nuovi tra la Camera, che rimane con tutti i 630 membri attuali, e Palazzo Madama dove siederanno consiglieri regionali e qualche sindaco costretti ad un doppio lavoro, per di più gratis.

Per ora, il dibattito serve a dividere chi vuole il nuovo ed è rock e chi, non condividendo come questo nuovo è costruito, è gufo e per di più vecchio.

A parte l’aspetto ornitologico (peraltro gratificante perché, si sa, il gufo in alcuni popoli indirizzava la caccia notturna ed era simbolo di chiaroveggenza) quella dell’età non era finora una discriminante contemplata nei meccanismi di giudizio sulle revisioni costituzionali.

Eppure una professoressa di Bologna, che è anche vice presidente della Regione Emilia, tra gli argomenti utilizzati contro chi si oppone al modo in cui la riforma costituzionale è stata scritta ha richiamato come dato negativo l’asserita avanzata età dei colleghi professori che al referendum voteranno No.

Per la signora Gualmini, infatti, si tratta di gente che ha in media 69 anni, un’età che evidentemente lei considera portatrice di scarsa lucidità, nonostante lo sponsor più autorevole del suo fronte per il Sì, Giorgio Napolitano, sia novantunenne e Mattarella sia stato indicato da Renzi a succedergli quand’era settantatreenne.

Per non parlare di leader mondiali come il settantanovenne papa Francesco che governa la chiesa insieme ai vescovi per i quali la pensione scatta a 75 anni.

Così, dunque, è iniziata la stralunga preparazione al referendum su un testo che alcune cose cambia, ma non l’impianto culturale della Costituzione vigente, quello che la faceva definire da Indro Montanelli “ibrido ambiguo” di marxismo e cristianesimo.

Una formula essa sì da aggiornare in tempi di rivoluzione economica e sociale dirompente portata dalla globalizzazione, dalle migrazioni intercontinentali e da un papato impegnato a ricercare il dialogo tra le religioni piuttosto che il proselitismo e la conquista di fedeli alla propria, terreno sul quale il principale competitor, l’Islam, sembra più rock. Diciamo così.

Renzo Trappolini

3 giugno, 2016

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