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Viterbo - A Caffeina il fumettista e prossimo direttore dell'Unità, sul senatore Pd: "Mi dà molte dritte"

Sergio Staino e il suo consigliere Sposetti…

di Giuseppe Ferlicca
Sergio Staino e Ugo Sposetti

Sergio Staino e Ugo Sposetti

Sergio Staino e Federico Meschini

Sergio Staino e Federico Meschini

Sergio Staino e Ugo Sposetti

Sergio Staino e Ugo Sposetti

Ugo Sposetti con la moglie di Staino a destra

Ugo Sposetti con la moglie di Staino a destra

Sergio Staino e Ugo SposettiSergio Staino e Ugo Sposetti

Sergio Staino e Ugo Sposetti

Sergio Staino e Ugo Sposetti

Sergio Staino e Ugo Sposetti

Viterbo – Toh, chi si rivede… Ugo Sposetti.

Il senatore Pd fa la sua comparsa a Caffeina. Al cortile Holden c’è Sergio Staino e il parlamentare viterbese non può mancare e chissà che da cosa nasca cosa.

Oggi per Caffeina, domani magari anche quando il festival sarà terminato (fotogalleryslide).

Intanto per Staino la sua presenza è obbligata. “Abbiamo sul palco l’autore di Alla ricerca della pecora Fassina, Staino – dice Federico Meschini che intervista il fumettista – e in platea Sposetti, uno dei protagonisti del libro. Oggi segniamo un record a Caffeina”.

Sposetti non è solo nel suo ultimo lavoro. “Ci sentiamo tantissimo – ricorda Staino – è un mio grande amico e un mio grande consigliere. Ne ho due, don Macaluso e Sposetti. Ma lui è più vivace, sanguigno, è di Viterbo. Mi dà le dritte.

Quando Bray sembrava doversi candidare a sindaco di Roma, gli ho chiesto come mai D’Alema spingesse per questo candidato. Sposetti mi ha risposto: D’Alema non spinge nessuno, al massimo ci monta sopra”.

Il padre di Bobo è un fiume di aneddoti, sulla sua vita, alcuni particolarmente curiosi. Alla scuola media, bocciato in disegno.

O quando con i suoi amici, lui giovanissimo, discuteva da dove nascessero i figli.

“Un dibattito acceso – dice Staino – da davanti o dietro? Io ovviamente anche allora ero tra i perdenti, pensavo fosse dietro. Dopo ore di discussione, attorno a mezzogiorno arrivammo a un compromesso. Il primo compromesso storico. Nascevano da davanti, ma erano concepiti da dietro”.

Tra il pubblico, accanto a Sposetti, c’è la moglie. Si avvicina al palco. Lo rimprovera per i racconti. Staino ci scherza.

Ma è la politica il piatto forte. La sua analisi, lucida e feroce. Non per niente, tutto è cominciato con suo nonno: “Mi dava lezioni di comunismo”.

Nella vita ha fatto tutti i mestieri: “Tutti – sostiene Staino – poi teatro, cinema, tv, ho fatto il marxista leninista e oggi a 76 anni divento direttore dell’Unità”. Scatta un applauso.

Dal pubblico una signora gli grida: “E’ un atto eroico”. In effetti… “E’ vero – replica Staino – lo sostiene anche Fassino, mi ha scritto un sms per dirmi che mostro una generosità eccezionale”.

Il suo ultimo lavoro, “Alla ricerca della pecora Fassina – Manuale per compagni delusi smarriti incazzati ma sempre compagni”, è una lettera d’amore alla sinistra.

Una parte cui tiene molto è il racconto della sinistra quando perde Arezzo, che passa alla destra. In un si discute dell’esito. “Dalla disperazione – racconta Staino – arrivammo a stabilire che tutto sommato era un bene. Era una lezione per tutti.

Sono tornato poco tempo dopo per assistere a uno spettacolo teatrale con i detenuti al carcere di Arezzo. Alla fine ci siamo fermati a parlare con loro. Pure del voto ad Arezzo. Erano disperati, piangevano. Sapevano che per loro avrebbero tagliato le spese, lo aveva promesso il Msi. Così è stato.

Mi sono sentito una merda. Da allora mi sono detto, mai e poi mai avrei potuto non votare la sinistra per darle una lezione.

Meglio il peggior governo di sinistra che il migliore di destra. Perché nel primo, in fondo qualcosa di buono viene sempre fuori”.

Giuseppe Ferlicca

26 giugno, 2016

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