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Viterbo - Processo d'appello a due fratelli gemelli - I ricorsi delle difese - Il tribunale aveva inflitto 12 anni al padre e 8 allo zio

“Sorelline violentate, condannati senza prove”

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L'avvocato Paolo Delle Monache

L’avvocato Paolo Delle Monache

L'avvocato Stefania Sensini

L’avvocato Stefania Sensini

Viterbo – Condannati a 12 e 8 anni per violenza sessuale aggravata e continuata su tre bambine. Erano le figlie dell’uno e le nipoti dell’altro. Adesso torneranno entrambi in tribunale. Di nuovo.

Si aprirà nei prossimi giorni il processo d’appello a due fratelli gemelli 54enni. Davanti alla Corte d’appello di Roma dovranno difendersi dall’accusa di aver ripetutamente abusato di tre sorelline tra il 2006 e il 2007.

Le piccole, di 5, 9 e 11 anni, erano in casa famiglia all’epoca. Proprio qui avrebbero cominciato a raccontare di quelle “carezze” del papà e dello zio sotto la doccia, sotto le coperte o mentre si vestivano. Una storia dolorosa che vede attualmente imputata per violenza sessuale anche la madre, accusata dalla procura di non aver fatto nulla per impedire al marito e al cognato di allungare le mani. 

La decisione del tribunale arriva otto anni dopo: i giudici di Viterbo (presidente Eugenio Turco, a latere Silvia Mattei e Rita Cialoni) condannano i due fratelli gemelli con pene sonore. Troppo per i difensori, che fanno appello per ottenere una riforma della sentenza di primo grado, sottolineando i tanti lati oscuri della vicenda.

Per gli avvocati Paolo Delle Monache e Valentina Micheli, la bimbe sono inattendibili: lo rivelerebbero i loro ricordi sfumati, oltretutto con un’altissima probabilità di confondere il padre con lo zio, gemelli omozigoti. Identici l’uno con l’altro.

Secondo i difensori, inoltre, i racconti delle tre sorelline potrebbero essere stati condizionati – e, quindi, inquinati – in vari modi: dalle pressioni degli adulti che hanno raccolto i loro sfoghi alle possibili suggestioni tra sorelline così piccole.

L’avvocato Stefania Sensini, per lo zio, ricorda ai giudici d’appello la perizia eseguita sulla capacità di testimoniare delle bambine, nel frattempo diventate una adolescente e le altre due maggiorenni. Lo psichiatra nominato dal tribunale avanzò dubbi sulla capacità di testimoniare di una delle tre: l’unica abusata dallo zio, secondo la sentenza dei giudici di primo grado. Ma se la parola della ragazza viene messa in dubbio, cade l’unica prova a carico del fratello del padre. Per questo, l’avvocato Sensini chiede alla Corte d’appello di acquisire quella perizia. 


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12 giugno, 2016

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