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Graffignano - Figlio accusato di aver pestato la mamma fino a farle perdere la vista da un occhio - La signora ha sempre negato

Botte alla madre, ma lei lo difende

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Graffignano – (s.m.) – Accusato di maltrattare la madre, ma lei lo difende a spada tratta.

Processo surreale davanti al tribunale di Viterbo. Succede, stavolta, che la vittima prenda le parti dell’imputato. Il che non è poi così raro quando l’imputato è un figlio a giudizio per maltrattamenti sui genitori, ma in questo caso la signora nega tutto, non solo in tribunale. Smentisce quelle accuse ostinatamente da sempre, fin da quando i vicini le mandavano a casa i carabinieri dopo aver sentito urla e liti furibonde.

Sarebbe arrivata perfino ad affrontare quei vicini a brutto muso, intimandogli di smetterla di chiamare continuamente il 112 perché, a suo dire, non c’era bisogno. 

All’ultima udienza, davanti al giudice Silvia Mattei hanno sfilato testimoni già ascoltati anni fa da un altro giudice.

I fatti risalgono al 2008. Il giovane, un 28enne di Graffignano, difeso dall’avvocato Luca Nisi, è accusato, tra l’altro, di aver pestato la madre così violentemente da farle perdere la vista da un occhio. Insulti, minacce e aggressioni che sarebbero andate avanti per due anni, fino al 2010, secondo la pubblica accusa. Episodi gravi, come gravi sono le lesioni alla donna contestate dalla procura.

Il capo di imputazione parla di fratture provocate con pugni e calci, “che mettevano in pericolo la vita della persona offesa per la quale veniva riservata la prognosi”. Ma dopo l’arresto e un periodo in carcere, fu proprio la madre a insistere per riprendere il figlio a casa con lei. Da quel momento hanno ripreso stabilmente a vivere sotto lo stesso tetto fino a oggi. Nessuna nuova denuncia o aggressione da allora, ma la psicologa nominata dal giudice Silvia Mattei, sebbene non ritenga il 28enne socialmente pericoloso, sconsiglia di farlo convivere con la madre.

A dicembre, altri testimoni. A gennaio la sentenza.


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23 luglio, 2016

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