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Botte alla compagna incinta, artigiano a processo subito

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Vincenzo Lapaglia Casciana [4]

Vincenzo La Paglia Casciana

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile I coltelli sequestrati dalla squadra mobile [5]

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile

La conferenza della squadra mobile [6]

Al centro: il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

La conferenza della squadra mobile [7]

La squadra mobile, sezione reati contro minori e abusi sessuali

Viterbo – (s.m.) – Giudizio immediato per Vincenzo La Paglia Casciana.

Il 50enne, un precedente per omicidio alle spalle, affronterà un altro processo per i maltrattamenti sulla compagna anche quando era incinta e sulla figlia di lei, una bambina di soli 8 anni, avuta da una precedente relazione della donna.

Una convivenza diventata un incubo per lei, costretta a fare i bagagli di nascosto e scappare via con i figli, assistita dalle volontarie di un centro antiviolenza. La sua denuncia parla di botte, insulti, tentativi di lui di allontanarla perfino dalle amiche e minacce di morte col coltello o con esempi pratici, ricordandole i suoi precedenti penali per omicidio e il ragazzo che uccise in Sicilia negli anni Novanta. L’artigiano le avrebbe proibito persino di uscire sola col figlio piccolo e altre atrocità. Come quando la prendeva per la gola sollevandola da terra.

Una doppia testimonianza. Oltre al racconto della donna agli agenti della squadra mobile di Fabio Zampaglione, c’è anche quello della figlia Clara (nome di fantasia, ndr), che respirava quel clima di violenza con la mamma. Una prova importante contro l’imputato, perché le dichiarazioni della piccola, che già in questura aveva mimato con una penna le minacce col coltello alla madre, sono già state raccolte in incidente probatorio. Per non vedere le botte e sentire le urla, la bambina si era costruita una specie di fortino sotto il letto. Un nascondiglio dove si rifugiava quando poteva. 

Due anni di maltrattamenti, dal 2014 al 2016, secondo le indagini della mobile coordinata dal pm Fabrizio Tucci che, nel capo di imputazione parla di “atteggiamento da padrone” dell’imputato, considerando un’aggravante le botte alla compagna in gravidanza.

Secondo la psicologa Laura Ballarè, la piccola Clara è perfettamente capace di testimoniare contro l’imputato. Un dato che, per la difesa (avvocato Patrizia Ruzzi), non è automaticamente garanzia di certezza della sua testimonianza. Ma proprio l’esito dell’incidente probatorio ha permesso agli inquirenti di accelerare col rito immediato: processo subito, senza udienza preliminare. Un tipo di giudizio possibile solo con l’evidenza della prova.

Casciana ha venti giorni di tempo per decidere se aspettare l’udienza di novembre, fissata col giudizio immediato, o chiedere riti alternativi (abbreviato o patteggiamento). In tal caso, se condannato, otterrebbe lo sconto di un terzo della pena. 


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