Gamboni-infissi-infissi-nov-2017

--
Caffeina-Stagione-Teatrale-580x60
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Pescia Romana - Bimbo muore a 3 anni - La mamma del piccolo Leonardo Sonno: "Finalmente chiarezza sulla morte di mio figlio"

“Il mio Leo non poteva salvarsi…”

di Stefania Moretti

Condividi la notizia:

Il babbo Filippo e la mamma Valentina col piccolo Leonardo Sonno

Il babbo Filippo e la mamma Valentina col piccolo Leonardo Sonno

Il piccolo Leonardo Sonno

Il piccolo Leonardo Sonno

Il piccolo Leonardo Sonno

Il piccolo Leonardo Sonno

Il piccolo Leonardo Sonno

Il piccolo Leonardo Sonno

Pescia Romana – “Finalmente, dopo due anni, abbiamo capito cos’è successo. Sarebbe stato peggio se mi avessero detto: ‘Suo figlio si poteva salvare ma l’hanno lasciato morire, signora’. Non è andata così. Per il mio Leonardo, purtroppo, non c’era niente da fare”.

Valentina Gargiani è una mamma senza più rancore. Due anni fa ha perso Leo, un angelo biondo di 3 anni e mezzo. L’altra metà del suo cuore, equamente diviso tra i suoi meravigliosi gemelli. Un dolore che brucia sempre. Composto. Senza eccessi e, dall’udienza di giovedì, senza più traccia di rabbia. 

“L’incidente probatorio ci ha restituito un po’ di verità sulla morte di Leo – continua -. Non volevo avere ragione. Volevo sapere cos’era successo a mio figlio. Ora che lo so continuo a soffrire, ma sono più serena”.

Un iter travagliato, quello delle indagini sulla morte del bimbo di Pescia Romana. Leo arriva all’ospedale di Tarquinia la sera del 21 marzo 2014. Ha la febbre alta. “Faringite”, la diagnosi dei medici del pronto soccorso Alberto Falesiedi e Simone Bosi, che rimandano a casa il piccolo e i genitori con una tachipirina e tante rassicurazioni. Al mattino, Leo non respira più. 

Si apre un fascicolo per omicidio colposo a carico dei dottori. All’ospedale di Tarquinia arrivano gli ispettori mandati dal ministro della Salute Lorenzin. Per il medico legale che esegue l’autopsia Leo è morto per meningite batterica fulminante. La procura vuole archiviare. Valentina e il marito si oppongono: non può finire così perché la relazione sulla morte di Leo non è chiara.

“L’abbiamo trovata piena di contraddizioni. Su tutte, la diagnosi di meningite batterica senza aver individuato il batterio. Non capivamo come fosse possibile e avremmo continuato a non capire se non avessimo trovato un magistrato donna che ha intuito subito che qualcosa non andava”.

Il gip di Civitavecchia Paola Petti non ha lasciato nulla di intentato. Ha affidato a un medico legale e a un infettivologo l’incarico di stendere una relazione in incidente probatorio. Cioè subito. Senza aspettare il processo. “Il giudice è venuto pienamente incontro alle richieste di chiarimento di noi legali di parte civile – spiega Claudia Trippanera, avvocato di Valentina e del marito -. Non importa se ci sarà una nuova richiesta di archiviazione. Conta solo che è stata data una risposta a dei genitori che chiedevano giustizia. E giustizia è questo: non sempre e non solo una condanna, ma soprattutto una risposta”. 

Leo non poteva salvarsi, hanno spiegato in aula giovedì. Lo ha ucciso la necrosi di un organo vitale. Si chiama apoplessia surrenale bilaterale acuta. Non propriamente un’infezione, hanno spiegato i periti: Leo è morto perché il sangue non è più arrivato ai reni. Il medico legale che eseguì l’autopsia aveva ragione solo a dire che il suo male fosse fulminante. Ma non era meningite. “Non ne aveva i sintomi – continua la madre -. Col fratellino bevevano dalla stessa bottiglia e si scambiavano il ciuccio. Anche l’altro mio figlio o i compagni di scuola sarebbero stati contagiati, se fosse stata meningite…”.

Il dolore di Valentina e del marito Filippo non si cancella. “Abbiamo trovato nostro figlio morto nel letto e non so ancora come siamo sopravvissuti, ma siamo qui. Non avrei accettato di perdere Leo per l’errore o la negligenza di qualcuno. Da mamma dico che è meglio sia andata così e voglio vivere tranquilla, senza collera. Ma il dolore di aver perso un figlio non me lo toglierà mai nessuno”.

Stefania Moretti


Condividi la notizia:
17 luglio, 2016

    • Altri articoli

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR