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L'irriverente - E una parola in più non fa male

Siamo comunque in guerra…

di Renzo Trappolini

Terrorismo - L'esercito presidia la stazione Termini a Roma

Terrorismo – L’esercito presidia la stazione Termini a Roma

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Anche se è agosto e poi sarà Santa Rosa, anche se molti (meno) sono in ferie (e per meno tempo), le migliaia di connazionali in tuta mimetica e mitra che in queste ore presidiano le nostre città, sono monito vivo che, comunque, siamo in guerra.

E non guerra per affermare che il mio dio cristiano è meglio del tuo maomettano, ma semplicemente perché, come dice il papa dei cattolici, c’è chi vuol comandare sugli altri per fare più soldi e, se per questo, servono bombe e artiglieria, va bene, anzi meglio per i produttori che spesso sono aziende di proprietà degli Stati (anche in Italia).

Allora, quando Francesco, commentando l’assassinio di un suo prete ini una chiesa vicino Rouen, dice “Se parlassi di violenza islamica, dovrei parlare anche di violenza cristiana” e ricorda nel suo italiano talora volutamente (e gesuiticamente) naif gli italiani cristiani che “uccidono uno la fidanzata, uno la suocera…” aveva forse in mente gli assassini cattolici che uccidono altri cattolici e pure preti e vescovi sui gradini degli altari.

I libri di storia ne sono pieni da sempre, compresi quel nobile cristiano ucciso nella nostra antica chiesa del Gesù o l’arcivescovo Thomas Becket assassinato nella sua cattedrale di Canterbury.

A ricordare però un episodio che ci è contemporaneo, ha dovuto provvedere, silente ogni voce sacerdotale o laica, Furio Colombo, il giornalista che fu uomo immagine a New York del gaudente avvocato Agnelli e poi direttore dell’Unità quand’era abbastanza comunista e insieme senatore dei Ds.

Lui solo, che non è certo aduso a maneggiar candele e turiboli, ha infatti ricordato l’assassinio di Oscar Romero avvenuto nel 1980, in una cappella di San Salvador di cui era vescovo, ad opera degli “squadroni della morte” formati da salvadoregni cristiani che agivano in nome del governo formato da buoni cattolici, peraltro non apertamente avversato dalla santa chiesa romana dell’epoca.

Romero, solo, privo anche della solidarietà del suo papa Woityla, si opponeva fermamente ai latifondisti che comandavano affamando il popolo e uccidendo o rendendo desaparecidos gli oppositori.

La risposta fu la pallottola sparatagli da un cecchino mentre celebrava messa.
Reazioni di routine dal Vaticano allora e poi, finché papa Francesco, sudamericano come lui, nel 2015, non lo beatificò.

Chissà se quando il papa ha ricordato i cristiani che uccidono “le suocere”, non pensasse pure al vescovo Romero assassinato in chiesa da cristiani, come il vecchio prete di Rouen ucciso da due fanatici islamici.

Non lo ha detto, peccato.

Renzo Trappolini

16 agosto, 2016

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