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Etruschi - Tomba a casetta recentemente scoperta - Parla la soprintendete dell'Etruria meridionale Alfonsina Russo

“Un tassello fondamentale per la ricostruzione di Norchia”

di Raffaele Strocchia
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Alfonsina Russo

Alfonsina Russo

Norchia - La tomba etrusca a casetta recentemente scoperta

Norchia – La tomba etrusca a casetta recentemente scoperta

Norchia - La tomba etrusca a casetta recentemente scoperta

Norchia – La tomba etrusca a casetta recentemente scoperta

Norchia - L'interno della tomba etrusca a casetta recentemente scoperta

Norchia – L’interno della tomba etrusca a casetta recentemente scoperta

Norchia - Il sopralluogo del sindaco Michelini alla necropoli etrusca

Norchia – Il sopralluogo del sindaco Michelini alla necropoli etrusca

Norchia - Un vaso della tomba etrusca a casetta recentemente scoperta

Norchia – Un vaso della tomba etrusca a casetta recentemente scoperta

Norchia – Più di cinquanta sarcofagi, un corredo funerario quasi intatto e una struttura unica nel suo genere.

La scoperta della tomba a casetta di Norchia non è solo eccezionale, ma fondamentale. Grazie a questa sepoltura è possibile aggiungere un ulteriore tassello alla ricostruzione, almeno su carta, della più affascinante necropoli etrusca del centro Italia.


Multimedia: La tomba etrusca a casetta – slide – La necropoli di Norchia – slide – video


La tomba, realizzata nel tufo, ha la forma di una casa etrusca del quarto secolo avanti Cristo. Al centro della facciata una finta porta, che imita quella reale, con l’architrave a becco di civetta.

“La sepoltura a casetta – spiega Alfonsina Russo, soprintendete per i beni archeologici dell’Etruria meridionale – è importante per la ricostruzione dell’architettura monumentale di Norchia. Riproducendo gli elementi tipici delle abitazioni etrusche, svela come erano realizzate le case del tempo”. Era nelle usanze di questo antico popolo, infatti, riprodurre nel mondo dei morti l’abitazione in vita del defunto.

Che la tomba a casetta sia una scoperta eccezionale è rimarcato anche dall’iscrizione sulla finta porta. Rivela il nome del proprietario del sepolcro e quello di suo padre. “Questa è la tomba di Vel figlio di Laris (o Larth)”. Ecco il nome di un’altra famiglia che viveva a Norchia. Insieme agli Smurina, i Charun, i Tetatru e a chissà quanti altri.

Nella tomba di Vel l’accesso alla camera funeraria avviene tramite un corridoio scavato nella terra. In tredici metri di lunghezza e quasi otto di larghezza, sono stati trovati cinquantacinque sarcofagi. L’ennesima rarità in un’unica tomba. Ma non finisce qui. Sul fondo della stanza, infatti, è stato rinvenuto parte del corredo funebre: 17 vasetti in ceramica e un raschietto in bronzo. Gli oggetti sono ora conservati al museo etrusco della rocca Albornoz. 

“Norchia – dice Russo – è stata depredata sia in epoche antiche che moderne, sopratutto negli anni ’50 e ’60. Schiere organizzate di tombaroli ne hanno saccheggiato e disperso l’eccezionale patrimonio storico e archeologico. Aver recuperato il corredo funebre e i sarcofagi è importante. Si tratta, infatti, di reperti utili per approfondire la studio della necropoli di Norchia”.

A scoprire la tomba a casetta di Vel, Mario Sanna e Luciano Ilari di Archeotuscia. “L’intervento – sottolinea Russo – è frutto di una felice quanto rara sinergia tra la soprintendenza, l’associazione Archeotuscia e lo sponsor Kostelia di Firenze. Paradigma di come pubblico, privato e associazioni possano contribuire in maniera determinante alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale”.

Un paio di settimane fa il sopralluogo del sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini. Il primo cittadino vorrebbe rendere accessibile la tomba di Vel entro l’autunno e realizzare un percorso che la colleghi alle altre necropoli della zona. “E’ il primo passo verso la riapertura di Norchia”.

“Se va bene – ammette Russo -, entro l’autunno si riuscirà a rendere fruibile solo la tomba a casetta. Realizzare un sentiero che arrivi alle altre necropoli è difficile. Norchia è estesa ettari ed ettari, ed è necessario studiare un percorso preciso e facilmente accessibile. Sarà poi fondamentale valorizzarlo e manutenerlo nel tempo, magari dandolo in concessione ad associazioni della Tuscia”.

L’idea della soprintendete è quella di dar vita a un bando che permetta a più aziende di concorrere. “Invece che affidare Norchia a imprenditori che vengono da altre parti d’Italia – conclude Russo -, è importante che siano i viterbesi a gestirla. E’ a loro che preme, o dovrebbe premere, la tutela e valorizzazione del patrimonio storico-archeologico della Tuscia”.

Raffaele Strocchia


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31 agosto, 2016

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