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L'irriverente - Reazioni violente e coordinate contro l’avvio dell’amministrazione a 5 Stelle

“Roma capoccia, der monno infame…”

di Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – A Roma, perfino l’antico detto che niente di nuovo c’è sotto il sole è contraddetto dalle reazioni, mai sperimentate così violente e coordinate, contro l’avvio dell’amministrazione a 5 Stelle.

Contrarietà, cattiverie che solo una gran paura di perdere il potere gestito da sempre e anche attraverso Mafia Capitale riconduce ad un disegno unitario, ad un attacco da strategia quasi militare di grandi giornali e tv.

O meglio dei palazzinari e della finanza che li possiedono.

Mai vista infatti tanta coincidenza di interessi a distruggere politiche, ideali e persone.

Certo, i 5 Stelle un po’ se la sono cercata con l’ ingenuità dei neofiti (che non vuol dire sprovvedutezza) dimentichi – come diceva il socialista rivoluzionario Nenni quando arrivò nella stanza dei bottoni – che ci sarà sempre chi si sente più puro di un altro e vuole epurarlo.

Oltre la difesa di mangiatoie locali dicono ci sia però altro: la convenienza a distogliere la gente che legge i giornali e vede la tv dai ben più vasti problemi legati all’economia che non va ed alla sfiducia degli italiani, insieme all’urgenza di eliminare l’imprevisto concorrente plebeo, cioè popolare, che toglie la scena del teatrino politico ai consumati attori di una sinistra, destra e centro autorottamatisi.

Allora dagli all’untore Sindaca che per pulire Roma sceglie una tecnica già consulente (e non dirigente dell’Ama) su cui la magistratura indaga nell’ambito dei disastri provocati da anni di malgoverno di altri.

Non si sa bene di che l’accusano ma per i puri più puri va sostituita, come l’assessore mai salito al Campidoglio perché su di lui si indaga, ma se ne parla solo ora: fino a ieri era infatti il rispettato controllore della buona amministrazione nel Lazio.

Così la Sindaca non riesce a farsi una squadra e pare di stare a Sodoma, dove neanche il Padre Eterno riuscì a trovare un benché minimo numero di giusti e qui nel centro della cristianità chi, secondo il vangelo, non è senza peccato e non dovrebbe neanche toccare una pietra fa invece sassaiola.

Antonello Venditti cantò la “maestà del Colosseo” ma ancora oggi hic sunt leones, qui a Roma si morde e quanto poi alla “santità del Cupolone” fa meraviglia che solo due giorni dopo che dalle stanze vicine a papa Francesco il segretario di stato cardinale Parolin aveva auspicato “un ambiente di serenità per lavorare a favore della gente” e il capo della Caritas invitato la Raggi ad “andare avanti”, l’Osservatore Romano spari ad alzo zero sul Campidoglio ed un importante vescovo irrida al forfait dato dalla Raggi alla manifestazione dell’Azione cattolica nella Sala Nervi. Proprio lì dove Francesco all’inizio del pontificato per un suo impegno personale, come la Raggi, lasciò vuota la poltrona da cui avrebbe dovuto assistere ad un trionfalistico concerto.

Naturale la conseguente smentita papale del giornale vaticano e del vescovo italiano.
Questo e tanto altro avviene nella Roma che ha scelto di essere amministrata dai 5 Stelle, ben sapendo chi erano… gli altri.

Renzo Trappolini

14 settembre, 2016

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