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Appalti truccati ad Acquapendente - I due imprenditori in Genio e sregolatezza, il funzionario Ferrero Friggi per abuso d'ufficio per la cava di basalto e Giorgio Maggi dalla procura di Roma

In quattro già indagati in altre inchieste

Acquapendente

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Forestale

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Viterbo - La procura

Viterbo – La procura

Acquapendente – Appalti truccati, quattro dei cinque arrestati già coinvolti in altre inchieste.

Gli agenti del Nipaf della forestale li hanno svegliati all’alba di ieri, a seguito dell’ordinanza d’arresto firmata il 7 ottobre dal gip Stefano Pepe. Ai domiciliari sono finiti gli imprenditori Fabrizio Galli e Marco Bonamici, i dipendenti comunali Ferrero Friggi e Vincenzo Palumbo, e il funzionario della regione Lazio Giorgio Maggi.

I cinque sono accusati, a vario titolo, di turbativa d’asta, corruzione e rivelazione dei segreti di ufficio. Nel mirino degli investigatori, l’affidamento di lavori pubblici per una scuola di Acquapendente e le autorizzazioni per rilevanti attività commerciali.

Gli imprenditori aquesiani Galli e Bonamici sono già indagati nella maxinchiesta Genio e sregolatezza. Tra un mese dovranno presentarsi, insieme ad altre trenta persone, davanti al gup per l’udienza preliminare. Anche questa inchiesta, come quella di Acquapendente, nasce da un’indagine del Nipaf e riguarda presunti appalti truccati nella provincia di Viterbo. Le accuse, a vario titolo, sono sempre le stesse: corruzione e turbativa d’asta.

Giorgio Maggi, funzionario della regione Lazio, è invece indagato dalla procura di Roma per aver prodotto, secondo l’accusa, falsi documenti per arrivare a sedere ai vertici della Pisana. Lo riporta il Corriere della Sera, secondo il quale Maggi è accusato di falso, truffa e abuso d’ufficio.

A dicembre invece Ferrero Friggi, ex responsabile del settore tecnico manutentivo ambiente del comune di Acquapendente, è stato iscritto dalla procura di Viterbo nel registro degli indagati per vicende riguardanti la cava di basalto in località Le Greppe. In questo procedimento, Friggi deve rispondere di abuso d’ufficio. L’indagine, anche in questo caso del Nipaf, parte dalla denuncia di un imprenditore: in regola con le autorizzazioni regionali per ampliare la cava, sarebbe stato ostacolata a più riprese dal comune.

E sempre la denuncia di un imprenditore ha fatto finire nei guai i quattro arrestati, più il funzionario del comune di Acquapendente Vincenzo Palumbo. Dalle indagini, condotte anche attraverso l’uso di intercettazioni, è emerso che alcuni imprenditori sarebbero stati avvantaggiati, in cambio di “significativi ritorni economici”, dai pubblici ufficiali coinvolti. Tutto a dispetto della libera concorrenza.

Per la procura, si tratta di “plurimi affidamenti da parte del comune, mediante procedura negoziata in favore di un solo imprenditore. Procedure turbate da accordi collusivi concernenti l’individuazione, concordata tra pubblici amministratori e imprenditori, dei soggetti da invitare a partecipare alle offerte.

Gli accertamenti – prosegue la procura – hanno anche riguardato casi di affidamento di lavori in somma urgenza, in difetto dei presupposti di legge, e il rilascio di permessi riguardanti attività commerciali di rilievo”.

Come emerso dalle indagini, i presunti illeciti sarebbero stati commessi sino alla fine al 2015. Ma “il gip – sottolinea la procura – ha ritenuto sussistente sia l’attuale pericolo di reiterazione di reati che quello di inquinamento prove”. Da qui l’arresto, su richiesta dai pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma.

Domani i cinque arrestati dovranno comparire davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia, mentre proseguono le indagini coordinate dalla procura.

18 ottobre, 2016

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