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Viterbo - Tribunale - Al via il processo per Paolo Gianlorenzo, l'ex assessora regionale Angela Birindelli e altri sei imputati

Macchina del fango, il giornalista Camilli parte civile

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Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Viviana Tartaglini

Viviana Tartaglini

Angela Birindelli

Angela Birindelli

Erder Mazzocchi

Erder Mazzocchi

Giuseppe Fiaschetti

Giuseppe Fiaschetti

Viterbo – Macchina del fango, al via il maxiprocesso.

Articoli di giornale per distruggere il nemico, compiacere l’amico, punire l’avversario o fare pressione sui potenti a cui avanzare richieste.

Per la procura di Viterbo era questa la macchina del fango di Paolo Gianlorenzo, tra gli otto imputati del processo iniziato questa mattina al tribunale viterbese.

E’ approdato in aula l’uragano scoppiato nel 2012 in un doppio filone d’inchiesta. Da un lato, la macchina del fango. Dall’altro, la realizzazione del padiglione Lazio alla fiera Vinitaly, affidata a presunte ditte amiche dell’ex assessora regionale all’agricoltura Angela Birindelli.

Birindelli e Gianlorenzo. Imputati di punta, sui quali ricade il maggior numero di accuse, nel lungo elenco del pm Massimiliano Siddi. Un pezzo di politica e articoli di giornale usati “ad personam” per i propri scopi, secondo quanto emerso dall’inchiesta.

L’indagine, iniziata alla fine del 2011, portò alla luce i contatti tra Gianlorenzo e Birindelli. Entrambi con un nemico in comune: Francesco Battistoni, vicecoordinatore regionale di Forza Italia e costituito parte civile al processo. Per il pm Siddi, tra la Birindelli e Gianlorenzo l’accordo era questo: a lui la pubblicità delle iniziative dell’assessorato all’agricoltura sul suo giornale. A lei, il massacro quotidiano di Battistoni, suo principale avversario politico, tramite articoli feroci. Da qui le accuse di concorso in tentata estorsione e corruzione.

Ma Battistoni non era l’unica vittima. La macchina del fango sarebbe stata azionata anche contro l’imprenditore della sanità ed editore Roberto Angelucci e Piero Camilli. Quest’ultimo, costituito parte civile al processo, “colpevole” di aver bloccato l’impianto a biomasse che interessava agli editori di Gianlorenzo. Tutte tentate estorsioni, secondo il pm Siddi.

Ma l’inchiesta scoperchiò anche una lunga serie di vicende collaterali al tritacarne mediatico. Come la tumultuosa vita di redazione nei giornali diretti da Gianlorenzo, con i collaboratori minacciati di licenziamento se non avessero accettato di lavorare con stipendi più bassi. Tra questi anche il giornalista Daniele Camilli, questa mattina costituito parte civile tramite l’avvocato Giacomo Barelli.

Poi c’è il tirapugni trovato in redazione. Poi l’appropriazione indebita di oltre 5mila euro della cooperativa editrice del giornale per pagare il proprio avvocato, anche per questo Daniele Camilli si è costituito parte civile: all’epoca era socio della cooperativa. Circostanze, queste, addebitate principalmente a Gianlorenzo e alla sua ex collaboratrice Viviana Tartaglini. Anche la “rete degli informatori” del giornalista è finita sotto la lente dei magistrati: Sara Bracoloni e Luciano Rossini sono imputati per rivelazione di segreti d’ufficio. Rossini anche per tentata concussione, in concorso con Gianlorenzo.

Si è costituito parte civile anche il prestanome dell’ex senatore Giuseppe Ciarrapico, Antonio Riccardi. Secondo l’accusa, Gianlorenzo avrebbe effettuato telefonate presentandosi con il nome di Riccardi.

Dall’altro lato c’è il Vinitaly, in particolare le edizioni del 2011 e del 2012. L’ex assessora Birindelli avrebbe tentato di favorire ditte “amiche”, riconducibili all’imprenditore Giuseppe Fiaschetti. In questo filone figurano tra gli imputati l’attuale direttore dell’assessorato all’agricoltura Roberto Ottaviani e l’ex commissario straordinario Arsial Erder Mazzocchi, accusato di aver assecondato la Birindelli nel suo intento di infastidire l’impiegato dell’agenzia regionale Stefano Bizzarri.

Quella di oggi è stata un’udienza interlocutoria ma estremamente importante, sebbene il dibattimento non sia ancora iniziato. E’ all’ammissione prove che il processo prende forma, tra costituzioni di parte civile, liste di testimoni da ascoltare e di documenti da acquisire. O eccezioni da sollevare. Come quelle degli avvocati di Mazzocchi e Ottaviani che hanno chiesto la nullità di alcuni capi d’imputazione e, ma solo per quanto riguarda Ottaviani, l’incompetenza territoriale del procedimento.

Il collegio dei giudici scioglierà la propria riserva entro i primi di dicembre, quando è fissata la seconda udienza del maxiprocesso.


Le accuse

Paolo Gianlorenzo risponde di:
tentata estorsione per le “macchine del fango” a Francesco Battistoni, Roberto Angelucci e Piero Camilli e le minacce di licenziamento ai collaboratori del giornale;
corruzione per l’accordo con l’assessora, pubblicità-macchina del fango contro Francesco Battistoni;
minacce a un collaboratore;
detenzione di arma per il tirapugni in redazione;
appropriazione indebita per i 5mila euro della cooperativa editoriale, per pagare spese legali;
tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio per la vicenda del notaio Fortini;
sostituzione di persona per aver usato un prestanome dell’ex senatore Ciarrapico, durante una telefonata;

Angela Birindelli di:
tentata estorsione e corruzione per la macchina del fango a Francesco Battistoni;
tentata concussione e abuso d’ufficio per la “cacciata” di Stefano Bizzarri;
peculato per la macchina di servizio usata per ragioni private;
abuso d’ufficio e tentata concussione per i presunti tentativi di pilotare l’allestimento dello stand Lazio al Vinitaly;

Viviana Tartaglini risponde di:
tentata estorsione per le minacce di licenziamento ai collaboratori del giornale;
appropriazione indebita per i 5mila euro della cooperativa editoriale, per pagare spese legali;

Luciano Rossini risponde di:
tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio per la vicenda del notaio Fortini; in qualità di funzionario dell’Agenzia delle entrate avrebbe detto a Gianlorenzo di un imminente controllo sulla categoria dei notai. Informazione che, per l’accusa, è stata usata come strumento di pressione dal giornalista e dal funzionario, per ottenere vantaggi patrimoniali personali

Sara Bracoloni risponde di:
rivelazione di segreti d’ufficio per aver rivelato a Gianlorenzo informazioni sul rapporto di lavoro della figlia di un giudice;

Erder Mazzocchi risponde di:
tentata concussione, concussione e abuso d’ufficio per la “cacciata” di Stefano Bizzarri;
soppressione di atti;

Roberto Ottaviani e Giuseppe Fiaschetti rispondono di:
abuso d’ufficio e tentata concussione in relazione alla vicenda Vinitaly.


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18 ottobre, 2016

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