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Il maxiprocesso Asl perde pezzi

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Il maxiprocesso Asl [4]

Il maxiprocesso Asl

Alfredo Moscaroli [5]

Alfredo Moscaroli

Viterbo – Tre nuove prescrizioni, il maxiprocesso Asl continua a perdere pezzi. Gli appalti truccati contestati dalla procura tra il 2006 e il 2009 continuano a prescriversi.

Dopo quella del 27 maggio scorso, questa mattina nuova sentenza che indica il ‘fuori tempo massimo’. Il tribunale di Viterbo ha prosciolto per intervenuta prescrizione Andrea Bianchini (direttore dell’unità e-procurement della Asl), Paolo Botti (delegato di zona della società Abbott) e Rita Cortas (direttore generale della Abbott). Rispondevano dei presunti appalti pilotati per l’affidamento di servizi di diagnostica per i laboratori della Asl di Viterbo. Era il giugno 2006. Troppo tempo fa.

Sono stati i difensori a chiedere al tribunale di dichiarare la prescrizione. Non tutti: l’avvocato di uno degli imputati più esposti Mauro Paoloni, consulente dell’ex direttore della Asl Giuseppe Aloisio, vuole una sentenza nel merito. Chiedere di mettere la prescrizione nero su bianco significa rinunciare alla possibilità di un’assoluzione. Il collegio dei giudici presieduto da Ettore Capizzi (al latere Giacomo Autizi e Silvia Bartollini), deciderà il prossimo 25 novembre.

I 24 imputati (all’inizio 29) al processo per l’appaltopoli sanitaria diventano 21. A maggio il tribunale aveva già prosciolto per intervenuta prescrizione l’ex direttore generale della Asl Adolfo Pipino e gli imprenditori Luciano Facchini, Ferdinando Morabito, Gemma Stasi, Umberto Maria Marcoccia e la società Centro Diaz. Di questi, solo Facchini è rimasto sul banco degli imputati.

All’udienza di questa mattina, ascoltato in controesame Alfredo Moscaroli. L’ex patron dell’azienda informatica Isa si è sottoposto per tre ore alla centinaia di domande del suo avvocato Bruno La Rosa. Lo scorso giugno Moscaroli si era già seduto al banco dei testimoni per rispondere ai quesiti dei pubblici ministeri Fabrizio Tucci e Stefano D’arma. In quell’occasione l’ex patron dell’Isa aveva parlato di Aloisio, Paoloni e della “aria pesante, quasi di terrore, che avevano creato”. Ma anche di Ferdinando Selvaggini, ex responsabile del centro elaborazione dati della Asl, e delle migliaia di euro che avrebbe dovuto pagare “per avere la garanzia che non mi sarebbero stati messi i bastoni tra le ruote”.

Stessi nomi e stessi racconti fatti, più o meno, anche questa mattina quando Moscaroli ha ribadito che “con la Asl in molti casi ci rimettevo, ma non avevo scelta. Il vero guadagno della Isa veniva dai rapporti con la regione, privati e enti pubblici che non chiedevano tangenti”.


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