__

--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L’Irriverente

Referendum, nonni e nipoti viterbesi della Repubblica

di Renzo Trappolini

Senatore Enrico Minio

Senatore Enrico Minio

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Se anche ai parlamentari di oggi che hanno risposto al voto sulla riforma costituzionale verrà attribuita la qualifica di “padri (e madri) costituenti”, Viterbo potrà gloriarsi o comunque annotare che ne avrà sei: Bernini, Ferranti, Fioroni, Mazzoli, Sposetti, Terrosi. Il doppio di quelli che parteciparono all’Assemblea Costituente del 1946 e che, per ragioni genealogiche dovrebbero ormai essere considerati “nonni”, come con astuta preveggenza li chiamò Giulio Andreotti in due volumetti di aneddoti su di loro che intitolò appunto “Nonni e nipoti della Repubblica”.

I racconti andreottiani si aprono, per ragioni ovviamente alfabetiche, con il ricordo di un blerano, il medico socialista Giuseppe Alberti, il quale era anche scrittore e fece omaggio del suo scritto “Dieta parca, salute” al giovane collega Giulio il quale lo prese come “un motivato invito a mangiar poco, allusivo alle tentazioni che, si dice, abbiano i politici”.

Con Alberti, alla Costituente furono eletti anche Enrico Minio e Giulo Perugi. Il primo fu tra i fondatori del Partito Comunista Italiano, al quale aderì giovanissimo, pagando col carcere ed altre restrizioni la militanza attiva. Era un operaio, fu sindaco – indimenticato come i molti che all’epoca scrissero la buona storia delle amministrazioni locali – di Civita Castellana e uomo di raffinata cultura. Pare che Luigi Einaudi, apprezzandone un discorso alla Camera, chiese a Togliatti chi fosse e il Migliore rispose con orgoglio proletario: “ è un operaio ceramista”.

Il terzo costituente viterbese si chiamava Giulio Perugi, era stato un alto comandante militare e fu eletto nelle liste dell’Uomo Qualunque, il movimento fondato in polemica con i partiti da un uomo di spettacolo, il commediografo Guglielmo Giannini.

Perugi intervenne una volta in assemblea in tema di diritti politici e presentò sette emendamenti al testo in discussione. Uno glielo bocciarono, quattro li ritirò ma due furono approvati: esito migliore di quello toccato al futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini che non vide approvata nessuna delle sue proposte.

Altri tempi oggi, quando dei nipoti della Repubblica, o almeno della maggior parte per quanto riguarda i nostri conterranei, è più facile supporre l’impegno riformatore leggendo i media che i resoconti parlamentari.

Renzo Trappolini

3 ottobre, 2016

Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564