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Viterbo - Tribunale - Nel 2011 morirono 2mila oche vicino l'ospedale di Belcolle

Scarichi nel fosso dell’Olmo, la procura chiede l’archiviazione

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Viterbo - L'allevamento di oche nei pressi del fosso dell'Olmo sotto l'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’allevamento di oche nei pressi del fosso dell’Olmo sotto l’ospedale di Belcolle

Viterbo - L'allevamento di oche nei pressi del fosso dell'Olmo sotto l'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’allevamento di oche nei pressi del fosso dell’Olmo sotto l’ospedale di Belcolle

Viterbo – (r.s.) – Scarichi nel fosso dell’Olmo, chiesta l’archiviazione.

La procura non vuole portare avanti la sua posizione nell’inchiesta sull’inquinamento del fosso sotto l’ospedale Belcolle di Viterbo. Nel 2011 scarichi tossici avrebbero sterminato duemila oche di un allevamento viterbese.

In una relazione del giugno 2012, l’allora prorettore dell’università della Tuscia Giuseppe Nascetti parlava di “sversamento continuativo di componenti a base di argento e residui di medicinali” nel fosso dell’Olmo. Sostanze che, per il luminare dell’ateneo viterbese, hanno causato la morte delle duemila oche, facendo fallire l’azienda della signora Patrizia Belli.

Alla fine si è ammalata anche lei: le sue condizioni di salute sono peggiorate di anno in anno. Il professor Giuseppe Genovesi, del policlinico Umberto I di Roma, le ha diagnosticato la “sindrome immuno neuro tossica ambientale”: una serie di disturbi tra cui asma, cefalea, orticaria, vertigini, problemi alla vista e intolleranze che le rendono la vita impossibile.

Gli accertamenti della procura su alcune oche superstiti dell’allevamento avevano rivelato tracce di metalli pesanti nelle piume. La causa della morte, invece, sarebbe stata l’epatosplenomegalia: un aumento di volume del fegato e della milza “causato dall’inquinamento provocato dagli scarichi delle acque reflue provenienti dall’ospedale Belcolle”, si legge in una delle denunce della signora Belli. Oltre alle oche, le sono morti anche tre cani di leucemia.

Secondo i controlli della forestale, delegati sempre dalla procura, per anni sono state scaricate acque reflue senza autorizzazione nel fosso dell’Olmo, la “pattumiera” dell’ospedale di Belcolle. Precisamente il periodo andrebbe dal 19 febbraio 2008 al 13 ottobre 2011.

La richiesta di archiviazione avanzata dalla pm Paola Conti è datata 2014, ma non sarebbe stata ancora evasa dal gip Stefano Pepe.


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30 ottobre, 2016

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