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Viterbo - Magdi Cristiano Allam al Caffè letterario ha presentato il suo nuovo libro "Io e Oriana"

“L’Islam è fisiologicamente violento…”

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Magdi Cristiano Allam

Magdi Cristiano Allam

Ettore Cristiani

Ettore Cristiani

Ettore Cristiani, Danila Annesi e Magdi Cristiano Allam

Ettore Cristiani, Danila Annesi e Magdi Cristiano Allam

Magdi Cristiano Allam

Magdi Cristiano Allam

Magdi Cristiano Allam

Magdi Cristiano Allam

Viterbo – “Oriana? Una donna che si amava o si odiava…”. Magdi Cristiano Allam con la sua solita schiettezza e il coraggio che lo contraddistinguono, presenta a Viterbo, al Caffè letterario, il suo libro “Io e Oriana”.

Il rapporto con la scrittrice toscana è solo uno spunto per parlare di ciò che gli scalda il cuore. L’animo. Quelle battaglie che, da anni, conduce con convinzione.

Esordisce con lei, “Oriana”, che descrive come una “persona ferma, volitiva, determinata che, però, era sola. E forse ha usato la sua forza per nascondere la fragilità. Una donna di un certo calibro che si amava o si odiava”.

Allam ci tiene a parlare di attualità in merito a una comunicazione del giudice delle esecuzioni immobiliari del tribunale di Lecco. “Per la prima volta – spiega Allam -, si introduce il principio che le case confiscate alle famiglie in difficoltà economica, che non hanno i soldi per pagare la rata del mutuo, vengano date ai rifugiati.

Di tutti i rifugiati che entrano in Italia, in realtà, solo il 5 per cento è ritenuto meritevole di acquisire questo status. Il 95% sono clandestini che si presentano alla frontiera sprovvisti di documenti. Non è una connotazione negativa, ma un termine giuridico.

Lo stato interviene coi soldi degli italiani per aiutare non i cittadini, ma i clandestini. Un rapporto ribaltato rispetto a quello che dovrebbe essere in realtà.

Per ospitare nella nostra casa serve individuare un limite di accoglienza e poi indicare all’ospite le regole da seguire. Queste due condizioni non sussistono nel modo in cui si comporta il governo nel nostro paese”.

Allam fa un esempio: “Esiste una legge in Italia per cui i tratti somatici devono essere immediatamente identificabili. Eppure, in giro, nelle nostre strade, ci sono donne completamente coperte che vìolano così le nostre leggi.

Questo perché c’è una circolare del ministero dell’Interno del 2005 per cui il velo è considerato vestiario religioso islamico e quindi consentito. Un doppio binario giuridico.

La colpa però è nostra che permettiamo comportamenti arbitrari dei musulmani. L’immigrazione non è una risorsa”.

E torna il riferimento alla Fallaci. “Più di dieci anni fa aveva detto chiaramente che la minaccia principale dell’Europa non era nel terrorismo islamico di chi sgozza, decapita e si fa esplodere e neppure il radicalismo che si annida nelle moschee dove si pratica il lavaggio del cervello. La vera minaccia era l’immigrazione priva di regole.

Aveva percepito che l’islamizzazione dell’Europa sarebbe avvenuta per via demografica. Ed è quello che oggi tocchiamo con mano. La stragrande maggioranza di quelli che arrivano in Italia sono musulmani”.

Considerazioni che li trovavano entrambi d’accordo. “Ci siamo conosciuti tra il 2003 circa ed ero musulmano. Concordavo con lei nella condanna del radicalismo islamico e sulla pavidità dell’Europa che ha finito per sottomettersi alla violenza degli islamici. Ciò la portò ad apprezzarmi. Mi chiamava, spesso, nella mia casa in provincia di Viterbo.

Mi diceva spesso di andare avanti, senza lasciare che “loro” mi intimorissero, perché lo avrebbero fatto. Mi disse di fare quello che faceva lei, e che era poi quello che le diceva la madre e cioè di “avere gli occhi nel culo“.

Oriana Fallaci non aveva paura di morire, erano 13 anni che combatteva col tumore. Ma era ossessionata dall’idea che potessero ucciderla ed ecco perché dormiva con un fucile che non avrebbe avuto la forza fisica di usare.

La incontrai che era ridotta a pelle e ossa ed era un miracolo che in quel corpo, che non c’era più, ci fosse però tanta vitalità. Fino all’ultimo ha creato opere e pensieri.

La donna che milioni di persone hanno apprezzato e considerato come un faro, era, nella sua vita, era profondamente sola. Mi scrisse: “Più ti leggo, più ci penso, più concludo che sei l’unico su cui dall’alto dei cieli o meglio dai gironi dell’inferno potrò contare. (Bada che ti infliggo una grossa responsabilità)”. Sono parole che segnano l’idillio del nostro rapporto spirituale”.

Allam ha raccontato poi la genesi di una collaborazione, poi sfumata, tra i due. “Per lavorare a un libro, ci incontravamo spesso in un casale a Greve in Chianti, che si riconosceva a distanza perché sul balcone aveva un’enorme bandiera italiana che aveva issato per omaggiare l’eroismo di Fabrizio Quattrocchi.

Ci vedevamo anche in un palazzo a via dello Statuto a Milano. Registravo le conversazioni che poi stampavo e lei le rivedeva e annotava. Scriveva a mano o con una vecchia macchina Olivetti. Era meticolosa e i suoi libri li definiva “i miei bambini”, aveva avuto due aborti spontanei e loro, le sue opere, erano le sue creature. Poteva stare un pomeriggio a ricercare un aggettivo. Cercava musicalità.

La Rizzoli era pronta a pubblicare l’opera dal titolo “Magdi Allam intervista Oriana Fallaci”, ma lei ci ripensò. Qualche mese dopo uscì “Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci”, unico caso nella storia in cui un autore si intervista. Questo perché forse aveva paura di morire e voleva salvaguardare la sua immagine. Senza aggiunte e integrazioni”.

Allam ammette delle distanze con la scrittrice. “Tra noi, c’era un distinguo nella valutazione dell’Islam come religione, pensando io che ce ne potesse essere uno moderato. Credevo che ce ne potesse essere uno compatibile con leggi e valori della nostra civiltà. Lei, invece, era categorica nel condannarlo.

Nell’ultimo libro scritto da lei, “L’Apocalisse”, mi riserva delle critiche per aver pubblicato sul Corriere della Sera un manifesto contro il terrorismo e per la vita, sottoscritto da 36 esponenti musulmani. Non le andò giù che tra i firmatari c’era l’Iman della costruenda moschea di colle Val d’Elsa. Non poteva concepire una moschea in Toscana e disse addirittura che sarebbe andata dai suoi amici anarchici a Carrara per prendere l’esplosivo e farla saltare”.

Il saggista ha poi ammesso di essere tornato sui suoi passi. “Ho preso atto che aveva ragione, dopo la mia conversione nel 2008 e dopo essere stato reiteratamente condannato e minacciato di morte da altri musulmani secondo cui le mie posizioni erano in contrasto con ciò che Allah prescriveva. Capii dunque che l’Islam era fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.

Abbiamo paura di guardare in faccia alla realtà dell’Islam, perché siamo fragili, avendo perso la certezza di chi siamo, della nostra fede, delle radici, dei valori e delle leggi.

Non concepiamo più che la nostra casa comune, sia casa nostra e chi governa ha trasformato l’Italia nella casa di nessuno in cui ognuno può arrivare, piantare la propria tenda e dettare le proprie condizioni”.

Allam descrive il problema. “Siamo fragili perché siamo delle società a rischio di estinzione con un bassissimo tasso di natalità. Siamo società sempre più anziane, su circa 500 milioni di abitanti dei 28 paesi dell’Ue, solo il 16 per cento hanno meno di 30 anni.

Tra 34 anni, secondo uno studio del ministero della Salute, l’84 per cento saranno anziani inattivi e solo il 16 in età lavorativa. Non ci saranno più soldi per pagare le pensioni e non ci saranno più gli italiani. Gli italiani si devono svegliare da questo torpore.

Un governo responsabile dovrebbe proclamare uno stato di emergenza e favorire la crescita della natalità degli italiani, mobilitando risorse economiche e rafforzando la nostra cultura.

Il declino e la scomparsa dell’impero romano si ebbe per il calo delle nascite, l’apertura delle frontiere, il venire meno di valori e regole e le condizioni di vita economiche più difficili per i romani tartassati. Sembra di parlare dell’Italia. Siamo a un bivio”.

E che fa chi ci governa? “Ci dicono che non ci sono soldi per le famiglie e per i giovani molti dei quali hanno abbandonato il paese perché non c’è lavoro. Però, ci sono i soldi e sono illimitati per far affluire da Africa, Medioriente e Asia milioni di giovani in Europa. Non sono immigrati e cioè lavoratori che arrivano e si rimboccano le maniche per ottenere il pane. Questi non lavorano e noi non gli chiediamo di farlo. Non mostrano deperimento fisico o ferite di guerra.

L’Europa – continua Allam -, che per decenni ha sfruttato materialmente l’Africa, oggi, la sfrutta demograficamente con l’arrivo di giovani maschi tra i 20 e 30 anni, e cioè la fascia d’età che manca alla piramide demografica d’Europa. La conseguenza sarà la sostituzione delle nostre popolazioni e la condanna a morte della nostra civiltà.

Ripeto, siamo di fronte a un bivio: o ce ne rendiamo conto su vari fronti per salvaguardare ciò che siamo o saremo destinati a dissolverci. Dobbiamo realizzare un miracolo, ponendo un argine a questa follia, a questo suicidio a questa eutanasia dell’Europa per tramandare ai nostri figli e nipoti la nostra civiltà che è l’unica che si fonda sulla pari dignità tra uomo e donna, che esalta la libertà di scelta e la sacralità della vita”.

Ha introdotto la presentazione Ettore Cristiani del Caffè letterario e ha moderato l’incontro Danila Annesi.

“È il nostro contributo – ha detto Cristiani – per portare Viterbo in alto, perché per noi può essere davvero una capitale della cultura”.


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5 novembre, 2016

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