Gamboni-infissi-infissi-nov-2017

--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L'irriverente

Referendum, Trump e il cardinale

di Renzo Trappolini
Condividi la notizia:

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Un cardinale già tredici anni fa aveva capito cosa avrebbe fatto perdere Hillary Clinton.

Dionigi Tettamanzi, allora arcivescovo di Milano, nel tardo pomeriggio di un giorno di novembre del 2003, di fronte al fior fiore dei banchieri cattolici avvertì che dalla “globalizzazione” sarebbe derivato un pericoloso “appannamento delle identità” dei singoli, delle categorie sociali, delle nazioni a vantaggio della speculazione internazionale senza regole, salvo quelle dei più forti.

I quali non sarebbero stati né il ceto medio in via d’impoverimento, né i lavoratori licenziabili e quindi alla mercé dell’imprenditore, né le piccole aziende, gli artigiani, gli agricoltori sempre più legati col cordone di borsa delle banche, né le rappresentanze sindacali in calo di rilevanza con l’accondiscendenza della politica.

Insomma, quei tanti dei quali nessuno sembrava e sembra volersi prendere davvero cura e che hanno votato per il miliardario Trump, solo perché lui li ha sogguardati, capiti e assicurati che li “proteggerà”.

Anche alzando muri alle frontiere, cancellando accordi commerciali e ricorrendo a dazi e dogane per farli sentire padroni a casa propria, con lo stato che investe e dà lavoro prima ai suoi e poi agli altri, se servono.

E’ questa l’affermazione di un nuovo egoismo dei singoli e dei popoli? Così pare, ma non è già egoismo l’attuale situazione in cui redditi, patrimoni, stili di vita penalizzano sempre più quei tanti che non contano, a favore di pochi sempre più pochi e sempre più ricchi che invece decidono?

L’equilibrio si troverebbe in una politica più dignitosa, che però è ormai merce rara. Agli stati infatti spetta dettare le regole all’economia e alla finanza e poi farle rispettare. Per questo, però, essi hanno bisogno di un supporto forte che altro non può essere che la democrazia e la partecipazione del popolo alle scelte. Lo vogliono?

Diversamente, saranno i grandi investitori “globali”, la finanza a decidere e la politica a far allineare i cittadini per evitare che le loro proteste turbino i progetti degli zii Paperone.

In proposito, non sono da sottovalutare qui da noi il noto documento di quella grande banca americana che, mentre non sapeva prevedere lo shock Trump, sollecitava la modifica della nostra Costituzione e il fatto che ora, a ridosso del referendum, importanti agenzie di rating – società di proprietà dei soliti Paperoni che danno il voto all’economia degli stati – facciano intravvedere possibili declassamenti se non ci si adeguerà
Martedì, però, ha vinto un imprevisto mister Trump.

Renzo Trappolini


Condividi la notizia:
14 novembre, 2016

    • Altri articoli

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR