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Appalti truccati ad Acquapendente - L'avvocato Enrico Valentini prepara una serie di ricorsi in Cassazione, dopo il no del Riesame alla revoca dei domiciliari e la contestazione del reato di corruzione per Ferrero Friggi, e attacca la procura per una serie dischetti di intercettazioni non forniti

“Compresso il diritto di difesa, questo è un accanimento assurdo”

L'avvocato Enrico Valentini

L’avvocato Enrico Valentini

 
Operazione Vox Populi - La forestale al comune di Acquapendente

Operazione Vox Populi – La forestale al comune di Acquapendente

Operazione Vox Populi - Un commissario capo in forza al comando provinciale di Viterbo con un assistente capo della stazione locale di Acquapendente

Operazione Vox Populi – Un commissario capo in forza al comando provinciale di Viterbo con un assistente capo della stazione locale di Acquapendente

Acquapendente – Gli imprenditori Fabrizio Galli e Marco Bonamici e il dipendente comunale Ferrero Friggi ricorrono in Cassazione. Valentini attacca la procura.

Dopo il tentativo fallito al Riesame di ottenere la revoca dei domiciliari, i tre arrestati dell’operazione Vox Populi ci riprovano. Stavolta con un ricorso alla suprema corte. L’extrema ratio per cercare di ottenere la libertà: Galli, Bonamici e Friggi sono reclusi in casa (insieme ai funzionari pubblici Giorgio Maggi e Vincenzo Palumbo) dal 17 ottobre scorso per presunti appalti truccati ad Acquapendente.

“Il 7 novembre scorso – dice l’avvocato Enrico Valentini, difensore dei due imprenditori e del funzionario comunale – il Riesame ha confermato i domiciliari, ma l’altro ieri ho presentato ricorso in Cassazione. Su questa vicenda c’è ancora molto da discutere e sono pronto”.

E l’avvocato non la manda a dire alla procura.

“Siamo di fronte a una situazione paradossale – afferma Valentini – con la difesa che è costretta a fare i salti mortali perché ci hanno dato i dischetti di due anni e mezzo di intercettazioni, ma solo di quelle utili. Utili per loro, però e non per noi.

Tant’è che ho chiesto di poter guardare o sentire la copia di tutti i dischetti. Non me le hanno date, ma mi hanno detto che le devo sentire in procura, guardato a vista da un ufficiale di polizia giudiziaria che fa parte del corpo forestale dello stato.

Fin qui, nessun problema. Mi sembra però che non sia il modo di giocare ad armi pari, perché se per fare le indagini ci vogliono due anni e mezzo impiegando 50 persone, io, come difesa, dal 17 novembre, quando mi è stato notificato il decreto di giudizio immediato per il 10 gennaio, ho tempo fino al primo dicembre per dover scegliere su quale strada procedere, per quale rito optare”.

Non basta.

“Come faccio – continua l’avvocato Valentini – a sapere che cosa è stato detto e come è stato detto se ho qualche centinaia di migliaia di intercettazioni, tra le quali poi ho anche scoperto cose che potrebbero costituire un illecito penale e che porterò all’attenzione degli inquirenti. Faremo le perizie su tutte le intercettazioni che sono state fatte, questo è fuori discussione.

Mi sembra ci sia un accanimento assurdo.

La procura voleva il carcere per Galli che non gli è stato dato, volevano l’aggravamento di pena per Buonamici che non gli è stato dato. Buonamici va sottolineato ha un’azienda dimensionata a dieci persone e quattro le ha dovute già mandare a casa. S0no stati licenziati e pensiamo a che tipo di Natale passeranno queste persone. E tutto perché lui non può nemmeno andare a lavorare. Con gravissime conseguenze per la vita di questa gente”.

La “requisitoria” di Valentini non si ferma- E’ un fiume in piena.

“Non ci hanno concesso niente – rimarca -, stanno calcando la mano in maniera incredibile. Le difese sono sicuramente agguerrite, ho fatto tutti i ricorsi per Cassazione, ma questo accanimento giudiziario della procura è incomprensibile. 

E’ compresso il diritto di difesa, ci sono sentenze della Cassazione che dicono che io devo avere le copie di quei dischetti e non si sa bene perché, invece, non ce le diano. Non mi hanno consentito nemmeno di portare con me gli assistiti per le intercettazioni ambientali per capirle meglio. E’ assurdo. E poi è tutto compresso, come faccio io a presentare una lista testi entro il due gennaio, con tre ricorsi per Cassazione che ci fanno fare. Ci stanno premendo in una maniera assurda. E’ così che ci sentiamo coi miei colleghi. Il tutto in un paese, come quello italiano dove, dove nel caso di Robeta Ragusa, il marito Logli, condannato in primo grado a 20 anni, è sottoposto all’obbligo di firma o di dimora”.

Mercoledì è arrivata la decisione, sempre del tribunale della libertà, sull’appello presentato dalla procura i Viterbo. I pm Fabrizio Tucci e Stefano d’Arma avevano chiesto il carcere per Galli e la contestazione di nuovi reati per Bonamici e Friggi. Accolta una richiesta su tre: per il Riesame, il funzionario comunale va accusato anche di corruzione in relazione all’appalto per i lavori di realizzazione del centro commerciale in località Cufaro.

“Sono soddisfatto – commenta Valentini –  che sia stata respinta la richiesta del carcere per Galli e la contestazione del reato di turbativa d’asta relativa ai bandi per l’asfaltatura delle strade per Bonamici. Ma sono anche preoccupato per la notevole pressione psicologica a cui è sottoposto Friggi. Comunque anche in questo caso farò ricorso in Cassazione”.

I due imprenditori e il dipendente comunale, insieme a Maggi e Palumbo, sono ai domiciliari da più di due mesi. I cinque sono finiti nei guai in seguito alle denunce dell’imprenditore Mauro Gioacchini e del presidente di un comitato cittadino di Acquapendente.

Per l’accusa, al centro dell’illecito sistema ci sarebbe stato Galli. L’imprenditore edile, con l’appoggio dei funzionari Friggi, Palumbo e Maggi, avrebbe gestito in prima persona la maggior parte degli appalti ad Acquapendente, sia emanati dal comune che dalla regione. Braccio destro di Galli, l’imprenditore Bonamici: anche lui sarebbe riuscito, più volte, a indirizzare l’esito delle gare.

Nel mirino degli investigatori, oltre all’affidamento dei lavori per l’asfaltatura delle strade dopo il nubifragio del novembre 2012 e le autorizzazioni per la realizzazione del centro commerciale in località Cufaro, l’affidamento dei lavori di messa in sicurezza della scuola elementare Sant’Agostino e i lavori in somma urgenza sulla scarpata sovrastante il liceo scientifico. Presunti reati consumati ad Acquapendente sino alla fine del 2015.


Le accuse

Fabrizio Galli risponde di:
turbativa d’asta e rivelazione di segreti di ufficio per l’affidamento dei lavori di messa in sicurezza della scuola elementare Sant’Agostino di Acquapendente e per i lavori di asfaltatura delle strade nelle frazioni e nel comune di Acquapendente, dopo il nubifragio del novembre 2013;
corruzione per i lavori in somma urgenza sulla scarpata sovrastante il liceo scientifico di Acquapendente, in seguito a una frana;

Marco Bonamici risponde di:
turbativa d’asta e rivelazione di segreti di ufficio per l’affidamento dei lavori di messa in sicurezza della scuola elementare Sant’Agostino di Acquapendente;

Ferrero Friggi risponde di:
turbativa d’asta per i lavori di asfaltatura delle strade nelle frazioni e nel comune di Acquapendente, dopo il nubifragio del novembre 2013;

Giorgio Maggi risponde di:
corruzione per i lavori in somma urgenza sulla scarpata sovrastante il liceo scientifico di Acquapendente, in seguito a una frana;

Vincenzo Palumbo risponde di:
turbativa d’asta e rivelazione di segreti di ufficio per l’affidamento dei lavori di messa in sicurezza della scuola elementare Sant’Agostino di Acquapendente e per i lavori di asfaltatura delle strade nelle frazioni e nel comune di Acquapendente, dopo il nubifragio del novembre 2013.

24 dicembre, 2016

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