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L'irriverente

Il No alla riforma è il No all’accentramento

di Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Il No alla riforma costituzionale è no anche alla soppressione delle province che, certo, non funzionano bene e vanno riordinate, a cominciare dai confini.

Così, per quanto ci riguarda, forse si è in tempo per riprendere l’ipotesi “ Tuscia” da Civitavecchia a Orvieto, per Viterbo, lambendo Grosseto.

Il No ha bocciato pure la riduzione dei poteri delle Regioni, anch’esse però da riordinare, anzitutto accorpandole (il Molise ha gli abitanti della provincia di Viterbo).

A ben vedere, dunque, sembra che il referendum abbia respinto l’accentramento, peraltro confuso, sul governo di Roma e sul suo maggior partito di sostegno quasi un invito (il voto americano insegna) a ripensare gli effetti della “globalizzazione del mercato” con il connesso predominio del denaro e di chi lo possiede.

Per riscoprire – come ricordammo con le parole del card. Tettamanzi – le “identità appannate” di comunità e singoli. I quali, prima che consumatori, sono “persone” che vivono di lavoro , il quale non è solo merce da acquistare dove costa meno, ma diritto.

E, per la vita quotidiana delle “persone”, di riforme da fare ce ne son tante, concrete e senza bisogno di iter complessi come quelli di revisione costituzionale (l’eliminazione del senato e la riduzione del numero dei deputati sono comunque urgenti: si potrebbero fare con una quindicina di parole, subito).

Dalla riforma della sanità pubblica che, così com’è, sembra fatta per favorire assicurazioni, cliniche e laboratori privati (ricordate i soldi mandati in Campania e i commenti di De Luca?); a quella dell’Anas, che invece di riparare le buche e mettere in sicurezza ponti e strade sembra preferire quanto agevola la costruzione di autostrade in concessione ai privati;

o delle Ferrovie, che investono su un migliaio di chilometri di binari ad alta velocità a servizio di trentaduemilioni buoni clienti, prima che sugli altri quindicimila dove i treni dei pendolari faticano ad accogliere – si fa per dire – trecento milioni di passeggeri all’anno.

O delle Poste dove diminuiscono i postini per potenziare il business finanziario e la consegna delle lettere, per la quale pagano cittadini e Stato, avviene a singhiozzo o, per ritirare una raccomandata, devi perdere un giorno di lavoro.

Per non dire della Banca d’Italia e della Consob che, se avessero svolto il loro compito come chiedono di farlo ai vigilati, non dovremmo temere per la sorte dei nostri depositi.
Insomma, di riforme da fare e con legge ordinaria ce ne sono, compresa quella elettorale. Per aggiornare la Costituzione, poi, meglio farsi consigliare pure da chi ci capisce.

Renzo Trappolini

11 dicembre, 2016

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