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Viterbo - Una analisi dei dati presentati in un'indagine del Sole 24 Ore sulla qualità della vita

“Il vero male di noi viterbesi è il provincialismo”

di Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Caro direttore, a commento dell’articolo pubblicato su Tusciaweb “Qualità della vita, a Viterbo sempre peggio”, mi permetto di rincarare la dose.

Dopo le “classifiche” sulla qualità della vita di Italia Oggi, ecco quelle de Il Sole 24 Ore, che ci offrono risultati differenti, perché la reginetta non è più Trento ma Aosta (le montagne comunque fanno bene alla qualità della vita) e, udite udite, la vituperata Roma, posta nella parte bassa della classifica Italia Oggi, raggiunge l’empireo del tredicesimo posto in quella de Il sole 24 Ore.

Si dirà: beh, punti di vista. Eh, no, perché questi “punti di vista” vengono spacciati per “dati statistici”, numeri insomma, di fronte ai quali dovremmo metterci sull’attenti. Come ho avuto modo di sottolineare anche di recente, queste “classifiche”, oltre ad essere poco attendibili se ripetute da un anno all’altro – perché è impensabile che certi fenomeni socioeconomici mutino in dodici mesi al punto da creare tracolli agli inferi o assunzioni in cielo – si basano su indicatori scelti soggettivamente e “pesati” ancor più soggettivamente. Le differenze, talvolta notevoli, tra le due classifiche stanno a confermare tutto ciò.

E tanto per provocare, i signori di Italia Oggi e quelli de Il Sole 24 Ore ci spieghino perché ci si suicida più al Nord che al Sud. O il suicidio non c’entra nulla con la qualità della vita? O non hanno letto mai Durkheim?

Ma c’è dell’altro.

Intanto, adesso attendiamo anche le classifiche di Legambiente; sia chiaro che a Viterbo c’è una raccolta differenziata con un indice ben sopra la media e che, almeno nel Lazio, ha una delle migliori qualità dell’aria con riguardo alle polveri sottili. Inoltre, la disponibilità di verde è molto al di sopra della media. Sull’acqua si può discutere, ma le amministrazioni locali hanno già preso notevoli provvedimenti. Gli indici sanitari non dipendono da Viterbo ma da Roma, dalla Regione Lazio.

Quindi, occhio: se ci cacciano nelle retrovie, sono in malafede. Punto.

A proposito di verde. La Coldiretti ha rilanciato a livello mediatico le rilevazioni Istat sulla disponibilità di verde pubblico pro-capite in Italia. Con l’eccezione di alcuni centri del mezzogiorno, come Matera, ancora una volta il settentrione occuperebbe le parti alte della classifica. Viterbo sta messa bene, intorno al trentesimo posto, perché gode di un ampio giardino pubblico, del verde di Villa Lante, della Valle di Faul e del Parco regionale dell’Arcionello.

Temo tuttavia che anche qui ci sia da discutere; perché si parla di verde “attrezzato” ma non si spiega chiaramente in che modo; si parla di nuovi alberi piantati, ma anche di alberi vetusti, e si fa riferimento ad un verde agricolo che non può essere la mera campagna ma è difficile definirne i contorni e le caratteristiche.

Così si scopre che Terni ha più verde pubblico di Viterbo e non risulta; che Grosseto ha più verde pubblico di Viterbo , ma perché ha acquisito tutto il percorso verde, anche agricolo, che la separa dal mare. Insomma, anche qui c’è verde pubblico e verde pubblico.

Il fatto è che gli statistici in genere sono più attenti alla quantità che alla qualità, in barba a premi Nobel dell’economia come Amartya Sen e Daniel Kahneman…

Con tutto ciò, non dico che a Viterbo tutto funziona, per carità di Dio!

Ma analizziamo i nostri mali a prescindere dalle classifiche, che non valgono gran che. Andiamo a scegliere città del nord, del centro e del sud, ma anche città europee, che hanno dato risposte reali, concrete ai loro bisogni, e proviamo ad imitarle a prescindere da dove si posizionano in classifica.

Il vero male di noi viterbesi è il provincialismo, il non saper guardare oltre l’orizzonte, il saper creare esempi virtuosi; spesso c’è l’alibi della mancanza di risorse.

Ma la fantasia e la creatività, che sono le levatrici della crescita (e non solo l’economia…) consistono anche in questo, nel saper guardare al futuro senza alibi e senza remore. Ci sono mille cose che si possono fare, se non ci si accartoccia su sé stessi, sulle beghe e le ripicche da cortile, quelle in cui siamo tanto bravi, forse i primi in classifica…

Settantatreesimi, cinquantottesimi… ma dove siamo, al Giro d’Italia?

Francesco Mattioli

14 dicembre, 2016

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