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Bilanci di fine anno 2016 - Giustizia - Intervista al procuratore capo Paolo Auriemma, che parla dei primi otto mesi di attività e annuncia le iniziative del nuovo anno

“Criminalità organizzata dedita al riciclaggio nella Tuscia”

di Raffaele Strocchia
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Paolo Auriemma

Paolo Auriemma

Paolo Auriemma

Paolo Auriemma

Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma

Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma

Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma

Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma

Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma

Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma

Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma

Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma

Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma

Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma

Viterbo – Da aprile siede alla scrivania della stanza numero 1 della procura di Viterbo. Paolo Auriemma, procuratore capo, in otto mesi è riuscito a dare la propria impronta agli uffici di via Falcone e Borsellino. “Una procura ben organizzata – dice -, ma che risente della carenza del personale, della rotazione dei magistrati e soprattutto dei giudici. Il tutto con ricadute negative sui processi”.

Dei mesi appena trascorsi Auriemma traccia un bilancio positivo, ma lo sguardo è già al 2017. Tra pochi giorni l’arrivo di un nuovo pubblico ministero, poi la creazione di nuclei specializzati su edilizia, ambiente e riciclaggio: “Perché – sottolinea Auriemma – se nella Tuscia non c’è una criminalità organizzata violenta, c’è una criminalità organizzata dedita al riciclaggio”.

Come ha trovato la procura di Viterbo?
“L’ufficio era ben organizzato, con una struttura già oleata. Importantissimi sono i rapporti umani, come quelli professionali con le forze di polizia e gli avvocati. In particolare, la stima per gli avvocati è ciò su cui si fonda la credibilità della procura. Una procura che risente moltissimo della rotazione dei magistrati e soprattutto dei giudici. Il tutto con ricadute negative sui processi, che ricominciano ogni volta che un giudice va via. Moltissimi sono ripartiti, e il caso Manca è emblematico: quasi finito, il processo è dovuto riniziare.
In fase di indagine i tempi sono soddisfacenti ma purtroppo non lo si riscontra al dibattimento. L’arrivo di Maria Rosaria Covelli, nuova presidente del tribunale, ha già fatto vedere dei miglioramenti: sono stati creati gruppi di lavoro e di confronto, sia con gli avvocati che tra tribunale e procura affinché nei processi si arrivi rapidamente a una sentenza. La riorganizzazione è in atto e sono sicuro che avrà i suoi frutti, ma il lavoro è lungo”.

C’è un problema prescrizione dunque. Penso, ad esempio, al processo Asl che sta lentamente morendo…
“Il processo Asl soffre purtroppo della frenetica rotazione dei giudici. Il problema prescrizione è grave ma stiamo cercando di superarlo arrivando a sentenze in tempi brevi, grazie anche alla maggior stabilità dei magistrati. Lo sforzo è tanto ma il compito non è facile”.

Il procuratore capo detta le direttive dell’intera procura. Quali sono le sue?
“Ho trovato un ufficio già funzionante, ma che commetteva troppo spesso errori di notifica ai testimoni. Ciò gravava sui dibattimenti, comportava un rallentamento dei processi che non potevano essere celebrati. Un settore nevralgico in cui abbiamo triplicato la forza lavoro: se prima c’era una sola persona, ora sono in tre a occuparsi delle notifiche.
Ma la prima cosa che ho voluto fare è stata la riorganizzazione del settore civile, anche se non è tipico della procura. Ci siamo riusciti in una sola settimana, grazie anche all’esperienza ereditata da Cassino dove ho ricoperto il ruolo di procuratore capo facente funzioni. Abbiamo ridotto i tempi, dando risposte rapidissime alla quotidianità dei cittadini”.

Poi la creazione del nucleo specializzato per la tutela di donne e minori…
“Quello dei nuclei è un percorso lungo, che non può essere improvvisato. Ora stiamo lavorando a quelli su edilizia e ambiente. Quest’ultimo solo tre mesi fa era impensabile: non sapevamo se dopo l’accorpamento con i carabinieri, gli agenti della Forestale applicati in procura fossero rimasti. Ora è ufficiale: restano. Ciò significa poter organizzare un nucleo ambientale ancora più specializzato”.

Quanti nuclei punta a creare?
“In un provincia ricca di piccole imprese, è fondamentale realizzare anche il nucleo sui reati finanziari e tributari. Ma non possiamo partire contemporaneamente con tutto, non possiamo impuntarci su cose ancora inorganizzabili. Dobbiamo lavorare gradualmente, perché purtroppo il personale amministrativo è poco”.

Era prevista anche la riduzione di un magistrato…
“Pericolo scongiurato. L’11 gennaio arriverà dalla procura di Brescia la nuova pubblico ministero Eliana Dolce, con 15 anni di professionalità alle spalle. Ridurre il numero dei magistrati avrebbe avuto ricadute negative sull’ufficio e sull’intero sistema giustizia. Si sarebbero infatti ridotti i vice procuratori onorari, gli agenti di polizia giudiziaria e il personale amministrativo”.

Cosa la preoccupa?
“Mi preoccupa che in meno di tre anni il 25 per cento del personale andrà in pensione. Questo mestiere non lo si impara dall’oggi al domani, perché le materie sono molto specializzate e per avere determinate professionalità ci vogliono anni di formazione. Ecco, non mi preoccupa solo il pensionamento ma anche la mancanza di maestri per chi entra”.

Cosa, invece, le ha dato maggior soddisfazione in questi mesi?
“Ricevere dai giudici risposte pronte a determinate attività. E’ motivo di soddisfazione quando il gip accoglie i provvedimenti che abbiamo richiesto e quando questi vengono poi confermati dal Riesame. Le conferme del tribunale della libertà, infatti, danno un’accelerata al processo. Dà soddisfazione quando un’indagine è fatta bene e l’imputato è inevitabilmente spinto a riti alternativi, perché così il dibattimento si alleggerisce portando via ore e ore di discussione”.

Nella Tuscia, quali sono i reati più diffusi?
“Quelli contro la pubblica amministrazione. Sono tanti, anzi troppi. Ma anche i reati ambientali e, purtroppo, c’è stata un’impennata di stalking e maltrattamenti in famiglia. In questi mesi abbiamo chiesto moltissime misure cautelari, soprattutto divieti di avvicinamento, e quasi tutte sono state accolte dal gip. Insomma, dal legislatore al giudice le razioni a questi reati sono fortissime. Chi li commette la paga cara”.

E la criminalità organizzata e le mafie invece?
“Questi sono reati di competenza distrettuale, ovvero riguardano Roma. Il compito della procura di Viterbo è solo sui ‘reati spia’. Ma una cosa è certa: purtroppo nella Tuscia c’è moltissimo spaccio di droga, ma non una criminalità organizzata violenta. La criminalità è dedita al riciclaggio economico. Nel 2017 punteremo, in particolare, l’attenzione su questo reato come quelli tributari e finanziari, non solo con la repressione ma anche con la prevenzione”.

Com’è e qual è il rapporto con la politica viterbese?
“I magistrati non hanno rapporti con i politici. La procura fa la procura e la politica fa la politica. Giochiamo su livelli completamente diversi ma rispettosi gli uni degli altri. Gli incontri con politici e parlamentari sono sempre stati e sempre saranno istituzionali, ma in questi mesi ho notato molta sensibilità sui temi sociali. Ciò non può che farmi piacere”.

Il 14 agosto scorso l’omicidio di Tuscania. Dopo quattro mesi non è ancora stato trovato l’assassino di Angelo Gianlorenzo…
“I contatti con i Ris sono continui. Abbiamo chiesto una serie di approfondimenti sulle analisi, ma si sono rivelati più complessi del previsto. Gli accertamenti stanno proseguendo, sono certosini e attenti e stanno facendo emergere elementi che in un primo momento non erano chiari”.

Elementi che possano ‘scagionare’ l’unico indagato a piede libero (Aldo Sassara, cognato della vittima)?
“Le iniziali ipotesi investigative stanno trovando conforto, stanno progredendo nella linea ipotizzata originariamente”.

Raffaele Strocchia


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3 gennaio, 2017

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