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Bilanci di fine anno 2016 - Intervista al colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri

“Il crimine c’è, ma la Tuscia sa reagire”

di Francesca Buzzi
Il colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri

Il colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri

Il colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri

Il colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri

Il colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri

Il colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri

Viterbo – “Furti, spaccio di droga, ma anche truffe, stalking e danneggiamenti. Nella Tuscia il crimine c’è, ma ci sono anche i giusti anticorpi per affrontarlo e combatterlo”.

Il colonnello Giuseppe Palma, da settembre alla guida del comando provinciale dei carabinieri, traccia un bilancio dei suoi primi tre mesi a Viterbo e, in maniera più ampia, del lavoro dei suoi uomini nel corso di tutto il 2016.

“Ricevere questo incarico è stato per me motivo di grande soddisfazione e gratificazione professionale – dice Giuseppe Palma -. Ora il mio compito qui è di continuare sul sentiero già tracciato in maniera egregia dai miei predecessori, portando avanti le strategie a medio e lungo termine per affrontare le criticità del territorio”.

A tal proposito, quali sono le criticità della provincia di Viterbo?
“In primo luogo senza dubbio ci sono i reati predatori, quindi furti e rapine, e lo spaccio di droga. Reati molto comuni, ma non per questo da sottovalutare anche perché sono proprio quelli che danno ai cittadini maggiore senso di insicurezza e paura. Non mancano, anche se in maniera più contenuta, truffe, stalking e danneggiamenti. Insomma sappiamo bene che la nostra attenzione deve sempre rimanere alta”.

Come si affrontano, quotidianamente, queste criticità?
“Lo zoccolo duro della nostra attività sono senza alcun dubbio i carabinieri sparsi in ogni angolo della provincia. Tutte le caserme, da quelle più grandi alle più piccole, hanno il gravoso compito di mettersi al servizio della gente con competenza e umanità, doti non sempre scontate, ma necessarie nel nostro lavoro”.

Nel complesso, quindi, la Tuscia può essere definita una zona tranquilla?
“Secondo me la provincia di Viterbo è una provincia sana, seppur con qualche anomalia. Nel complesso però è sicuramente una zona governabile, con un tessuto sociale ben strutturato che la rende quindi capace di reagire in maniera forte alla criminalità. Ha i giusti anticorpi per farlo. Perché, ne sono convinto, il crimine non si combatte solo per le vie giudiziarie, ma anche e forse soprattutto con la cultura. Ecco, a mio avviso, la Tuscia è una provincia molto attenta, attiva e reattiva”.

Una cultura che si forma anche con l’informazione. Qual è il ruolo dei carabinieri da questo punto di vista?
“Educare alla legalità è fondamentale. Nel corso del 2017, in linea con il comando regionale e nazionale, i nostri uomini andranno direttamente nelle scuole per tenere delle conferenze ai ragazzi su droga, alcol, bullismo e cyber bullismo. Non ci dimenticheremo neanche degli anziani, troppo spesso nel mirino dei truffatori”.

C’è qualcosa che si può fare per migliorare ancora?
“Utilissimo per migliorare ancora è senza dubbio il contributo della cittadinanza. Chiunque, dall’operaio allo studente, dal professionista alla casalinga, possono e devono essere i nostri occhi e le nostre orecchie sul territorio. Loro vivono la città e i paesi e devono comunicare con noi il più possibile affinché i nostri interventi siano repentini e mirati. Nel corso del mio mandato chiederò sempre l’appoggio e il sostegno degli enti locali, delle istituzioni, delle associazioni di categoria, degli organi di informazione e anche dei religiosi. Se tutti faremo un compatto gioco di squadra si vedranno dei risultati tangibili”.

Qual è, se c’è, l’obiettivo che si è prefissato per il suo mandato qui a Viterbo?
“Il mio obiettivo, come quello di tutti i carabinieri, è sempre quello di rispondere ai bisogni della collettività. Ma questo non lo facciamo da soli. E’ infatti grazie al prezioso contributo di tutte le altre forze dell’ordine e della procura che si raggiungono i risultati. Il 2016 ne è stato la dimostrazione. Io sono arrivato a settembre e non voglio prendermi meriti non miei sull’ottimo lavoro svolto in questi dodici mesi. Nel 2017 e oltre continueremo su quella lunghezza d’onda”.

Francesca Buzzi

11 gennaio, 2017

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