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“Il crimine c’è, ma la Tuscia sa reagire”

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Il colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri [4]

Il colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri

Il colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri [5]

Il colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri

Il colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri [6]

Il colonnello Giuseppe Palma, comandante provinciale dei carabinieri

Viterbo – “Furti, spaccio di droga, ma anche truffe, stalking e danneggiamenti. Nella Tuscia il crimine c’è, ma ci sono anche i giusti anticorpi per affrontarlo e combatterlo”.

Il colonnello Giuseppe Palma, da settembre alla guida del comando provinciale dei carabinieri, traccia un bilancio dei suoi primi tre mesi a Viterbo e, in maniera più ampia, del lavoro dei suoi uomini nel corso di tutto il 2016.

“Ricevere questo incarico è stato per me motivo di grande soddisfazione e gratificazione professionale – dice Giuseppe Palma -. Ora il mio compito qui è di continuare sul sentiero già tracciato in maniera egregia dai miei predecessori, portando avanti le strategie a medio e lungo termine per affrontare le criticità del territorio”.

A tal proposito, quali sono le criticità della provincia di Viterbo?
“In primo luogo senza dubbio ci sono i reati predatori, quindi furti e rapine, e lo spaccio di droga. Reati molto comuni, ma non per questo da sottovalutare anche perché sono proprio quelli che danno ai cittadini maggiore senso di insicurezza e paura. Non mancano, anche se in maniera più contenuta, truffe, stalking e danneggiamenti. Insomma sappiamo bene che la nostra attenzione deve sempre rimanere alta”.

Come si affrontano, quotidianamente, queste criticità?
“Lo zoccolo duro della nostra attività sono senza alcun dubbio i carabinieri sparsi in ogni angolo della provincia. Tutte le caserme, da quelle più grandi alle più piccole, hanno il gravoso compito di mettersi al servizio della gente con competenza e umanità, doti non sempre scontate, ma necessarie nel nostro lavoro”.

Nel complesso, quindi, la Tuscia può essere definita una zona tranquilla?
“Secondo me la provincia di Viterbo è una provincia sana, seppur con qualche anomalia. Nel complesso però è sicuramente una zona governabile, con un tessuto sociale ben strutturato che la rende quindi capace di reagire in maniera forte alla criminalità. Ha i giusti anticorpi per farlo. Perché, ne sono convinto, il crimine non si combatte solo per le vie giudiziarie, ma anche e forse soprattutto con la cultura. Ecco, a mio avviso, la Tuscia è una provincia molto attenta, attiva e reattiva”.

Una cultura che si forma anche con l’informazione. Qual è il ruolo dei carabinieri da questo punto di vista?
“Educare alla legalità è fondamentale. Nel corso del 2017, in linea con il comando regionale e nazionale, i nostri uomini andranno direttamente nelle scuole per tenere delle conferenze ai ragazzi su droga, alcol, bullismo e cyber bullismo. Non ci dimenticheremo neanche degli anziani, troppo spesso nel mirino dei truffatori”.

C’è qualcosa che si può fare per migliorare ancora?
“Utilissimo per migliorare ancora è senza dubbio il contributo della cittadinanza. Chiunque, dall’operaio allo studente, dal professionista alla casalinga, possono e devono essere i nostri occhi e le nostre orecchie sul territorio. Loro vivono la città e i paesi e devono comunicare con noi il più possibile affinché i nostri interventi siano repentini e mirati. Nel corso del mio mandato chiederò sempre l’appoggio e il sostegno degli enti locali, delle istituzioni, delle associazioni di categoria, degli organi di informazione e anche dei religiosi. Se tutti faremo un compatto gioco di squadra si vedranno dei risultati tangibili”.

Qual è, se c’è, l’obiettivo che si è prefissato per il suo mandato qui a Viterbo?
“Il mio obiettivo, come quello di tutti i carabinieri, è sempre quello di rispondere ai bisogni della collettività. Ma questo non lo facciamo da soli. E’ infatti grazie al prezioso contributo di tutte le altre forze dell’ordine e della procura che si raggiungono i risultati. Il 2016 ne è stato la dimostrazione. Io sono arrivato a settembre e non voglio prendermi meriti non miei sull’ottimo lavoro svolto in questi dodici mesi. Nel 2017 e oltre continueremo su quella lunghezza d’onda”.

Francesca Buzzi


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