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Scandalo Cotral - Le intercettazioni dell'imprenditore Mauro Valentini arrestato nell'inchiesta 'Manutenzioni fantasma'

“Dobbiamo ruba’ nei modi giusti…”

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L'operazione della Guardia di finanza "Manutenzione fantasma" sui bus Cotral - L'arresto di Mauro Valentini

L’operazione della Guardia di finanza “Manutenzione fantasma” sui bus Cotral – L’arresto di Mauro Valentini

Viterbo - Autobus in fiamme sulla Commenda

Viterbo – Autobus in fiamme sulla Commenda

Viterbo - Alcuni bus Cotral a Riello

Viterbo – Alcuni bus Cotral a Riello

L'operazione della Guardia di finanza "Manutenzione fantasma" sui bus Cotral - L'arresto di Mauro Valentini

L’operazione della Guardia di finanza “Manutenzione fantasma” sui bus Cotral – L’arresto di Mauro Valentini

Viterbo – Non solo nell’ortofrutta di Vetralla. Le perquisizioni dei finanzieri sono state decine. L’operazione è sempre la stessa: ‘Manutenzioni fantasma’ dei bus della Cotral, al termine della quale è finito ai domiciliare l’imprenditore Mauro Valentini, 54 anni, titolare di un’officina di Ladispoli incaricata della manutenzione dei mezzi della società di trasporti.

E’ dopo aver sequestrato pezzi di ricambio e parti meccaniche nell’ortofrutta “di Vetralla, di proprietà del cognato di Carlo Graziani” che la Guardia di finanza chiede e ottiene nuovi decreti di perquisizione. Questa volta per tutte le officine cui la Cotral ha affidato la manutenzione e riparazione dei propri autobus. L’obiettivo è sempre lo stesso: “accertare se anche nei locali di altre imprese potessero essere illecitamente occultati beni di proprietà dell’azienda di trasporti”.

Il 20 marzo 2014 i finanzieri bussano alle porte dell’officina di Mauro Valentini, a Ladispoli. Trovano “un ricambio della Cotral”, come dice l’imprenditore al fratello Roberto, in una telefonata intercettata. Sono le 9,32 e la perquisizione è ancora in corso. A fine giornata i due fratelli tornano a discutere dei sequestri: “Me rode il culo perché avevamo messo a posto tutto – dice Mauro Valentini -. Amo levato tutto e hanno trovato quei due, tre pezzi. Tre pezzi solo hanno trovato”.

Prima delle perquisizioni della Guardia di finanza i controlli, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, della stessa Cotral. Per avere notizie sull’esito delle verifiche, Mauro Valentini chiama Tania Lalli, una sua dipendente, e si lamenta del fatto che non lavorano bene: “Noi semo zozzoni – le dice -. Noi abbiamo un motorino, lo pijamo co’ tutta ‘a terra e lo mettiamo sopra. Pijamo i fanalini e li lasciamo così, co’ tutta ‘a terra dentro. Noi dobbiamo ruba’ nei modi giusti. Noi dobbiamo ruba’ nei modi giusti”.

Un primo controllo della Cotral sulle lavorazioni operate dall’officina di Valentini, ci fu anche nell’ottobre 2013. Nell’impianto aziendale di Civita Castellana, il gruppo di sorveglianza tecnica dell’azienda trasporti esegue le verifiche. Alle 12,06 del 23 ottobre i finanzieri intercettano una telefonata tra l’imprenditore e Lalli: “Le testine dell’avantreno so’ state verniciate da noi e se vede da otto chilometri – dice la dipendente -. L’elettrovalvola delle sospensioni manco gli hanno dato una pulita, porco due. Ma se tu ce metti ‘revisionata’, ma almeno daje ‘na pulita”. “Figura de merda, porco dinci – risponde Valentini -. Mica pe’ i sordi, pa’ figura de merda”.

I pm Stefano Fava e Letizia Golfieri avevano chiesto l’arresto per quindici persone, tra cui due viterbesi: il capotecnico del deposito Cotral di Viterbo, Francesco Buttinelli, e quello del deposito di Civita Castellana, Fabio Arcangeli. Ma i pubblici ministeri sono riusciti a ottenere i domiciliari solo per Mauro Valentini. “Ha reiterato le condotte fraudolente – scrive il gip Massimo Battistini nelle ultimi pagine dell’ordinanza – con modalità sperimentate e consolidate, che non sono venute meno neppure dopo la penetrante attività di controllo che ha svelato uno scenario di diffusa illegalità.

Durante le verifiche – continua il gip -, Valentini ha espresso il proposito di realizzare condotte ancor più raffinate, palesando così l’indubbia volontà di continuare nelle condotte fraudolente. Neppure la pendenza di un procedimento penale, nota a Valentini per la notifica dell’avviso di proroga delle indagini, ha avuto un minino effetto deterrente”. Ciò costituisce “prova della negativa personalità dell’indagato e della persistente inclinazione a delinquere”.

I gip ha così disposto gli “arresti domiciliari, con divieto di comunicazione con persone diverse da quelle” che vivono sotto il suo stesso tetto. “Il divieto di comunicazione – conclude il giudice – è necessario per evitare che Valentini continui a dare direttive per la reiterazione di condotte delittuose”.


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23 gennaio, 2017

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