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Feto nel cassonetto, si va in appello

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Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto [3]

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

L'avvocato Samuele De Santis [4]
L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – Bimba settimina gettata nel cassonetto: la difesa è pronta a ricorrere in appello contro la sentenza di primo grado con cui la madre Elisaveta Alina Ambrus lo scorso 30 settembre è stata condannata a 10 anni. Non sarebbe stato, per la difesa, un aborto indotto dai farmaci, come sostiene il perito del pm Franco Pacifici, ma un parto precipitoso.

Intanto, questa mattina, è stata rinviata a febbraio, per motivi tecnici, la prima udienza del processo all’infermiere che, come ha voluto fosse messo a verbale il pm Pacifici, non era presente in aula. “Non perderà un’udienza. Non c’era solo perché si sapeva che non si sarebbe potuto fare niente e l’inizio del processo sarebbe stato rinviato”, spiega il difensore Samuele De Santis, spingendosi a dipingerlo come una vittima. “La vera vittima naturalmente è la bambina – puntualizza -, ma dimostreremo che Graziano Rappuoli è un infermiere stimato e stimabile, considerato prezioso dai colleghi della sala operatoria. Va ricostruita la verità sul suo conto, e come è finito coinvolto in questa vicenda. Seppure per superficialità, anche lui è una vittima”.

La donna, nel frattempo, una ballerina 27enne romena, nonostante se ne siano perse le tracce, è stata inserita dai difensori Maria Antonietta Russo e Samuele De Santis nella lista dei testimoni a favore dell’infermiere 56enne Graziano Rappuoli, chiamato a rispondere davanti alla corte d’assise di omicidio volontario e occultamento di cadavere in concorso. L’uomo, accusato anche di esercizio abusivo della professione medica, avrebbe procurato alla 27enne la ricetta falsa con cui si è procurata il Cytotec, il farmaco che, inducendo le contrazioni, verrebbe usato anche per procurare aborti clandestini.

La difesa punta proprio al ruolo del Cytotec nel parto prematuro della bimba settimina, ritrovata in un cassonetto del Salamaro il 2 maggio 2013. Nessun dubbio che la donna volesse abortire, “ma – per i difensori – tra l’assunzione e il parto è trascorso troppo poco tempo, secondo la superperizia disposta dal gip la piccola è venuta alla luce per un parto precipitoso. E lo stesso gup Savina Poli, nella sentenza di condanna, ha eliminato la premeditazione, il che sposta successivamente la soglia del delitto. Faremo appello perché la ‘previsione di accettazione della morte del feto’ era imprevista”.

Il parto sarebbe avvenuto senza contrazioni alle 11,30 del mattino, appena quattro ore dopo l’assunzione del Cytotec, i cui effetti si sentono dopo 12-14 ore, nel bagno della casa che la Ambrus condivideva a San Faustino con un’altra ballerina. “Precipitoso, quindi naturale e non indotto – per la difesa – tanto più che la 27enne appena nove mesi prima aveva dato alla luce un altro figlio. Il caso ha voluto abbia coinciso con l’assunzione dell’ossitocina con cui avrebbe voluto procurarsi un aborto”. I difensori sono pronti a ricorrere in appello per gli stessi motivi per cui avevano chiesto al gup l’assoluzione per insufficienza di prove, oppure la riqualificazione del reato in feticidio o aborto illegittimo aggravato dall’evento morte.


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