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Chiusa l'inchiesta bis - Per la procura di Roma è omicidio preterintenzionale - Indagati tre militari, l'ex moglie di uno di loro: "Vantandosene, mi raccontava che gliene avevano date tante"

I pm: “Cucchi pestato a morte dai carabinieri”

Stefano Cucchi

Stefano Cucchi

Stefano Cucchi

Stefano Cucchi

Roma – Prima l’arresto. Poi i carabinieri che lo pestano. Quindi la morte in un letto d’ospedale. Così avrebbe perso la vita Stefano Cucchi, secondo la procura di Roma che contesta a tre militari l’omicidio preterintenzionale.

Otto anni dopo il decesso del geometra romano, il procuratore capitolino Giuseppe Pignatone e il pm Giovanni Musarò chiudono l’inchiesta bis sulla morte di Cucchi, avvenuta in un reparto protetto dell’ospedale Pertini, il 22 ottobre 2009, sette giorni dopo il suo arresto nel parco degli Acquedotti.

Per i magistrati, i responsabili del pestaggio del giovane geometra sono i carabinieri che lo arrestarono: Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco. Ai tre è contestata anche l’accusa di abuso di autorità, per aver sottoposto Cucchi “a misure di rigore non consentite dalla legge” con “l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza di Cucchi al momento del fotosegnalamento”. Lo si legge nell’avviso di chiusura delle indagini, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, e pubblicato dal Fatto Quotidiano.

Un anno fa l’ex moglie di uno dei tre carabinieri indagati, Raffaele D’Alessandro, ha parlato al Tg3. Il racconto di Anna Carino, 29 anni, dalla sua casa, a San Martino al Cimino. “Ho dovuto spiegare ai mei figli – ha detto – che purtroppo il padre anni fa ha fatto qualcosa di sbagliato, e che adesso dovrà pagarne le conseguenze. Ho deciso di parlare perché è giusto che alla famiglia di Stefano venga data giustizia. Ho voluto incontrare Ilaria per chiederle scusa, per farle capire che mi dispiace, che avrei dovuto parlare prima. Non l’ho fatto perché avevo paura. Ho tre bambini, non è facile. Ilaria mi ha detto solo ‘Grazie, immagino quanto possa essere stato difficile’.

Sono pronta a testimoniare – ha sottolineato Carino -, a dire quello che lui mi ha raccontato. Che loro, quella sera, gliene hanno date tante. Questo è il termine che lui usava. Purtroppo era spavaldo nel raccontarlo, lo raccontava quasi vantandosene. Forse si sentiva intoccabile e ha voluto raccontare quella vicenda così, divertito. Qualsiasi cosa abbia potuto fare questo ragazzo (Cucchi, ndr), massacrarlo di botte non credo sia giustificabile”.

Cucchi, si legge nell’avviso di chiusura delle indagini, fu colpito a “schiaffi, pugni e calci”. Le botte, per l’accusa, provocarono “una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale”, provocando sul giovane “lesioni personali che sarebbero state guaribili in almeno 180 giorni e in parte con esiti permanenti, ma che nel caso in specie, unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte.

Le lesioni procurate a Stefano Cucchi – si legge sempre nel provvedimento dei pm – il quale, fra le altre cose, durante la degenza al Pertini subiva un notevole calo ponderale anche perché non si alimentava correttamente a causa e in ragione del trauma subito, ne cagionavano la morte. In particolare la frattura scomposta” della vertebra e “la conseguente lesione delle radici posteriori del nervo sacrale determinavano l’insorgenza di una vescica neurogenica, atonica, con conseguente difficoltà nell’urinare, con successiva abnorme acuta distensione vescicale per l’elevata ritenzione urinaria non correttamente drenata dal catetere”. Una quadro clinico che “accentuava la bradicardia giunzionale con conseguente aritmia mortale”.

Francesco Tedesco, Vincenzo Nicolardi e al maresciallo Roberto Mandolini, comandante della stazione Appia, dove fu portato Cucchi dopo il suo arresto il 15 ottobre del 2009, sono accusati a vario titolo di falso e calunnia. In particolare, “implicitamente accusavano, sapendoli innocenti, tre agenti della penitenziaria, dei delitti di lesioni personali pluriaggravate e abuso di autorità”.

Il pm Musarò ha ritenuto infondata l’ipotesi della morte per epilessia di Cucchi. L’attacco epilettico del quale è stato vittima il giovane nei giorni di detenzione dopo il suo arresto, infatti, non figura tra le cause che ne hanno causato il decesso. Da qui il cambio di imputazione: i carabinieri ai quali viene ora contestato l’omicidio, infatti, sono stati a lungo indagati per lesioni personali aggravate, mentre i militari accusati di calunnia erano sospettati solo di falsa testimonianza.

L’inchiesta adesso arriva a una svolta. Fino a ora ben quattro giudizi avevano portato soltanto ad assoluzioni: confermate due volte in appello quelle per i sanitari dell’ospedale Pertini; diventate definitive, invece, quelle per gli agenti penitenziari che lavoravano nelle celle del tribunale di Roma.

“I carabinieri sono accusati di omicidio, calunnia e falso. Voglio dire a tutti che bisogna resistere, resistere, resistere. E avere fiducia nella giustizia”, commenta Ilaria Cucchi, sorella di Stefano.

18 gennaio, 2017

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