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Viterbo - Economia - Chiude lo storico negozio di via Roma dopo 45 anni di attività - Tonino Carbone, figlio di Rosario che avviò il locale, racconta questi anni

La storia della Pasticceria catanese finisce qui…

di Paola Pierdomenico

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Tonino Carbone con la moglie

Tonino Carbone con la moglie

I dolci della pasticceria Catanesi

I dolci della pasticceria Catanesi

Il torrone della pasticceria Catanese

Il torrone della pasticceria Catanese

Tonino Carbone fuori dalla pasticceria in via Roma

Tonino Carbone fuori dalla pasticceria in via Roma

I dolci della pasticceria Catanesi

I dolci della pasticceria Catanesi

La pasticceria Catanese in via Roma

La pasticceria Catanese in via Roma

Viterbo – La storia del pasticcere proveniente dalla Sicilia finisce qui…

A chi non è capitato di passare in via Roma ed essere investito da un odore di dolce da far venire l’acquolina in bocca con la testa che automaticamente si gira verso l’inconfondibile vetrina della Pasticceria catanese.

E’ di questi giorni la triste notizia della sua chiusura.

Tonino Carbone, figlio di Rosario, che nel 1972 ha avviato l’attività, racconta questi anni. Nella sua voce un pizzico di malinconia, ma anche l’orgoglio per aver ricevuto tanti attestati di stima da parte di amici e soprattutto di colleghi per quello che ha fatto.

Con la chiusura della pasticceria si chiude anche una pagina della città, ma Carbone non esclude che i suoi dolci e il suo inimitabile torrone possano tornare a essere assaporati. 

“La pasticceria – racconta Tonino – è stata aperta nel 1972 da mio padre Rosario, conosciuto come il pasticcere proveniente dalla Sicilia. Aveva fatto esperienze a Roma e poi è venuto a Viterbo al caffè Schenardi, che era un punto di riferimento e la base da cui sono partite diverse attività del settore.

Ha chiamato la pasticceria “Catanese” non perché fosse il nostro cognome, che è Carbone e in pochi lo sanno, ma perché era originario di Catania e quando si è trasferito qui ha voluto portare con sé le sue radici. Con questo nome, ha, nel tempo, acquisito notorietà e dunque lo ha mantenuto”.

La tradizione siciliana è stata il marchio di fabbrica del negozio. “Ci siamo sempre concentrati sui prodotti che vanno dal cannolo siciliano alla lavorazione della pasta di mandorle e del marzapane. Da mio padre, si rivolgeva chi aveva richieste di questo tipo. Poi, trovandoci comunque in un luogo che non era la Sicilia, abbiamo ampliato con la pasticceria tradizionale”.

Carbone aveva sette anni quando il padre ha aperto l’attività, la sua vita è in quelle mura e dietro bancone. “Sono cresciuto in pasticceria che per noi era come una casa.

Dopo aver fatto il mio percorso di studente, mi è poi venuto naturale avvicinarmi al lavoro della mia famiglia. Osservavo mio padre e da lui ho imparato molto. In passato, era più facile tramandare certe passioni… era come un destino tracciato, perché comunque si lavorava bene. Ora non è più così, il contesto economico si è complicato e tante cose sono cambiate.

Trasmetterei volentieri le mie conoscenze per arricchire un giovane che volesse avvicinarsi a questo mestiere, ma non lo farei più a livello famigliare. La nostra storia si chiude qui…”.

La chiusura è stata maturata nel tempo. “Non è stata decisione improvvisa. Tra i motivi c’è il fatto che mi trovavo a operare in una zona, il centro storico, che si è andato modificando. Prima, era davvero gratificante stare nel cuore della città, perché c’era un’alta densità di gente che passeggiava e più residenti. Era tutto più vivo e produttivo.

Lo scenario, invece, è cambiato così come le abitudini commerciali anche con l’esodo verso zone più “comode”. Fattori che messi insieme mi hanno sfavorito. 

A tutto questo, si vanno ad aggiungere i costi di gestione, che si sono rivelati sempre più pesanti, e soprattutto il fatto che mi sono trovato a lavorare da solo con mia moglie con un impegno sempre maggiore rispetto al guadagno. Ecco perché ho fatto certe scelte.

Non è quindi un discorso di qualità dei prodotti, ma di un insieme di cose che hanno fatto sì che questa attività non avesse più modo di esprimersi”.

Il lavoro di una vita che per Carbone è stato un bellissimo capitolo. “Se sono riuscito ad accontentare anche una sola persona, per una piccola cosa, per me, ha significato tutto. Lavorare è stata la mia soddisfazione più grande. Mi hanno fatto poi piacere i tanti attestati di stima e vicinanza che in questi giorni, dopo la notizia della chiusura, ho ricevuto da clienti, amici e colleghi, anche molto bravi. Non lo credevo, ed è stata una bella sensazione, se non altro vuol dire che, probabilmente, abbiamo fatto qualcosa di buono.

Sono, ora, nel pieno della fase evolutiva e non ho rimpianti per quanto riguarda la mia professione. Con la chiusura, vivo un’esperienza nuova e sono forse solo un po’ malinconico, specie in questi giorni che trascorro in pasticceria a sistemare e mettere via ogni cosa. Mi capita infatti di ritrovarmi tra le mani attrezzi con cui ha lavorato mio padre o che mi hanno fatto tornare alla mente dei momenti particolari.  Sono 45 anni di emozioni che non se ne vanno.

Porterò con me questo lavoro, perché i ricordi che ho in quel locale sono davvero tanti: a partire dal lavoro al fianco di mio padre, che ho avuto la fortuna di godermi per tanti anni, all’incontro con quella che poi è diventata mia moglie, fino alla nascita delle mie figlie. Tutti passaggi che sono avvenuti lì dentro. C’è un pezzo della mia vita tra quelle mura”.

In molti gridano di salvare l’inconfondibile torrone Catanese… “Continuerò a fare questo lavoro in altri contesti e stiamo facendo in modo di salvare il torrone – scherza Carbone -. E’ una soddisfazione saper fare certi prodotti e riscontrare l’apprezzamento della gente quando li assaggiano. Insomma, fa piacere potersi distinguere per qualcosa… “.

Paola Pierdomenico


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16 gennaio, 2017

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