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Manutenzioni fantasma dei bus - Le intercettazioni tra l'imprenditore e un consigliere Cotral - Il gip: "La familiarità tra i due lascia molto perplessi"

“La strategia di Graziani: creare disservizi alla riapertura delle scuole”

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Carlo Graziani

Carlo Graziani

Viterbo - Autobus in fiamme sulla Commenda

Viterbo – Autobus in fiamme sulla Commenda

Viterbo - Autobus in fiamme sulla Commenda

Viterbo – Autobus in fiamme sulla Commenda

Viterbo - Alcuni bus Cotral a Riello

Viterbo – Alcuni bus Cotral a Riello

Viterbo – “La strategia di Carlo Graziani: creare pesanti disservizi nel periodo di riapertura delle scuole”. Il tutto per “attirare l’attenzione delle istituzioni”, affinché il Cda della Cotral riesca a “sbarazzarsi del responsabile della situazione”, il suo presidente. E’ il sunto, contenuto nell’ordinanza del gip di Roma, di un’intercettazione tra l’imprenditore ed ex presidente della Viterbese Carlo Graziani e Giovanni Libanori. Anche Libanori, ex Udc ed ex membro del Cda della Cotral, ora consigliere metropolitano di Roma, è tra i cinquanta indagati dell’inchiesta ‘Manutenzioni fantasma’ sui bus dell’azienda trasporti.

Dalla conversazione con Graziani “balza immediatamente agli occhi – scrive il gip Massimo Battistini – l’anomalo e inopportuno interessamento di Libanori, a scapito della Cotral e in favore delle imprese esterne”. Nell’agosto 2013 Graziani (del Gruppo Graziani srl) riceve un’ingiunzione per il pagamento di quasi tre milioni di euro di penali da versare alla Cotral. Immediata la chiamata a Libanori. Il consigliere è furioso: “Perché vedi Ca’, non è tanto che (il presidente, ndr) t’ha mandato ‘a lettera. El problema è che ‘sto pezzo de merda non c’ha detto niente. E che cazzo, su!”. E’ a questo punto che “Graziani – continua il gip – informa Libanori di una strategia concordata con altre officine” per “sbarazzarsi del responsabile della situazione”, il presidente. Non solo il consigliere “appoggia la strategia”, ma “gli raccomanda di inviare immediatamente una lettera di diffida alla Cotral, con cui richiede una somma a titolo di interessi per mancato o ritardo pagamento”. E’ una “risposta all’ingiunzione” dell’azienda, come scritto nell’ordinanza.

A fine agosto, “Libanori chiama Graziani perché ha appreso che la Cotral ha pagato parte dei debiti. Libanori afferma di aver comunque sollecitato l’ad Vincenzo Surace a parlare con Fernando Tanzi (consigliere Cotral, ndr) e a darsi da fare”. Per il gip, “lascia molto perplessi la familiarità che c’è tra i dirigenti Cotral e le ditte appaltatrici, e che si estende a tutti i livelli”. E’ “evidente il filo diretto tra Libanori e Graziani. Un rapporto solidale, che va oltre il limite posto dalla carica che ricopre e che gli imporrebbe di tutelare gli interessi dell’azienda anziché quelli delle ditte”.

La familiarità, come la definisce il gip, “è confermata anche dalle conversazioni in cui Graziani si lamenta, ipotizzando una congiura a suo danno per estrometterlo dagli appalti”. “E’ la manovra de A., P. e R che mo, sotto rinnovo dei contratti, me vonno crepà – dice in un’intercettazione l’imprenditore a Libanori -. Oltre a levà Viterbo, me vonno levà ancora altra roba. Giovà, ai capo tecnici je vietano de mannamme le machine. Je fanno pressioni. Je mettono paura”.

E’ tutto scritto nell’ordinanza con cui è finito ai domiciliari Mauro Valentini, titolare di un’officina di Ladispoli incaricata della manutenzione dei bus Cotral. Nell’atto firmato dal gip ci sono anche cinquanta indagati, tra cui un gruppo di viterbesi: l’imprenditore Carlo Graziani; il capotecnico del deposito Cotral di Civita Castellana, Fabio Arcangeli; Francesco Buttinelli, capotecnico del deposito di Viterbo; Patrizio Pigna, capotecnico dell’impianto Cotral di Viterbo e capo unità tecnica del deposito di Blera; Alessandro Ranucci; Domenico Ercolani, capo unità tecnica del deposito di Montalto; l’ex dipendente Maurizio Di Giovenale e Goffredo Taglioni, capo unità organizzativa, amministrativa e tecnica della divisione Cotral di Roma\Viterbo.

Le indagini della Guardia di finanza, che partono nel 2014 ma riguardano anche fatti antecedenti, partono da una denuncia dell’ad di Cotral Vincenzo Surace, allarmato dall’anomalo dato dei guasti segnalati sugli autobus, dai frequenti problemi meccanici e dall’incendio di alcuni mezzi. Per i pm Stefano Fava e Letizia Golfieri gli indagati avrebbero, a vario titolo, truccato le manutenzioni dei bus Cotral, facendo risultare di aver riparato pullman che invece continuavano a circolare senza gli standard di sicurezza o subivano continui guasti. Il tutto truffando l’azienda di trasporto pubblico, sempre secondo l’accusa. E’ il “Sistema Cotral”, come lo ha definito il gip.


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19 gennaio, 2017

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