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Tribunale - Marito a processo per violenze, maltrattamenti e lesioni - In aula il racconto della vittima, che ha però perdonato l'uomo

“Mi ha chiusa in casa e riempita di botte con il bimbo in braccio”

Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – La crisi postpartum della moglie e le difficoltà economiche della famiglia lo mettono sotto stress. Così, per scaricare le sue frustrazione, riempie di botte, calci e pugni la donna.

Ennesima storia di violenze, maltrattamenti e lesioni al tribunale di Viterbo. Ieri, davanti al giudice Rita Cialoni, la testimonianza della vittima, che nel settembre 2014 ha denunciato il marito dopo essere stata chiusa in casa e riempita di botte con il bimbo in braccio.

“Abbiamo iniziato a discutere al telefono – racconta in aula la donna -. Quando è arrivato a casa, era così nervoso che non l’ho fatto entrare. Avevo paura mi picchiasse e ho chiuso la porta a chiave, ma lui ha iniziato a prenderla a calci. Dopo un po’, mi ha detto che non mi avrebbe toccata e così l’ho fatto entrare. Ma mi ha subito preso a schiaffi e spintoni, poi i pugni in testa e i calci sulla schiena. Mi ha chiusa in casa per non farmi scappare e mi ha sequestrato il cellulare perché stavo per chiamare mia mamma e i carabinieri”.

La donna ha paura. Per lei e il bimbo di un anno che ha in braccio. “Per proteggere mio figlio – continua la vittima – mi sono raggomitolata sul divano, ma lui ha cominciato a riempirmi di testate. Poi ha preso un cuscino, me l’ha messo sulla bocca per impedirmi di parlare e strillare. Il bambino ha assistito a tutto”. L’arrivo dei carabinieri, e l’uomo che viene portato via: per un po’ di tempo non può più avvicinarsi alla moglie.

Quello tra i due, entrambi stranieri, è un matrimonio travagliato, iniziato nel 2011. Nell’estate del 2012 l’uomo perde il lavoro, e frustrato per la precaria situazione economica della famiglia inizia a ‘sfogare’ la sua rabbia sulla moglie. “Mi picchiava tre, quattro volte al mese – sottolinea la donna -. Nel maggio 2014, dopo una discussione, sono anche finita in ospedale. Ma non ho mai avuto il coraggio di denunciarlo prima perché mi minacciava di morte”.

In tribunale la donna parla a fatica. Sono decine le contestazioni del pubblico ministero. Il giudice la riprende più volte, ricordandole che ha l’obbligo di dire la verità.

Poco più di un anno a fa, a l’uomo è stata revocata la misura cautelare. “Siamo tornati insieme – conclude da vittima -. Ora mio marito è cambiato, è un uomo nuovo. Prima era sotto stress perché aveva perso il lavoro ed era appena nato nostro figlio, ma ora è un padre perfetto e non ha mai alzato un dito contro il bambino”.

10 gennaio, 2017

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