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“Nel centrodestra basta voler essere i primi dei perdenti”

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Daniele Sabatini

Viterbo – “Nel centrodestra basta voler essere i primi dei perdenti”. Daniele Sabatini racconta un anno intenso. Dall’impegno per le infrastrutture, in primis la Trasversale, alle battaglie su Rsa, sociale e sanità. Attacca “l’andamento lento” della giunta Zingaretti che ha fatto perdere non poche occasioni al territorio.

E ora, alla luce dell’esito referendario, si concentra sulla ricostruzione del centrodestra, perché, con le comunali alle porte, anche a Viterbo si lavori per unire e non per dividere. Come lui stesso ammette, “di prime donne o scienziati, al momento, non ce n’è bisogno”.

Che anno è stato per la politica?
“E’ stato senza dubbio un anno importante – dice Sabatini -, specie nella parte finale con l’esito del referendum sulla riforma della Costituzione che ha segnato un momento topico della legislatura e uno spartiacque nella politica italiana.

Gli effetti nazionali si stanno ripercuotendo a livello territoriale con le problematiche che ci sono nel Pd. La leadership di Renzi ha subìto uno stop inaspettato probabilmente derivante dalla sua stessa arroganza dello “stai sereno”. E’ un anno che ricorderemo a lungo”.

In Regione, invece?
“Abbiamo avuto alcuni momenti significativi e altri in cui Zingaretti, stancamente, ha cercato di portare avanti questa legislatura. Se con il famoso collegato, in estate, eravamo riusciti a porre attenzione su certi temi importanti, ora, con la legge di stabilità che è arrivata in consiglio regionale, si conferma l’andamento lento della giunta”.

Quali sono stati i fallimenti più evidenti?
“E’ semplice, basta chiedere a un qualsiasi cittadino di dire una cosa l’amministrazione regionale abbia fatti e credo nessuno saprebbe dare una risposta. Nel dettaglio, penso alla sanità e ai trasporti, forse, le sconfitte più importanti. Aveva fatto una campagna elettorale con la scritta “Immagina” con appunto immagini che appunto mostravano accoglienza, ospedali funzionanti e liste d’attesa eliminate. Sappiamo tutti che non è così.

Anche sui trasporti, sia su gomma che su ferro, mi pare sia una tragedia con mezzi assolutamente inadeguati. E’ stato fantastico poi, perché, in tutto questo, è riuscito a inaugurare 24 volte lo stesso treno, peraltro derivante da finanziamenti della precedente amministrazione regionale. Ogni volta la stessa storia. E’ l’emblema della voglia di visibilità di Zingaretti”.

Su cosa si è basato il suo impegno?
“La Orte-Civitavecchia che, per me, è l’obiettivo di mandato. Ci abbiamo insistito anche quando, all’inizio, le attenzioni infrastrutturali della regione sembravano orientate altrove. Con tenacia e fare collaborativo e istituzionale, da parte di tutti i soggetti in campo, e soprattutto dei consiglieri del nostro territorio, siamo riusciti a portare avanti un impegno di serietà, che è quello del completamento”.

Le sembra che siamo a buon punto.
“Sono ripartiti i lavori del penultimo stralcio, partiti e mai interrotti e già questa è una notizia. E’ una delle poche soddisfazioni belle e importanti che abbiamo. Ora, per il futuro, bisognerà vedere come confermare le risorse del Cipe, ossia i 490 milioni di euro per l’ultimo tratto, fino a Civitavecchia”.

A cosa si dedicherà nel 2017?
“Sicuramente le infrastrutture, l’ultimo stralcio, dal punto di vista paesaggistico, faunistico, ambientale e archeologico,  è ben più impegnativo di quello attuale. Ci dovremmo lavorare. Poi il sociale e le Rsa, a cui tengo molto, e sostegno alle imprese specie rispetto alle difficoltà croniche di accesso al credito. Infine, la sanità col superamento definitivo del blocco del turn over regionale, lo sblocco delle liste d’attesa e poi la fine di quei palliativi tipo la proliferazione di case della salute, quando in realtà i nostri reparti, soprattutto il pronto soccorso, dimostrano carenze specie sul personale infermieristico e degli anestesisti. Non dimentico l’agricoltura coi bandi del Psr e i trasporti”.

Nel 2016 è diventato capogruppo di Cuoritaliani. Come sta andando questa esperienza?
“Nasce, innanzitutto, dalla deflagrazione del centrodestra ed è un movimento civico attento ai territori e comunque ben saldo a questa area politica. A livello numerico, siamo il gruppo più consistente del consiglio regionale del Lazio. Lo scopo è quello di dare un contributo, modesto o importante che sia, alla ricomposizione del complicato mondo del centrodestra in questa fase politica”.

Invece il centrodestra a Viterbo, come sta messo?
“L’anno e mezzo che ci attende è importante, sembra banale dirlo. Dobbiamo tenere conto degli insegnamenti delle ultime elezioni che ci dicono che il centrodestra, quando è unito vince, altrimenti, non solo perde, ma addrittura non lascia nessuna eredità politica da cui ripartire. La consapevolezza di tutti. attualmente, è quella di collaborare per l’unità. Non ci sono altre alternative affinché quella che è maggioranza solo in alcune zone torni a essere maggioranza di governo, sia nel capoluogo che in paese”.

Siete sulla buona strada?
“Ogni tanto ne leggo una – scherza Sabatini – credo comunque che, al momento, non ci sia l’esigenza né di scienziati né di prime donne. Alcuni mi sembrano interessati a essere i “primi dei perdenti”, un gioco che è già stato fatto in Italia e che non ha portato a nulla. Per il centrodestra, auspico un futuro migliore, perché i cittadini ci hanno mandato un segnale forte, di ricerca di compattezza. Il referendum ha confermato questo trend e spero che, anche nel Viterbese, riusciremo a interpretarlo in maniera corretta”.

Paola Pierdomenico


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