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Bilanci di fine anno 2016 - Politica - Intervista al parlamentare Pd Alessandro Mazzoli

“Pd contro i capibastone? Da che pulpito…”

di Paola Pierdomenico

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Alessandro Mazzoli

Alessandro Mazzoli

Viterbo – “Pd contro i capibastone? Da che pulpito…”. Alessandro Mazzoli non vuole fare polemica, ma sul Pd, qualche frecciatina se la lascia sfuggire. Non solo per quanto riguarda i capibastone tirati in ballo da Giuseppe Fioroni, ma anche sulla dichiarazione dell’ex ministro sulla necessità di alleanze.

Una cosa non nuova per il deputato e sulla quale non servono certo lezioni.

Mazzoli si concentra quindi su terrorismo e terremoto. Poi sull’immigrazione a Viterbo con la speranza che il campo profughi alla ex fiera “non veda mai luce”.

Che anno è stato il 2016?
“E’ stato anno difficile – dice Mazzoli -. L’attentato di Berlino richiama alla mente la sequenza di episodi terroristici che ci sono stati in Europa. Simile a quello del 14 luglio a Nizza e, sempre a luglio, quelli in altre quattro città tedesche. Poi Bruxelles e quello del Bangladesh in cui perse la vita la nostra concittadina Nadia Benedetti.

Il pensiero va alle stragi, al dolore e alla morte che è stata seminata e che ha avuto e ha l’unico obiettivo di estendere i confini della guerra e anche quello più evidente di cambiare la nostra natura di società aperte, democratiche e pacifiche. E’ un elemento di preoccupazione e anche uno di motivi che, giustamente, alimentano una sensazione di paura e incertezza verso il futuro da parte dei cittadini dell’Europa. Non c’è stato però solo questo”.

Cos’altro?
“Il terremoto che ha colpito il centro Italia e che ha distrutto piccoli paese e frazioni. Tante comunità sono ormai disperse e collocate in altri luoghi, considerando che, ora, si è modificato anche l’assetto geologico. Sicuramente la macchina degli aiuti è stata tempestiva e c’è stato un lavoro serio, di stretto raccordo con le autorità locali, i sindaci e le istituzioni. Si sta facendo il possibile per avviare rapidamente la fase della ricostruzione. Solo pochi giorni fa, si è conclusa l’approvazione definitiva del decreto che dimostra come ci sia tutta la determinazione a ripristinare le normali condizioni di vita di quelle persone”.

L’Italia e l’immigrazione.
“E’ l’anno in cui è arrivato nel nostro paese il maggior numero di profughi e richiedenti asilo. Siamo a 175mila e, nello stesso tempo, abbiamo provato a fare fronte al tentativo di assicurare accoglienza in condizioni di sicurezza e, in larga parte, ci siamo riusciti. Ma questo fenomeno, insieme ad altre vicende, ha contribuito ad accrescere una sensazione di insofferenza e insicurezza sia nel nostro paese che in Europa”.

Cosa dovrebbe fare appunto l’Europa?
“E’ necessario che sappia ritrovare l’unità e la sua determinazione nell’affermare i valori e i principi fondamentali di civiltà che consentano di combattere la paura. E’ sempre più indispensabile che la comunità internazionale accresca il suo sforzo per vincere il terrorismo”.

E il ruolo del governo?
“Nel corso di questi anni, ha via via rafforzato tutte le misure di controllo, non solo nelle principali città ma anche rispetto a eventi come l’Expo e il Giubileo. Abbiamo dato prova di tenere gli occhi aperti e di riuscire a garantire la sicurezza. Non può essere abbassata la guardia e serve una collaborazione più stretta, a livello, europeo, fra le intelligence, le forze di sicurezza e le magistrature”.

A cosa si è più dedicato in questo anno?
“Faccio parte della commissione Ambiente e lavori pubblici e ho seguito da vicino le vicende del terremoto, cercando di darne conto in tutti i passaggi parlamentari e volendo anche essere presente sui luoghi del sisma. Sono stati portati avanti provvedimenti importanti come la legge delega per la lotta alla povertà, attraverso cui abbiamo destinato un miliardo di euro l’anno per il reddito di inclusione e di contrasto alla povertà assoluta, poi la riforma del terzo settore, la legge sulle unioni civili e la legge di stabilità che, con un confronto con le parti sociali, è riuscita a costruire risposte sul tema delle pensioni e del rinnovo del contratto del pubblico impiego.

Al suo interno, ci sono misure significative per investimenti di attività produttive, penso al capitolo dell’industria 2.0 e agli incentivi alle imprese che scelgono di investire nell’innovazione e in digitalizzazione”.

Cosa ha fatto per la Tuscia?
“Ho cercato di raccogliere, di volta in volta, le esigenze del territorio e di farmi carico delle questioni più significative, soprattutto nel settore agricolo con appunto il collegato agricolo, la legge contro il caporalato, quella sul vino e lo spreco alimentare. Infine, l’ulteriore abbattimento di tasse nella legge di stabilità”.

Ha preso una posizione precisa sui migranti a Viterbo, anche attaccando la prefetta. Come è andata a finire la vicenda?
“Ho voluto sollevare una questione importante e delicata perché stava avanzando una modalità di gestione dei flussi di migranti e richiedenti asilo che tendeva a escludere i sindaci e le autonomie locali. Ho fatto presente che, già da diversi mesi, il governo e l’Anci stavano dando indicazioni diverse. Sono quindi intervenuto per richiamare l’attenzione e chiedere una correzione di rotta.

Mi sembra ci siano stati dei segnali in questa direzione e mi auguro si continui così. Non a caso, qualche settimana fa, Minniti e De Caro hanno sottoscritto un nuovo accordo sulle quote secondo cui la ripartizione deve avvenire sulla base di 2,5 migranti per mille abitanti. Si ribadisce poi che ogni iniziativa sull’accoglienza debba essere fatta in collaborazione col comune, le autonomie locali e il mondo associativo. Un provvedimento che si va add aggiungere alla circolare di ottobre di Alfano che sollecitava i prefetti a preferire lo Spraar alle gare e ai centri di accoglienza straordinaria. Serve il massimo di informazione, coinvolgimento e trasparenza e la volontà di concordare tutto.

A Viterbo è stato così?
“Non è stato così, ma che io sappia sono state avviate pratiche diverse rispetto al passato che mi auguro possano produrre risultati migliori di quelli avuti. Spero sempre che l’iniziativa del centro di accoglienza e dei container alla ex fiera possa non vedere la luce”.

Perché?
“Perché ci sono altri modi per affrontare il problema e la stessa città ha dimostrato di saperlo fare distribuendo la propria quota in piccoli nuclei diffusi sul territorio”.

Il Pd?
“Veniamo da una sconfitta seria, chiarissima ed evidente quella del referendum del 4 di dicembre. La cosa più utile è guardare in faccia la realtà e capire che, dentro la vittoria del “no”, non c’è solo la bocciatura della proposta di riforma, ma è venuto fuori molto altro e cioè un’affluenza massiccia, con oltre il 65% di italiani all urne. In discussione quindi non c’è stato solo il quesito referendario, ma la condizione materiale dell’Italia che sicuramente è uscita dalla fase di maggiore mergenza e recessione, ma che non possiamo dire che abbia imboccato la strada delle crescita. Ai timidi segnali di questi mesi, infatti, non ha corrisposto un miglioramento delle condizioni di vita delle persone, in modo particolare dei giovani”.

A Viterbo, invece, il Pd è così unito come si vuole far credere o prevale sempre il gioco delle correnti?
“Dopo il voto, il partito ha necessità di ricostruire e ridefinire la sua unità. Sulle correnti e i capibastone non voglio fare polemica… sarebbe solo da fare una battuta e cioè… da che pulpito viene la predica. Però, sto al merito e alla parte più seria e cioè che l’unità del Pd è qualcosa su cui ognuno deve sentirsi impegnato.

Unità che non significa unanimismo a prescindere, ma, pur nelle differenze e nelle storie diverse, ciascuno deve sentire su di sé la responsabilità di fare parte di una sola comunità che è fatta di persone libere. Condizione indispensabile per riconoscere una comunità, sentirsene parte e dare il proprio contributo”.

Quando Fioroni dice che il Pd, da solo, non vince a Viterbo e in Italia e che serve fare alleanze, ha ragione?
“Per me, è stato sempre così, non è una novità. Nel nostro territorio, abbiamo sempre lavorato per costruire delle alleanze di cui il Pd è stato il pilastro e che consentissero di costruire soluzioni competitive per le elezioni e di governare i comuni, la provincia nella sua nuova edizione, e la Regione. Su questo, dunque, non servono lezioni. Il problema è decidere come, unitariamente, affrontare il tema delle alleanze e come si mette in campo una classe dirigente capace, perché la politica non si improvvisa.

Il referendum chiude definitivamente la fase del bipolarismo, ormai ce ne sono tre di poli e cambia lo scenario su cui dover lavorare. Bisogna ricostruire i partiti ed essere consapevoli che, alle prossime elezioni, ci sarà bisogno anche di fare alleanze”.

Ritiene necessaria una discussione congressuale?
“Assolutamente e ho accolto positivamente la proposta di Renzi di aprire una fase di ascolto, non solo all’interno del partito, ma verso la società per avviare un congresso che rilanci il profilo progressista e riformista del Pd, come principale forza in campo del centrosinistra”.

Cosa farà nel 2017?
“Innanzi tutto – conclude Mazzoli – spero che il nuovo anno ci consegni qualche piccola soddisfazione, non politica, ma per le persone, i cittadini e l’Italia. Un anno di ripresa. Continuerò a concentrarmi sul lavoro in parlamento e sul rappresentare le istanze del Viterbese nell’attività di governo”.

Paola Pierdomenico


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3 gennaio, 2017

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