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Roma - 700 vigili urbani su 5.800 non stanno sulla strada

Pizzardoni imboscati, uno su sette a Roma sta in ufficio

Alberto Sordi nel Vigile

Alberto Sordi nel Vigile

Roma  – Tu chiamali, se vuoi, pizzardoni. Spunta una categoria invisa tra gli imboscati d’Italia, i vigili urbani. E tra le migliaia del Belpaese, guarda caso proprio quelli della capitale. I vigili, anzi “il viggggile” di albertosordiana memoria. 

Spiccano i presunti vigili urbani imbucati di Roma. Sono 700 su 5.800 gli uomini e le donne della polizia locale che hanno presentato al comando un regolare certificato di “inabilità”. Pari al 12%. Uno ogni sette. Tutto personale spostato dalle strade della capitale perennemente ingolfate di traffico, agli uffici e nei settori amministrativi. Col via libero del medico, non sono  idonei a svolgere il servizio di pattuglia, ai posti di blocco o agli incroci. Risultato, croci uncinate di fantozziana memoria.

Eppure… nessuna anomalia. Le norme prevedono la dichiarazione di inabilità e quindi il trasferimento di mansione. Ma il fenomeno solleva più di un interrogativo, anche se per i sindacati di settore è tutto regolare. L’età media del corpo della polizia municipale è di 53 anni. Il grosso dei certificati sono per ernie del disco e malattie cardio-circolatorie. I controlli medici sono disposti dallo stesso Comune e solo attraverso personale competente. Non c’è possibilità di eluderli e alterarli. E il Campidoglio non accorda straordinari agli agenti in servizio negli uffici. Vengono riconosciuti solo al personale di pattuglia: in pratica, senza paletta e fischietto, lo stipendio resta quello base.

Chi non ricorda la notte di Capodanno del 2014? Dovevano esserci 900 vigili in servizio. Quel giorno 767 vigili si diedero malati, pari all’83,5% dei pizzardoni. Avrebbero dovuto sorvegliare i Fori Imperiali, cinturare la maxi-arena del concertone al Circo Massimo e gestire il traffico della notte più congestionata dell’anno. Ci fu l’inchiesta. Ebbene, secondo le carte, il 97% di quei certificati erano regolari. Così furono rinviato a giudizio i 22 medici che li avevano firmati, con l’accusa di aver compilato certificati irregolari, consentendo di saltare il turno di lavoro a San Silvestro. 

L’inchiesta è ancora aperta ma, a oggi, soltanto un vigile è finito a processo con le accuse di falso e di violazione dell’articolo 55 della legge Brunetta. Per non prestare servizio la notte di San Silvestro aveva deciso di donare il sangue. Tutti regolari invece risultano quelli rilasciati per l’inabilità a Roma nel 2016. 

11 gennaio, 2017

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