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Bilanci di fine anno 2016 - Il comandante dei vigili del fuoco Paduano racconta il lavoro durante il sisma e si augura un 2017 nella nuova caserma

“Quell’abbraccio col papa che non dimenticherò…”

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Terremoto - Il comandante Paduano accoglie il papa in visita nelle terre colpite dal sisma

Terremoto – Il comandante Paduano accoglie il papa in visita nelle terre colpite dal sisma

Il papa nei luoghi del sisma incontra il comandante Paduano e i vigili del fuoco

Il papa nei luoghi del sisma incontra il comandante Paduano e i vigili del fuoco

Il papa nei luoghi del sisma incontra il comandante Paduano e i vigili del fuoco

Il papa nei luoghi del sisma incontra il comandante Paduano e i vigili del fuoco

Il papa nei luoghi del sisma incontra il comandante Paduano e i vigili del fuoco

Il papa nei luoghi del sisma incontra il comandante Paduano e i vigili del fuoco

Terremoto nel centro Italia - Alfano accolto da Paduano nella sua visita al campo base

Terremoto nel centro Italia – Alfano accolto da Paduano nella sua visita al campo base

Il comandante dei vigili del fuoco Paduano

Il comandante dei vigili del fuoco Paduano

Viterbo - Il comandante Giuseppe Paduano

Viterbo – I vigili del fuoco festeggiano santa Barbara – Il comandante Giuseppe Paduano

Viterbo – L’abbraccio col papa tra le macerie di Amatrice resterà il momento più forte di questo 2016. 

Un ricordo che il comandante della caserma dei vigili del fuoco di Viterbo Giuseppe Paduano non dimenticherà mai. 

“Noi pompieri viviamo di emozioni, è il nostro lavoro, quello che abbiamo scelto. Ma quell’abbraccio col papa in un momento di così forte drammaticità è stata una di quelle emozioni che muovono dentro qualcosa. E’ successo a me e credo anche a tutti coloro che quel giorno erano ad Amatrice”. 

Era il 4 ottobre scorso, da pochi giorni il centro Italia era stato colpito da un violento terremoto che aveva raso al suolo Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, provocando 299 vittime. Papa Francesco senza nessun tipo di clamore arrivò nelle zone colpite e abbraccio tutti i vigili del fuoco, i volontari e i superstiti del sisma. Restò da solo nella zona rossa a pregare e poi così come era arrivato se ne andò. In silenzio e senza clamore. 

Lei comandante era in quelle zone dal giorno del terremoto?
“Sono arrivato a Città Reale il 24 agosto intorno alle 10 del mattino, poche ore dopo la tremenda scossa delle 3.43 e sono rimasto per circa tre mesi. Posso dire che noi tutti del comando di Viterbo siamo stati protagonisti per tutta la prima fase del terremoto. Il nostro è stato un impegno davvero importante sia in termini di mezzi che di uomini. Io ho assunto fin dall’inizio il comando del Coa (comando operativo avanzato) per organizzare tutti i soccorsi e ho chiesto in supporto gli uomini che conoscevo meglio. I miei ovviamente. E loro si sono fatti valere”. 

Qual è stato il momento più critico?
“Il momento peggiore è sempre quando si inizia in situazioni come queste. Quando tutto va organizzato e il tempo è davvero poco. Ma grazie all’unità di comando vocale e il gruppo Tas (entrambi fatti arrivare da Viterbo) alle 18 del pomeriggio avevamo un’idea dei danni e delle zone dove intervenire. Nei primi quattro giorni, quando l’emergenza era altissima, avevamo 900 persone, tre volte il turno di Roma che è il più grande d’Italia. E devo dire grazie a tutti coloro che hanno collaborato con me se ce l’abbiamo fatta a organizzare il lavoro e dare una svolta”.

E il momento di soddisfazione?
“In questa grande tragedia ci sono stati diversi momenti importanti. Ho avuto l’onere di avere tutte le cariche di Stato presenti e di poterli accompagnarli nelle zone colpite dal terremoto e nella zona rossa. Ma il momento che non dimenticherò mai è stato l’abbraccio col papa, un uomo di una semplicità e generosità infinita. Davvero una grande emozione. Per me e per tutto il personale presente. Quella è stata davvero un’emozione che va oltre”. 

E’ stato comandante del Coa per tre lunghi mesi…
“E’ stato complicato. Noi solitamente abbiamo una permanenza massima di dieci giorni in queste occasioni ma per il comando, come prevede il protocollo, tendiamo a mantenere la continuità di direzione. Proprio per facilitare l’azione e non avere stalli. Voglio sottolineare che se tutto è andato bene è merito del personale che mi ha sempre aiutato. Non smetterò mai di ringraziarli. Così come non smetterò mai di ringraziare le loro famiglie, il loro sostegno, a volte rassegnato, è fondamentale per i vigili che spesso partono da un momento all’altro e si gettano con dedizione e impegno nel loro lavoro”.

Ma nel 2016 per i vigili del fuoco di Viterbo non c’è stato solo il terremoto del centro Italia.
“Ovviamente la prima parte dell’anno è stata segnata da interventi e attività di soccorso che per noi rimangono la priorità. E non abbiamo smesso nemmeno quando buona parte del personale era impegnata ad Amatrice. Questo significa che chi è rimasto a Viterbo ha dovuto lavorare di più. Un sacrificio che ha permesso di continuare a svolgere l’ordinario. L’ho fatto in occasione della festa di Santa Barbara e lo ripeto ora: grazie davvero a tutti operativi, amministrativi, discontinui. Senza di voi non sarebbe stato possibile. La città intera deve essere orgogliosa di questi uomini che sono stati apprezzati a tutti i livelli. Quello che hanno messo nel loro lavoro è stato davvero tanto, un contributo che ha salvato tante vite”.

Progetti per il futuro?
“Siamo a un passo dal completamente della parte operativa del nuovo comando, mi auguro che nel 2017 potremmo entrarci in maniera definita. Questo è l’augurio per tutti i vigili di Viterbo”.

Maria Letizia Riganelli


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6 gennaio, 2017

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