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Scandalo Cotral - La frase che, secondo un ex dipendente del Gruppo Graziani, l'imprenditore era solito ripetere prima di iniziare i lavori di manutenzione dei bus

“Su ‘sta cosa qua nun ce magnamo gnente?”

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Carlo Graziani

Carlo Graziani

Viterbo - Alcuni bus Cotral a Riello

Viterbo – Alcuni bus Cotral a Riello

Un buco nel pavimento del pullman Cotral

Un buco nel pavimento del pullman Cotral

Sutri - Pullman Cotral in fiamme

Sutri – Pullman Cotral in fiamme

Viterbo – Quei ricambi, forniti dalla Cotral, dovevano finire sui bus. Invece “venivano occultati per essere rivenduti alla ditta fornitrice della stessa” azienda di trasporti. I finanzieri li hanno trovati nel “capannone e nel rudere” di un ortofrutta “di Vetralla, di proprietà del cognato di Carlo Graziani”, l’imprenditore ed ex presidente della Viterbese tra i cinquanta indagati dell’inchiesta ‘Manutenzioni fantasma’ sui bus della Cotral.

La perquisizione e i sequestri il 28 novembre 2013, sei mesi dopo le dichiarazioni di A.B., viterbese e dipendente del Gruppo Graziani, fresco di licenziamento. “Assistevo frequentemente alla rigenerazione di pezzi di ricambio usati, mediante sabbiatura e verniciatura, con successivo addebito alla Cotral del costo del pezzo come nuovo”, racconta A.B.. I pezzi venivano poi “rimontati sui mezzi”, ma nella fattura all’azienda trasporti veniva “specificato l’assemblaggio di una nuova testata. Tali attività venivano ordinate da Carlo Graziani. E tutti gli operai, pena il licenziamento, erano costretti a eseguirle”.

Non finisce qui. L’ex dipendente del Gruppo Graziani, con le mansioni di autista, soccorritore e collaudatore, riferisce ai finanzieri anche la frase che l’imprenditore viterbese “era solito profferire circa le lavorazioni da eseguire sui mezzi Cotral”: “Su ‘sta cosa qua nun ce magnamo gnente?”.

Non solo parti meccaniche mai sostituite, a fronte di attestazioni di lavori avvenuti e pagati. Non solo pezzi di ricambio usati e fatturati come nuovi, dopo una semplice riverniciata. Per il Gruppo Graziani “era prassi prelevare dai trenta ai cinquanta litri di carburante dal tappo di spurgo sotto il serbatoio (dei bus Cotral, ndr). In tal modo, veniva garantita l’integrità dei dispositivo antieffrazione posto nel tubo di carico del serbatoio, che viene controllato alla consegna e al ritiro del mezzo”. Lo racconta, sempre ai finanzieri, l’ex dipendente. Le sue parole sono nell’ordinanza d’arresto cha ha fatto finire ai domiciliari Mauro Valentini, titolare di un’officina di Ladispoli incaricata della manutenzione dei bus dell’azienda di trasporti.

Per l’avvocato Marco Russo, difensore di Graziani, “le accuse (di A.B., ndr) sono il frutto di una mera ritorsione da parte dell’ex dipendente, sulla cui credibilità si ha più di un motivo per dubitare. Si tratta, infatti, di un soggetto che era già stato licenziato”. Ma per il gip Massimo Battistini, “le dichiarazioni di B., indipendententemente dalla loro attendibilità, hanno costituito un utile spunto per alcune attività investigative descritte nell’informativa”.


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21 gennaio, 2017

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