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Furbetti della Asl - Belcolle - Invece che in ospedale ecco dove si trovavano medici e infermieri indagati - L'ordine dei medici di Viterbo ha aperto il procedimento disciplinare

Andavano ovunque tranne che al lavoro…

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Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

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Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

Viterbo – Orvieto, Roma, Amelia. I ventitré medici e infermieri dell’ospedale di Belcolle accusati di assenteismo andavano ovunque. Tranne che al lavoro. Per quasi tremila ore gli uomini della Guardia di finanza li hanno videoripresi timbrare il cartellino e poi allontanarsi dall’ospedale. Ma anche vidimare il badge dei colleghi che restavano a casa o si dedicavano ad altro: una dipendente è stata sorpresa a fare spese, un’altra ad assistere a una recita di Natale.

Poi pedinamenti e appostamenti. Gli agenti hanno rilevato la loro posizione attraverso le celle telefoniche e i dati Gps delle proprie auto. C’era chi rimaneva in provincia: Acquapendente, Capodimonte, Civita Castellana, Marta, Montefiascone, Monterosi, Nepi, Orte, Vallerano, Vitorchiano. Chi andava nella Capitale, tra Roma, Mazzano Romano e Campagnano. E chi si spingeva fino al ternano: Allerona, Amelia, Ficulle e Orvieto.

E’ scritto nell’avviso di conclusione indagini notificato il 31 gennaio scorso ai ventitré medici e infermieri della Asl coinvolti nell’indagine coordinata dalla pm Paola Conti. Tra questi anche il primario di medicina trasfusionale Tiziana Riscaldati e l’infermiera Stefania Gemini, addetta alla predisposizione della liquidazione dell’unità operativa. Entrambe, indagate di punta, sono state sospese dal servizio. Per i restanti ventuno, invece, l’Asl ha inviato “la lettera di contestazione dell’addebito”, come spiegato dall’avvocato Elaine Bolognini.

Gli agenti del nucleo tributario li scoprono a fine 2015, grazie alle intercettazioni di una precedente indagine. Non solo furbetti del cartellino. Dall’operazione è emerso che negli ultimi cinque anni dodici tra medici e infermieri avrebbero anche gonfiato i propri stipendi per un importo complessivo di un milione e 300mila euro. Avrebbero sfruttato una delle caratteristiche del reparto: l’assistenza, a pagamento, in casa dei pazienti. La frode sarebbe stata posta in essere attraverso false attestazioni relative a trasfusioni di sangue a domicilio in giorni di assenza dal lavoro, in alcuni casi anche mentre erano in ferie. Oppure gonfiate nella quantità del servizio reso, o effettuate ma rendicontate anche a favore di colleghi che in realtà non c’erano.

Martedì scorso il presidente dell’ordine dei medici Antonio Maria Lanzetti ha ascoltato Maria Rita Guitarrini, Basilio Radini e Maurizio Trenta. Sono i tre medici dell’ospedale di Belcolle iscritti all’ordine di Viterbo. Dopo il colloquio Lanzetti ha relazionato al consiglio, che ha poi aperto il procedimento disciplinare. Ma è stato subito sospeso, “in attesa – ha spiegato il presidente – almeno del primo grado di giudizio. Dopo aver acquisito la sentenza e le motivazioni, il procedimento verrà riaperto e il consiglio deciderà quale sanzione applicare. Si va dall’ammonizione fino ad arrivare alla radiazione dall’albo”.



Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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27 febbraio, 2017

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