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Viterbo - Cultura - Concluso il primo modulo del master di I livello per “Narratori di comunità” attivato dall’Unitus e affidato alla Banda del racconto

Benjamin, Pannega e bruschetta al frantoio del Paradosso

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Viterbo - Concluso il primo modulo del master "Narratori di comunità"

Viterbo – Concluso il primo modulo del master “Narratori di comunità”

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Viterbo - Concluso il primo modulo del master "Narratori di comunità"

Viterbo – Concluso il primo modulo del master “Narratori di comunità”

Viterbo – Si è concluso ieri, nell’aperto della campagna maremmana con un divertito pranzo rustico e interminabili racconti intorno al fuoco di una capanna “d’artista”, il primo modulo del master di I livello per “Narratori di comunità” (galleryslide).

Attivato dall’Università degli studi della Tuscia per l’anno accademico in corso, il master è prestigiosamente ospitato in seno al Dibaf e affidato a un corpo docente misto, la cui barra di timone è stata affidata agli uomini di Banda del racconto.

Venerdì, dopo i saluti del dipartimento ospite – il direttore Giuseppe Scarascia Mugnozza, assente per motivi personali, era rappresentato dal professor Stefano De Angeli – è stata la volta di quelli portati dal consigliere regionale Riccardo Valentini (scienziato di fama internazionale “prestato” alla politica e vero demiurgo istituzionale della “poetica” del master stesso).

Successivamente i 24 apprendisti narratori (21 iscritti e 3 uditori) hanno ascoltato con concentrata curiosità la lectio magistralis di Antonello Ricci incentrata sulla figura del narratore secondo Walter Benjamin.

Apprendendo da subito la necessità di distinguere con rigore la peculiare figura del narratore da quelle del romanziere, dello storico o del giornalista.

La lezione di Ricci ha saputo attualizzare molti spunti dall’opera del critico tedesco, dimostrando la forza epocale di certe sue intuizioni.

A seguire, grazie a una fregolesca performance di Pietro Benedetti (in scena con alcuni suoi cavalli di battaglia: Pietro Rossi, il garibaldino dimenticato dai viterbesi; l’indimenticabile poeta popolare Alfio Pannega) l’attenzione si è spostata sulla fucina del personaggio: il lavoro del narratore si muove costantemente tra fonti d’archivio, vecchi libri e tradizioni orali, rigore scientifico e seduzioni creative, lapsus e rimozioni.

Sabato mattina invece, la comunità “itinerante” dei narratori, maestri e apprendisti si è spostata in uno dei luoghi più densi di genius patrimoniale del centro storico di Viterbo: la ex-chiesa di Santa Maria della Pace attuale sede del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa.

Alfonso Prota vi ha iniziato i discenti alla “filiera” lessicale tipica dell’esperienza denominata Banca del racconto (“focolare” narrativo, trasformazione e restituzione), ai primi rudimenti delle dinamiche psichiche nonché alle potenzialità “visive” del trasformare e restituire storie raccolte in una pubblica narrazione.

I graditissimi saluti portati dal presidente del Sodalizio, Massimo Mecarini, si sono trasformati in un vivace dialogo-dibattito su imperativi e difficoltà per una sempre migliore messa in valore – più universale, meno localista – dello straordinario paradosso patrimoniale rappresentato dal riconoscimento Unesco per la Macchina come bene culturale “immateriale”.

Una vera e propria mini lezione, improvvisata con maestria e affabilità da Mecarini “prof. per un giorno”. (Non tutti sanno che il presidente è un “passionista” di poesia dialettale, in grado di declamare a memoria interi componimenti dello zio Edilio).

Al termine del pomeriggio di sabato, ci si è ritrovati intorno a una saporita bruschetta che ha sigillato la visita narrata ai locali del frantoio “Il Paradosso”.

Sito nel cuore della Viterbo medievale, con il suo intrigante museo “selvaggio” – caratteristica rimarcata con forza dall’antropologo di Banda Marco D’Aureli esso rappresenta un unicum dalle feconde potenzialità: una inedita quanto armoniosa convivenza tra filiera produttiva attiva e percorsi nella memoria ergologica del territorio come biglietto da visita turistico-culturale per il centro storico locale.

Nel dialogo conclusivo la comunità degli apprendisti ha sottolineato, concorde e compiaciuta, la maestria e l’ingegno di Mario Matteucci, frantore storico e fiscolaio di stirpe, vero artigiano della narrazione e performer popolare, capace di tenere la scena con regia mirata, parola esatta e un gestualità ricca di pathos.

Domenica infine – anticipavamo in apertura – il finale pirotecnico: dopo la visita al Museo del brigantaggio di Cellere, condotta dal direttore della struttura Marco D’Aureli, tutti intorno al fuoco di una capanna d’artista – nel pianoro della Maremma papalina aperta al vento e ai forestieri – in compagnia dell’ospite e demiurgo Vincenzo Gioiosi detto Cencio, ribattezzato Vulcano. Pecoraio di stirpe e amico di vecchia data di Banda del racconto.

Nonché – avrebbe commentato Benjamin – incredibile “narratore maestro di consiglio”.

La comunità di apprendimento si è trattenuta, per tutto il primo pomeriggio, a tirare le somme di questo primo ciclo: ripasso e sistemazione dei contenuti appresi, messa a punto consapevole dell’armamentario metodologico sciorinato dai formatori.

L’appuntamento con prossimo ciclo del master è per venerdì 3 marzo. Di nuovo indoor, nell’aula blu del Dibaf. Si parlerà di paesaggi culturali con Stefano De Angeli e di archeologia e paesaggio con Elisabetta De Minicis.


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27 febbraio, 2017

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