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Nepi - Sotto processo un sedicente investigatore privato e una vicina - Hanno chiesto alla vittima un riscatto di 400 euro per non dire alla figlia che il marito la tradiva - Incastrati dall'anziana donna con l'aiuto dei carabinieri

Foto hard del genero alla suocera, ma lei incastra i ricattatori

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Nepi – Foto hard del genero alla suocera: “Se non mi dai 400 euro, dico a tua figlia che il marito la tradisce con due amanti, una di Marta e una di Nepi, sposata e con due figli”. E’ il ricatto di un quarantenne di Ronciglione, sedicente investigatore privato, a una suocera di Nepi.  I fatti risalgono al periodo che va dal 18 al 20 ottobre 2014. Ma alla donna sono bastati due giorni per incastrarlo. Lui e la presunta complice.

Con grande sangue freddo, nonostante lo spavento, la suocera è corsa a dire tutto al genero, il presunto fedifrago, e insieme sono andati dai carabinieri. D’accordo coi militari della locale stazione, l’anziana ha finto di acconsentire al ricatto. Ma era una trappola. E al momento del pagamento del riscatto per l’uomo sono scattate le manette. È finito sotto processo per estorsione. E con lui anche la presunta mandante, una vicina di casa delle vittime. Da chiarire se il movente sia stato il denaro, la gelosia o la vendetta.

Il processo si è aperto ieri davanti al giudice Rita Cialoni. Parte civile tutta la famiglia. Suocera, figlia e genero, pronti a chiedere agli imputati un cospicuo risarcimento tramite l’avvocato Antonio Rizzello.

“Mi ha telefonato un sabato mattina, minacciando di mettere in piazza le scappatelle di mio genero, portando le foto compromettenti a mia figlia sul posto di lavoro  – ha spiegato la suocera in aula – mi sono spaventata e senza dirle niente ho chiamato mio genero. Con lui la domenica ci siamo messi d’accordo coi carabinieri, che ci hanno consigliato come fare. Il lunedi sono andata all’appuntamento con l’investigatore portando i 400 euro, dopo avere fotocopiato i soldi. Al momento dello scambio lui mi ha dato la pennetta con le presunte fotografie dei tradimenti. E i carabinieri, che erano appostati,  gli hanno messo le manette”. 

Cosa ci fosse nella pennetta non è dato sapere. È stata subito sequestrata ed è tuttora tra i corpi di reato. Ma il telefonino del 40enne, mentre era già in caserma in stato di fermo, avrebbe squillato insistentemente. E sul display sarebbe comparsa la scritta “maestra “. Ai carabinieri sono bastate poche indagini per risalire all’identità della presunta complice, una vicina di casa di suocera, figlia e genero. Secondo l’ex convivente dell’imputato, che il giorno della “riscossione” lo accompagnò a Nepi: “So che lui e la vicina di casa delle vittime erano amici. Lui mi diceva che lei aveva una relazione col genero”.

 


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13 febbraio, 2017

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