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Tribunale - Per i difensori il decreto di giudizio immediato è viziato in maniera insanabile - Gli imprenditori sono accusati di avere evaso milioni di Iva sulle supercar straniere

“Fratelli Marchetti, processo da rifare”

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Il deposito auto di Marchetti e nei riquadri, i fratelli Elio e Catia Marchetti

Il deposito auto di Marchetti e nei riquadri, i fratelli Elio e Catia Marchetti

Viterbo – E’ ripreso con un colpo di scena firmato dai difensori  Francesco Massatani e Marco Valerio Mazzatosta il processo ai fratelli Elio e Catia Marchetti. Si tratta della nota coppia di imprenditori del settore automobilistico, titolari della concessionaria di via della Palazzina, arrestati nell’operazione Red Zoll dalla Polstrada nell’estate 2014 con l’accusa di avere evaso 6 milioni di Iva sulle auto di lusso importate dall’estero.

Il processo sarebbe dovuto ripartire ieri davanti al giudice Rita Cialoni, dopo il trasferimento del predecessore Eugenio Turco a Belgrado, in missione per l’anticorruzione. Invece rischia di dover ripartire dall’udienza preliminare. Secondo le difese, infatti, il decreto di giudizio immediato sarebbe viziato in maniera insanabile. “Nessun riferimento alla possibilità di ricorrer a riti alternativi, come l’abbreviato o il patteggiamento. Nessun riferimento alla possibilità di rientrare nel beneficio della messa in prova”,  hanno sottolineato Mazzatosta e Massatani, sollevando l’eccezione. Colto di sorpresa lo stesso pm Fabrizio Tucci, che naturalmente ha subito fatto opposizione. Il giudice Mattei si è riservata fino ad aprile, fissando per quell’udienza anche il contraddittorio tra periti. “Così qualora la decisione fosse di andare avanti – ha detto il magistrato – l’udienza potrà tenersi, senza perdere altro tempo”. La difesa si è dimostrata collaborativa, rinunciando a riascoltare gli 11 testimoni già sentiti, come avrebbe avuto diritto. 

Fuori dal processo i commercialisti romani Bruno e Luca Giordani, anche loro finiti ai domiciliari, ma che hanno scelto riti alternativi. Furono indagati invece a piede libero, altri otto soggetti, tra i quali due viterbesi già arrestati per reati analoghi nel 2008, due gestori di agenzie di pratiche auto di Viterbo e San Sepolcro e diversi prestanome, tra cui un detenuto di Regina Coeli e un ospite di un centro di accoglienza sulla Tiburtina, assoldati per 50 euro a firma.


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4 febbraio, 2017

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