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Processo "macchina del fango" - All'udienza di ammissione prove, la difesa del direttore scopre le prime carte - Otto gli imputati del maxiprocesso, cinque le parti ciivli

“Il giornale di Paolo Gianlorenzo navigava in pessime acque”

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Il pm Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi

Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

L'avvocato Franco Taurchini

Il codifensore Franco Taurchini

Viterbo – (sil.co) – Macchina del fango e Vinitaly, ieri l’ammissione delle prove e un primo assaggio della strategia difensiva dei legali di Paolo Gianlorenzo.

“Dimostreremo che il quotidiano diretto da Gianlorenzo navigava in pessime acque e che non sarebbe stato possibile proseguire la pubblicazione, se i giornalisti della cooperativa non avessero accettato di ridursi lo stipendio. Altro che tentata estorsione. Non erano minacce, era una questione di sopravvivenza”. Lo ha detto l’avvocato Franco Taurchini, difensore con Carlo Taormina del cronista, chiedendo di ascoltare come teste a prova contraria  il commercialista della Editoriale giornalisti: “Spiegherà come la situazione economica fosse tale da non poter proseguire altrimenti le pubblicazioni” ha detto il difensore.  

Fu proprio la denuncia di un gruppo di redattori, nell’estate 2011, a dare il via alla maxinchiesta del sostituto procuratore Massimiliano Siddi, sfociata nel processo. Otto gli imputati tra i quali, oltre a Gianlorenzo, l’ex assessora regionale Angela Birindelli, l’ex patron della Viterbese calcio e imprenditore Giuseppe Fiaschetti; la giornalista Viviana Tartaglini; l’impiegato dell’agenzia delle entrate Luciano Rossini; l’ex dipendente della Asl, Sara Bracoloni; l’ex direttore dell’assessorato all’agricoltura, Roberto Ottaviani; l’ex commissario straordinario dell’Arsial, Erder Mazzocchi.

Tentata estorsione, corruzione, peculato, concussione, minacce, appropriazione indebita, abuso d’ufficio e detenzione abusiva di armi la lunga sfilza di accuse, a vario titolo, del pm Massimiliano Siddi. Cinque le parti civili: Francesco Battistoni, Piero Camilli e Regione Lazio; Antonio Riccardi, il presunto prestanome di Giuseppe Ciarrapico, ex senatore Pdl ed ex editore di Gianlorenzo, il quale si sarebbe spacciato per lui per ottenere informazioni scottanti al telefono; infine il giornalista Daniele Camilli. Camilli è l’unico del famoso gruppo dei 6 cronisti ribelli che, dopo avere dato via alla maxinchiesta con la loro denuncia, si sia costituito parte civile contro l’ex direttore Gianlorenzo e l’allora braccio destro Viviana Tartaglini. Compariranno solo come parti offese Luca Appia, Roberto Pomi, Mario Ramundo, Alberto Zadro e Glauco Antonacci.

Il collegio, prima della rituale udienza di ammissioni prove, ha sciolto la riserva, rigettando le eccezioni presentate dai legali di Ottaviani e Mazzocchi, sulla presunta indeterminatezza dei capi d’imputazione e sulla presunta incompetenza territoriale del tribunale di Viterbo, a favore di Roma o Verona. Il 12 aprile un ulteriore passaggio: prima che il processo entri nel vivo sarà nominato un perito per trascrivere le intercettazioni ritenute utili dalle parti. Per sentire i primi testimoni dell’accusa, bisognerà aspettare novembre e dicembre. 


Le accuse

Paolo Gianlorenzo risponde di:
tentata estorsione per le “macchine del fango” a Francesco Battistoni, Roberto Angelucci e Piero Camilli e le minacce di licenziamento ai collaboratori del giornale;
corruzione per l’accordo con l’assessora, pubblicità-macchina del fango contro Francesco Battistoni;
minacce a un collaboratore;
detenzione di arma per il tirapugni in redazione;
appropriazione indebita per i 5mila euro della cooperativa editoriale, per pagare spese legali;
tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio per la vicenda del notaio Fortini;
sostituzione di persona per aver usato un prestanome dell’ex senatore Ciarrapico, durante una telefonata;

Angela Birindelli di:
tentata estorsione e corruzione per la macchina del fango a Francesco Battistoni;
tentata concussione e abuso d’ufficio per la “cacciata” di Stefano Bizzarri;
peculato per la macchina di servizio usata per ragioni private;
abuso d’ufficio e tentata concussione per i presunti tentativi di pilotare l’allestimento dello stand Lazio al Vinitaly;

Viviana Tartaglini risponde di:
tentata estorsione per le minacce di licenziamento ai collaboratori del giornale;
appropriazione indebita per i 5mila euro della cooperativa editoriale, per pagare spese legali;

Luciano Rossini risponde di:
tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio per la vicenda del notaio Fortini; in qualità di funzionario dell’Agenzia delle entrate avrebbe detto a Gianlorenzo di un imminente controllo sulla categoria dei notai. Informazione che, per l’accusa, è stata usata come strumento di pressione dal giornalista e dal funzionario, per ottenere vantaggi patrimoniali personali

Sara Bracoloni risponde di:
rivelazione di segreti d’ufficio per aver rivelato a Gianlorenzo informazioni sul rapporto di lavoro della figlia di un giudice;

Erder Mazzocchi risponde di:
tentata concussione, concussione e abuso d’ufficio per la “cacciata” di Stefano Bizzarri;
soppressione di atti;

Roberto Ottaviani e Giuseppe Fiaschetti rispondono di:
abuso d’ufficio e tentata concussione in relazione alla vicenda Vinitaly.


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15 febbraio, 2017

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