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Vento di maestrale - Chiesto il rinvio a giudizio per nove indagati e per la società Ecologia Viterbo

Inchiesta rifiuti, la procura vuole il processo

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Francesco Zadotti

Francesco Zadotti

Bruno Landi

Bruno Landi

Viterbo - Operazione "Vento di maestrale" - Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo – Operazione “Vento di maestrale” – Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo - Operazione "Vento di maestrale" - Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo – Operazione “Vento di maestrale” – Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo - Operazione "Vento di maestrale" - Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo – Operazione “Vento di maestrale” – Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo – Associazione per delinquere, truffa e frode nella gestione dei rifiuti urbani. Ma anche gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti e operazioni non autorizzate. Inchiesta rifiuti, questi i reati contestati a vario titolo dalla procura di Roma.

Il sostituto procuratore Alberto Galanti ha chiesto il rinvio a giudizio per Francesco Zadotti (responsabile amministrativo e gestore dell’impianto di Casale Bussi di Ecologia Viterbo), Bruno Landi (legale rappresentante di Ecologia Viterbo fino al 2014), Massimiliano Sacchetti (direttore tecnico della discarica), Daniele Narcisi (responsabile dell’impianto), Massimo Rizzo (responsabile della pesa), Paolo Stella (direttore tecnico di Ecologia Viterbo), Gaetano Aita e Angelo Giacometti di Ria & Partners, Giancarlo Bernardini (legale rappresentante del laboratorio Ecocontrol) ed Ecologia Viterbo srl, in persona del legale rappresentate pro tempore. Questa mattina l’udienza preliminare davanti al gup capitolino.

Per Zadotti, Sacchetti, Narcisi, Rizzo, Stella e Landi l’accusa è anche di associazione per delinquere. Secondo la procura i sei “si associavano tra loro con una struttura organizzata e con una precisa suddivisione in ruoli, al fine di commettere una serie indeterminata di reati”. Tra cui la truffa e frode nell’esecuzione della gestione dei rifiuti urbani.

Landi, Zadotti, Sacchetti, Narcisi, Rizzo, Stella, Aita e Giacometti – secondo la procura e come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – avrebbero “indotto in errore la regione Lazio, organo preposto alla determinazione della tariffa d’accesso dei rifiuti solidi urbani”. Inoltre avrebbero commesso “truffa e frode nell’esecuzione della gestione dei rifiuti urbani conferiti dalle amministrazioni comunali all’impianto di trattamento meccanico-biologico di Casale Bussi, conseguendo un ingiusto profitto, pari agli importi percepiti in assenza pressoché totale di trattamento e recupero dei rifiuti, con corrispondente danno alle persone offese”. Ovvero ai comuni del bacino e ad altri enti pubblici.

Zadotti, Sacchetti, Narcisi, Rizzo, Stella, Bernardini e Landi avrebbero gestito “abusivamente ingenti quantità di rifiuti all’interno dell’impianto di Casale Bussi. La società Ecologia Viterbo” avrebbe prodotto “in uscita frazioni di rifiuti in difformità essenziale rispetto a quanto prescritto dagli autorizzativi e dai rapporti negoziali con gli enti pubblici, nonché in violazione della normativa nazionale in materia di classificazione, recupero e smaltimento dei rifiuti speciali prodotti”.

Secondo l’accusa gli ultimi sette indagati avrebbero anche svolto operazioni non autorizzate. In particolare, “nella gestione dell’impianto di Casale Bussi, effettuavano il trattamento chimico-fisico dei rifiuti mediante operazioni di solidificazione\stabilizzazione con l’aggiunta di calce ai rifiuti”. E ancora, “effettuavano uno stoccaggio di cdr (combustibile derivato da rifiuti, ndr) non autorizzato”. Come, nella gestione dell’impianto di Casale Bussi, non era autorizzata, secondo la procura, “l’attività di messa in riserva di rifiuti consistenti nei residui dello spazzamento stradale, per il successivo conferimento a un impianto di Cisterna di Latina”.

Per il sostituto procuratore Galanti, i reati sarebbero stati “commessi nell’interesse e a vantaggio di Ecologia Viterbo, proprietaria del terreno” in località Casale Bussi. Oltre alla regione Lazio, le parti offese sono 129, tra comuni ed enti pubblici del Viterbese e della provincia di Terni. Tutti pronti a costituirsi parte civile.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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16 febbraio, 2017

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