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Furbetti della Asl - Ospedale di Belcolle - Il procuratore Paolo Auriemma e la pm Paola Conti spiegano gli aspetti tecnici dell'inchiesta - Due le misure interdittive chieste, ma non sarà processo subito

“Inchiesta solida e fondata”

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Il procuratore Paolo Auriemma

Il procuratore Paolo Auriemma

Il pm Paola Conti, titolare dell'inchiesta sull'Inps

Il pm Paola Conti

Viterbo - Belcolle - Assenteismo e truffa ai danni dell'Asl

Viterbo – Belcolle – Assenteismo e truffa ai danni dell’Asl

Viterbo – Furbetti della Asl, non saranno processati a breve i 23 indagati del centro trasfusionale. E nel frattempo, dopo il licenziamento di Bruno Rapiti prima ancora di avere chiuso la vicenda con il patteggiamento, temono che la stessa sorte tocchi pure a loro. Anche se i fatti contestati sono precedenti all’entrata in vigore della legge Madia.

Intanto si scopre che sono due le misure interdittive chieste dalla procura, addirittura ad agosto 2016. Ma siccome entrambe le destinatarie, la dirigente del centro trasfusionale Tiziana Riscaldati e l’infermiera Stefania Gemini, le hanno impugnate fino in Cassazione, i tempi si sono allungati.

Escluso il giudizio immediato, che per motivi tecnici, la procura non potrà chiedere, dovranno passare prima dall’udienza preliminare. Sempre che non chiedano di ricorrere a riti alternativi, come il patteggiamento o l’abbreviato. In caso di rinvio a giudizio da parte del gup, invece, saranno processati col rito ordinario. Ovvero attraverso una serie di udienze aperte al pubblico.

Un’inchiesta solidissima per il procuratore Paolo Auriemma, che ieri ha chiarito alcuni aspetti con la pm Paola Conti. “No all’immediato – hanno spiegato -, possibile solo in caso di misura cautelare confermata dal Riesame”. Ma soprattutto sì che è un’inchiesta inattaccabile. “Abbiamo prove solidissime – dice Auriemma -, l’inchiesta della pm Paola Conti è solida e fondata. Dopo i 415 bis non serviranno ulteriori indagini, se non collaterali”. “Sono pronta naturalmente a cercare prove favorevoli alla difesa e a interrogare gli indagati, se lo vorranno”, ha invece sottolineato la pm Conti.

In corso d’opera è emerso solo un ostacolo, che ha ritardato i tempi della chiusura delle indagini: il rigetto da parte del gip delle misure interdittive della sospensione per sei mesi chieste per le due indagate principali. Era agosto la pm Conti ha fatto ricorso al tribunale del Riesame che, confermando l’impianto accusatorio, ha dato ragione alla procura. “I difensori allora sono ricorsi in Cassazione – spiega la procura -, che il 24 gennaio ha confermato sia gli elementi di prova che lo stop all’esercizio della professione per l’infermiera, rigettando l’impugnazione, prendendo peraltro subito la decisione. Per cui è scattata immediatamente la misura interdittiva di sei mesi a decorrere dalla fine di gennaio e abbiamo inviato i 415 bis a tutti gli indagati”. 

Si arriva così alla situazione attuale. “L’ordinanza di sospensione dell’infermiera, misura confermata già nei tre gradi di giudizio, non è quindi più impugnabile – sottolinea la pm Paola Conti – mentre per l’altra indagata che ha impugnato l’analoga misura interdittiva, non è stata ancora fissata l’udienza in Cassazione”.

 


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3 febbraio, 2017

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