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L’ex sindaco e quella tangente “a fine di bene”…

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L'ex sindaco di Acquapendente Alberto Bambini [3]

L’ex sindaco di Acquapendente Alberto Bambini

Operazione Vox Populi - La forestale al comune di Acquapendente [4]

Operazione Vox Populi – La forestale al comune di Acquapendente

L'avvocato Enrico Valentini [5]

L’avvocato Enrico Valentini

Acquapendente – Cinque nuovi avvisi di fine indagine, che preludono alla richiesta di rinvio a giudizio, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto giro di appalti pubblici truccati ad Acquapendente. A rischio processo anche l’ex sindaco Pd Alberto Bambini, indagato per corruzione, turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio. 

L’ex sindaco è finito nel mirino dei pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma perché nel 2015 avrebbe chiesto una tangente a fin di bene, l’acquisto di un apparecchio da 10mila euro per l’ospedale, agli imprenditori Fabrizio Galli e Mauro Gioacchini, in cambio di due appalti per l’asfaltatura delle strade dopo l’alluvione del 2012. Gioacchini ha dato il via all’inchiesta, sottraendosi al tentativo di corruzione.

Con Bambini hanno ricevuto il 415 bis, l’avviso di conclusione indagini, l’ex responsabile dell’ufficio tecnico del comune Ferrero Friggi, gli imprenditori Marco Bonamici ed Enrico Barberini, l’operaio Giuliano Colonnelli, dipendente del già indagato imprenditore Fabrizio Galli. 

Bambini, per quanto riguarda la vicenda del macchinario per l’ospedale, avrebbe agito d’intesa con Galli “interessato a pilotare appalti in favore di società o imprenditori a lui vicini o comunque facenti pare della medesima cordata, tra i quali Marco Bonamici”, si legge nell’avviso di conclusioni indagini.

L’allora sindaco si sarebbe fatto promettere da Galli: “Utilità non dovute, pari complessivamente alla somma di 10mila euro, a titolo di sponsorizzazione”. Il macchinario per l’ospedale di Acquapendente.

Non riguarda Bambini. Ma il 415 bis è relativo anche al permesso a costruire rilasciato alla società dell’imprenditore Enrico Barberini dal comune di Acquapendente il 19 novembre 2014. E’ il famoso permesso per la realizzazione di un centro commerciale, poi sorto in località Cufaro, in una zona a vincolo cimiteriale e senza valutazione dell’impatto ambientale. Bambini qui non è coinvolto. 

E’ però coinvolto Ferrero Friggi. L’ex responsabile dell’ufficio tecnico comunale Friggi avrebbe ricevuto in cambio del permesso a costruire la promessa di un’imprecisata somma di denaro, l’impegno dell’assunzione della figlia presso il centro commerciale in corso di avviamento, la promessa di incarichi professionali quale libero professionista (tramite l’assunzione di un fiduciario).

Una inchiesta complessa. Che vede le difese sul piede di guerra.

“Che senso ha fare due processi con gli stessi reati: uno con il rito immediato e un altro con l’ordinario?”, chiede l’avvocato Enrico Valentini, difensore di Galli, Bonamici e Friggi. “Ho notato e apprezzato la velocità – rimarca Valentini –  con cui si sono svolte e concluse le indagini. Ma sinceramente che senso ha spezzettare un processo di questo genere quando se ne sarebbe potuto fare solo uno con l’ordinario? Che senso ha? Mi diano una risposta. Perché questo è un modo di procedere che non comprendo e non condivido, anche perché il processo con l’immediato è ancora a zero. Ma ora abbiamo una duplicazione, un altro procedimento con gli stessi reati. E’ una contraddizione”.

Ma ormai – come sottolinea l’avvocato Valentini – “la strada è segnata”: “La procura fa il suo lavoro, lo fa anche bene, ma non comprendo questa improvvisa accelerazione all’immediato, con una duplicazione del processo che invece poteva essere fatto tutto insieme. Potevo capire se ci fosse stata la necessità di ulteriori indagini ma mi stupisce l’immediatezza tra il rito immediato e quello ordinario. Staremo a vedere. Ormai la strada è segnata”.

Nel mirino della procura anche il permesso a costruire alla società che ha realizzato il centro commerciale in località Cufaro. “Non c’entra assolutamente nulla con gli altri reati, a partire dal fatto che non si tratta di un lavoro pubblico. Non comprendo nemmeno questo: perché è finito in questo calderone?”, incalza Valentini.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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